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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44361/2023 del 06/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Namouchi è stato condannato per il reato previsto dall'art.95 d.P.R. 30 maggio 2002, n.115 per aver presentato il 22/04/2016 domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato attestando falsamente le proprie condizioni reddituali. Gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate avevano rilevato un reddito familiare complessivo di euro 20.294,00 per il 2014 e di euro 16.672,00 per il 2015. In Cassazione il ricorrente ha denunciato violazione di norme (artt.47 c.p., 192 e 546 c.p.p.) e motivazione apparente, sostenendo che la dichiarazione si era basata sulla dichiarazione reddituale sottoscritta dalla madre (Dridi Jamila), contenente importi errati, e che, essendo detenuto, non poteva verificare personalmente quei dati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Torino per nuovo giudizio. La Corte ha rilevato che i giudici di merito hanno fatto riferimento a un "atteggiamento antidoveroso" del ricorrente per la mancata verifica dei dati reddituali senza enunciare gli elementi che consentissero di ritenere integrato il dolo (anche eventuale). Secondo la Cassazione la sola omissione o la mancata verifica non sono automaticamente idonee a dimostrare il dolo; il giudice di merito doveva motivare in concreto come si fosse formato l'atteggiamento di accettazione del rischio.

Norme richiamate

  • d.P.R. 30 maggio 2002, n.115, art.95

    l'art.95 punisce espressamente «la falsità o le omissioni»

    La norma sanziona le false indicazioni o le omissioni nelle dichiarazioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato; la falsità è rilevante indipendentemente dall'effettiva sussistenza delle condizioni di reddito, mentre l'effetto utile (ottenimento del beneficio) costituisce circostanza aggravante

  • codice penale, art.47

    Riferimento generale relativo all'elemento soggettivo del reato (dolo) che va valutato alla luce delle norme e della giurisprudenza; la Cassazione rimarca la necessità di una motivazione che dimostri il dolo, anche nella forma del dolo eventuale

  • codice di procedura penale, art.192

    Norma relativa ai mezzi di prova e alla loro valutazione; la censura ha riguardato la mancata valutazione e motivazione adeguata sulla prova costituita dalla dichiarazione della madre

  • codice di procedura penale, art.546

    Norma concernente il vizio di motivazione della sentenza d'appello; la Cassazione ha rilevato motivazione insufficiente rispetto all'accertamento dell'elemento soggettivo

  • Costituzione, art.3

    Richiamata come parametro costituzionale generale; la disciplina del patrocinio mira a garantire l'eguaglianza di accesso alla giustizia

  • Costituzione, art.24

    Richiamata come diritto di difesa; l'istituto del patrocinio a spese dello Stato protegge l'accesso alla tutela giudiziaria

  • Sezioni Unite, n. 6591 del 27/11/2008 (Infanti)

    La giurisprudenza di legittimità ha evidenziato il carattere antielusivo della norma e affermato che false indicazioni o omissioni nelle dichiarazioni per il patrocinio integrano il reato indipendentemente dall'effettiva idoneità della falsità a determinare l'ammissione al beneficio

  • Sez. 4, n. 45786 del 04/05/2017 (Bonofiglio)

    Precisazione che il giudice deve effettuare una rigorosa verifica dell'elemento soggettivo (dolo generico) soprattutto per escludere l'inutilità del falso; conferma che l'ottenimento del beneficio è una circostanza aggravante

Massime di principio

  • Il reato previsto dall'art.95 DPR 115/2002 sanziona la falsità o le omissioni nelle dichiarazioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato anche se la falsità non ha concretamente determinato l'ammissione al beneficio; l'eventuale ottenimento costituisce aggravante
  • Per la condanna è necessario non solo accertare la falsità/omissione, ma anche motivare in modo esplicito e concreto l'elemento soggettivo: la semplice 'mancata verifica' di dati non dimostra automaticamente il dolo o il dolo eventuale
  • Se la dichiarazione si fonda su dati forniti da terzi (es. un familiare) e il ricorrente era in concreto impossibilitato a verificarli (es. per detenzione), ciò può costituire elemento difensivo utile a escludere il dolo
  • I giudici devono enunciare gli elementi probatori e i passaggi logici che permettono di ritenere sussistente l'atteggiamento di accettazione del rischio (dolo eventuale); formule generiche su 'atteggiamento antidoveroso' non sono sufficienti
  • In casi analoghi la difesa dovrebbe documentare l'affidamento in buona fede su dichiarazioni di terzi e le concrete difficoltà di verifica; l'accusa deve provare che il soggetto abbia consapevolmente fornito dati falsi o accettato il rischio della falsità

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