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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29351/2024 del 19/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in cassazione avverso la sentenza di condanna per violazioni connesse a reflui/zootecnia: si deduceva vizio di motivazione e violazione di legge per la riqualificazione operata dal Tribunale (dalla originaria imputazione ex art. 256 d.lgs. 152/2006 a reato ex art. 137 d.lgs. 152/2006), contestando che l'insediamento dovesse essere considerato agricolo e non industriale e che al momento del controllo non fosse in atto alcuno scarico dal "troppo pieno"; si denunciava inoltre l'ottemperanza alle prescrizioni (procedura di sanatoria), l'applicabilità dell'art. 131-bis c.p. (tenuità del fatto), la mancata concessione dei benefici (sospensione condizionale della pena, non menzione) e la mancata motivazione della confisca della vasca ex art. 240 c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha respinto. Motivazioni principali: (i) la riqualificazione non ha violato il principio di correlazione fra accusa e sentenza; (ii) sul profilo sostanziale, la Corte ha confermato che la fattispecie corretta è quella della gestione illecita di rifiuti liquidi (art. 256 TUA) e non dello "scarico" regolato dalla Parte Terza, perché mancava il requisito dello "stabile collettamento" tra ciclo produttivo e corpo ricettore; la presenza di una tubazione di "troppo pieno" occasionale non trasforma automaticamente i reflui in acque di scarico; (iii) le contestazioni relative all'ottemperanza alle prescrizioni sono inammissibili in cassazione in assenza di prova documentale "ictu oculi" (il Collegio non può riesaminare fatti); si ribadisce la preclusione temporale di attivazione della procedura estintiva ex art. 318-bis ss. TUA dopo l'esercizio dell'azione penale; (iv) l'art. 131-bis c.p. non è applicabile quando le prescrizioni non sono state adempiute e la procedura estintiva non è stata attivata; (v) il diniego dei benefici (sospensione condizionale e non menzione) è adeguatamente motivato con riferimento alla gravità della condotta, alla recidiva ambientale e all'indifferenza verso prescrizioni; (vi) la confisca della vasca ex art. 240 c.p. è legittima perché sussiste un nesso di strumentalità concreto fra bene e illecito e un'alta probabilità di reiterazione della condotta illecita.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 152/2006, art. 137

    Sanziona l'utilizzazione agronomica degli effluenti al di fuori dei casi/procedure consentite; la Corte ha escluso l'applicabilità dell'art. 137 al caso concreto quando si configura mera fuoriuscita/scarico non qualificabile come utilizzazione agronomica irregolare.

  • D.Lgs. 152/2006, art. 256, comma 1

    Norma sulla gestione illecita di rifiuti liquidi: la Corte ha ritenuto che la condotta contestata rientrasse in tale fattispecie (parte quarta del TUA) e non nella disciplina degli scarichi.

  • D.Lgs. 152/2006, art. 183, comma 1, lett. a)

    è "rifiuto" qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi

    Definizione di rifiuto utilizzata per distinguere rifiuto liquido da acqua di scarico; rilevanza della destinazione e della permanenza nel serbatoio.

  • D.Lgs. 152/2006, art. 74 (definizioni: gg, ff, g, h, p)

    "tutte le acque reflue provenienti da uno scarico" (def. acque di scarico) e definizioni di scarico, acque reflue domestiche/industriali, utilizzazione agronomica

    La Corte ha richiamato le definizioni per stabilire che lo "scarico" richiede un "sistema stabile di collettamento" e che la fertirrigazione ha autonoma disciplina; le acque di allevamento sono in genere assimilate a domestiche (art. 101), ma non quando i reflui siano rifiuti per assenza di collettamento stabile.

  • D.Lgs. 152/2006, art. 101

    Prevede l'assimilazione delle acque reflue di allevamento a quelle domestiche ai fini degli scarichi; tuttavia la Corte ha precisato che questa assimilazione non esclude che, in assenza di stabile collettamento, si abbia gestione di rifiuti (parte quarta).

  • D.Lgs. 152/2006, art. 185, comma 2, lett. a)

    Esclusione delle acque di scarico dall'ambito della parte quarta a cui rimangono invece assoggettati i rifiuti liquidi; usata per caratterizzare la corretta disciplina applicabile.

