Cassazione Penale, Sentenza n. 49535/2022 del 29/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per ricettazione e per l'utilizzo di una carta di credito rubata. Il primo motivo denunciava l'incongruenza logica: dopo ripetuti utilizzi della carta non sarebbe comprensibile che l'imputato si fosse disfatto della carta prima di arrivare in caserma, e comunque la carta non era stata trovata addosso a Simonovici; il secondo motivo censurava che la Corte d'appello non aveva considerato la documentazione prodotta dalla difesa a giustificazione della legittimità della somma confiscata (circa €58.400,00).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il primo motivo non avesse alcun rilievo ai fini dell'impugnazione perché non si confrontava con le ragioni decisive della sentenza impugnata: la Corte di appello aveva fondato la condanna sulla somiglianza tra l'imputato e la persona che aveva usato la carta e sul ritrovamento, nel borsello dell'imputato, degli oggetti acquistati con la carta rubata. Quanto alla confisca, la Corte di appello aveva adeguatamente motivato la sproporzione tra redditi/tenore di vita e il patrimonio, e aveva spiegato perché la documentazione difensiva non fosse idonea a provare la lecita provenienza; la Corte di Cassazione ha richiamato il consolidato principio secondo cui dalla sproporzione scatta una presunzione iuris tantum di illecito accumulo che il soggetto può superare solo con allegazioni specifiche e verificate. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
Norma richiamata per la condanna del ricorrente alle spese e per la possibilità di irrogare una sanzione pecuniaria (Cassa delle ammende) in caso di ricorso inammissibile e con profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
art. 12-sexies, d.l. 8 giugno 1992 n. 306 (ora art. 240-bis cod. pen.)
Nel caso di confisca ex art. 12-sexies, d.l. 8 giugno 1992 n. 306 (ora art. 240-bis cod. pen.), dall'accertata sproporzione tra guadagni e patrimonio, che spetta alla pubblica accusa provare, scatta una presunzione "iuris tantum" d'illecita accumulazione patrimoniale, che può essere superata dall'interessato, specialmente nel caso di confusione tra risorse di provenienza lecita e illecita, sulla base di specifiche e verificate allegazioni, dalle quali si possa desumere la legittima provenienza del bene confiscato attingendo al patrimonio legittimamente accumulato
La Corte ha applicato la presunzione iuris tantum: se la pubblica accusa dimostra una sproporzione tra redditi e patrimonio scatta la presunzione di illecito accumulo; il destinatario della confisca può superarla solo con prove/documenti specifici e verificabili che dimostrino la legittima provenienza delle somme.
art. 240-bis cod. pen. (richiamato come attuale disposizione)
Norma di riferimento per la confisca per sproporzione/illecito accumulo, attuale collocazione normativa dell'istituto richiamato nella sentenza.
Citata in relazione al titolo di responsabilità per l'utilizzo della carta di credito sottratta; nella motivazione la fattispecie di utilizzo della carta rubata è stata ritenuta provata insieme al reato di ricettazione.
Massime di principio
- Se l'appello o la sentenza impugnata fondano la responsabilità su elementi concreti (somiglianza dell'autore e ritrovamento degli oggetti acquistati con la carta rubata), argomentazioni speculative sul fatto che la carta non sia stata trovata addosso non sono idonee a scalfire la decisione e rischiano di essere dichiarate irrilevanti/inammissibili in Cassazione.
- Nelle pronunce di confisca per sproporzione si applica una presunzione iuris tantum: la pubblica accusa deve dimostrare la sproporzione tra redditi e patrimonio; il soggetto sottoposto a confisca può superare la presunzione solo con allegazioni e prove specifiche e verificabili circa la lecita provenienza dei beni.
- Per contestare efficacemente una confisca patrimoniale occorre produrre documentazione puntuale e convincente sulla fonte dei fondi (non generiche attestazioni); l'insufficienza di tale documentazione giustifica il mantenimento della confisca.
- I motivi di ricorso devono confrontarsi direttamente con le ragioni decisive della sentenza impugnata: nuovi argomenti che non incidono sulle comprovate evidenze probatorie della corte di merito possono risultare irrilevanti e portare all'inammissibilità.
- In caso di ricorso inammissibile e con profili di colpa nella scelta dei motivi, il giudice può condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; la motivazione può essere redatta in forma semplificata quando la questione non è particolarmente complessa e si applicano principi consolidati.
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