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Cassazione Civile, Ordinanza n. 06486/2024 del 12/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente pubblico)

La controversia

Due soggetti agivano per l'accertamento dell'intervenuta usucapione ventennale di un terreno agricolo intestato al Comune, sostenendo che il bene fosse stato posseduto in via esclusiva prima dal loro dante causa e poi da loro stessi. Il Comune eccepiva che il bene fosse indisponibile e quindi non usucapibile, perché già rientrante nel patrimonio indisponibile destinato a finalità di pubblico interesse; deduceva inoltre che gli stessi attori avevano in passato riconosciuto la proprietà del fondo in capo a un ente di sviluppo, con comportamento incompatibile con la volontà di usucapire. In appello il Comune otteneva la riforma della decisione di primo grado, che aveva invece riconosciuto l'usucapione. In cassazione i ricorrenti deducevano violazione di legge, sostenendo: che la normativa richiamata dalla corte territoriale fosse inconferente o abrogata; che quelle disposizioni non si applicassero a un bene intestato a un Comune e non a un ente di sviluppo; e che, comunque, mancasse un atto amministrativo formale di destinazione del bene a uso pubblico, essendo insufficiente il richiamo a una destinazione ope legis.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi perché le censure erano in parte non specifiche e in parte miravano a ottenere una rivalutazione del merito e delle prove, preclusa in sede di legittimità. Ha inoltre ribadito il principio secondo cui i terreni acquisiti al patrimonio degli enti di riforma e destinati a pubblico servizio di redistribuzione terriera sono assoggettati al regime del patrimonio indisponibile e non sono usucapibili; tale vincolo non viene meno per il solo trasferimento del bene al Comune né richiede un ulteriore atto amministrativo di concreta destinazione, essendo sufficiente la destinazione imposta dalla legge. La Corte ha quindi confermato la decisione di appello e ha condannato i ricorrenti alle spese, oltre alle ulteriori somme previste per la proposizione di un ricorso ritenuto manifestamente infondato/inidoneo ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., nonché all'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • L. n. 230 del 1950

    Richiamata come normativa sulla riforma fondiaria e sulla destinazione dei terreni acquisiti agli enti di riforma; la Corte ribadisce che il vincolo di destinazione discende dalla legge e rende i beni indisponibili e non usucapibili.

  • art. 826, comma 3, c.c.

    Norma invocata per qualificare i beni come appartenenti al patrimonio indisponibile quando destinati a un pubblico servizio.

  • art. 828, comma 2, c.c.

    La Corte lo richiama per affermare che i beni del patrimonio indisponibile non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalla legge.

  • art. 830, secondo comma, c.c.

    Richiamato in collegamento con il regime di indisponibilità e con l'impossibilità di sottrarre i beni alla loro destinazione pubblica se non con atto di pari rango.

  • L. n. 346 del 1976

    La Corte esclude che abbia abrogato il vincolo di indisponibilità dei beni degli enti di riforma.

  • L. n. 379 del 1967

    Richiamata nei precedenti citati in relazione all'alienabilità dei beni entro il termine trentennale dalla prima assegnazione.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Norma sul vizio di violazione e falsa applicazione di legge, invocata dai ricorrenti.

  • art. 360-bis c.p.c.

    Richiamato dalla Corte per evidenziare che il ricorso è destituito di fondamento quando la decisione impugnata è conforme alla giurisprudenza di legittimità.

  • art. 380-bis c.p.c.

    Base del procedimento accelerato per ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati; la decisione viene resa in conformità alla proposta del consigliere.

  • art. 96, commi 3 e 4, c.p.c.

    Fondamento della condanna dei ricorrenti al pagamento di somme ulteriori per responsabilità aggravata e, in particolare, della somma in favore della Cassa delle Ammende.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Consente di dare atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • I terreni appartenenti al patrimonio di enti di riforma fondiaria e destinati per legge a funzioni pubbliche di redistribuzione restano assoggettati al regime del patrimonio indisponibile e, per ciò solo, non sono suscettibili di usucapione.
  • Quando la destinazione pubblica deriva direttamente dalla legge, non è necessario un ulteriore atto amministrativo dell'ente proprietario per dimostrare la concreta destinazione del bene al pubblico servizio.
  • La cessazione della indisponibilità o della demanialità di un bene pubblico non può desumersi da comportamenti concludenti o dalla mera protratta sospensione dell'uso, ma richiede un atto di pari rango o una modifica irreversibile della destinazione prevista dall'ordinamento.
  • In sede di legittimità non è consentito trasformare la denuncia di violazione di legge in una richiesta di nuova valutazione del fatto e delle prove, poiché l'apprezzamento del materiale probatorio è riservato al giudice di merito.
  • Il motivo di ricorso deve essere specifico e deve indicare in modo puntuale sia i fatti decisivi allegati sia dove le relative questioni siano state dedotte nei gradi di merito.

Come è indicizzato

MateriePossessoImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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