  • D.Lgs. 152/2006, art. 112

    Regola l'utilizzazione agronomica; rilevante per valutare limiti e condizioni in cui la fertirrigazione è lecita o penalmente rilevante.

  • D.Lgs. 152/2006, art. 133

    Sanzione amministrativa per scarichi senza autorizzazione; citata per distinguere le conseguenze amministrative dagli illeciti penali.

  • D.Lgs. 152/2006, art. 318-bis, 318-sexies, 318-septies

    Disposizioni sulla procedura estintiva tramite prescrizioni: la Corte ha osservato la preclusione di fase (va attivata entro le indagini preliminari) e che l'ottemperanza deve essere provata per poter rilevare l'archiviazione/estinzione.

  • Codice penale, art. 131-bis

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha ritenuto non applicabile la causa quando le prescrizioni imposte non sono state ottemperate e la procedura estintiva non è stata attivata, per non deformare il sistema sanzionatorio.

  • Codice penale, art. 240, primo comma

    Confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato: interpretata come richiedente un nesso di strumentalità concreto (non necessariamente indispensabilità) tra bene e reato; nel caso la vasca è stata ritenuta asservita all'attività illecita.

  • Codice penale, art. 163 e art. 175

    Art. 163 (sospensione condizionale della pena) e art. 175 (non menzione): le norme sono discrizionarie ma richiedono motivazione; la Corte ha ritenuto motivato il diniego dei benefici dal Tribunale.

  • Codice di procedura penale, art. 611, comma 1-sexies

    se ritiene di dare al fatto una definizione giuridica diversa, la Corte dispone con ordinanza il rinvio per la trattazione del ricorso in udienza pubblica o in camera di consiglio con la partecipazione delle parti, indicando la ragione del rinvio e dandone comunicazione alle parti con l'avviso di fissazione della nuova udienza

    Disposizione processuale introdotta dalla riforma: la Corte ha ritenuto che non sia applicabile ratione temporis al processo in esame e ha richiamato che il suo ambito non deve essere 'ibridato' con il previgente regime delle impugnazioni.

  • Art. 111 Cost. e Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (art. 6, par.3)

    Richiamati per il principio del contraddittorio in caso di diversa qualificazione giuridica del fatto: la diversa qualificazione non può avvenire "a sorpresa" e richiede possibilità di contraddittorio quando produce conseguenze peggiorative per l'imputato.

Massime di principio

  • Distinzione tra "scarico" e "rifiuto liquido": è decisivo il requisito del "sistema stabile di collettamento" e del nesso funzionale diretto tra ciclo produttivo e corpo ricettore. Una tubazione di troppo pieno occasionale non è di per sé sufficiente a qualificare come scarico.
  • Se i liquami vengono raccolti e mantenuti in vasche per periodici allontanamenti tramite FIR, la fattispecie più corretta è quella della gestione di rifiuti liquidi (Parte Quarta TUA, art. 256) e non quella degli scarichi (Parte Terza), con conseguenti profili di responsabilità penale/ amministrativa diversi.
  • La prova dell'ottemperanza a prescrizioni amministrative o sanatorie deve essere documentale e non può essere rimessa alla valutazione di fatto in Cassazione; ricorsi che richiedono la verifica di circostanze fattuali non provate sono inammissibili.
  • La procedura estintiva ex art. 318-bis ss. TUA ha limiti temporali: va attivata entro la fase di indagini; mancata attivazione e mancato adempimento delle prescrizioni escludono normalmente l'applicazione di istituti favorevoli come l'art. 131-bis c.p.
  • Il giudice di merito ha un margine di discrezionalità nel concedere benefici (sospensione condizionale, non menzione) ma deve sempre motivare la decisione in relazione agli elementi dell'art. 133 c.p.; la motivazione negativa è valutabile in sede di legittimità solo se manifestamente illogica.
  • La confisca ex art. 240 c.p. è legittima se sussiste un nesso di strumentalità concreto tra bene e illecito (non serve assoluta indispensabilità); la persistenza nell'uso del bene per l'attività illecita e la reiterazione delle violazioni rafforzano la legittimità della misura.

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