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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44734/2024 del 05/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La Lubrano era imputata per plurimi reati (falsificazione di documenti d'identità e procure speciali, sostituzione di persona, truffa e falsità in atto pubblico) per essersi presentata come procuratrice speciale della presunta proprietaria Maria Rosaria Giacobbe, esibendo documenti contraffatti e procure false e inducendo in errore notai e acquirenti per la vendita di appartamenti, con profitti indebitamente percepiti (euro 80.000 e 40.000). In primo grado fu integralmente confermata l'accusa; in appello alcune imputazioni furono dichiarate prescritte e talune responsabilità rideterminate. La ricorrente ha impugnato in Cassazione su cinque motivi: errata qualificazione giuridica dei fatti (art. 495 vs art. 479), insufficiente prova della presenza/condotta causale rispetto alle procure e omissione di valutazione di una memoria difensiva, uso di reato prescritto nella determinazione della pena, ed eccessività/omessa motivazione sul trattamento sanzionatorio e sulle attenuanti generiche.

La decisione

La Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi: ha ritenuto corretta la qualificazione dei fatti come falsità in atto pubblico fidefaciente (art. 479) sostenendo che il notaio svolge un'attività di verifica non meramente meccanica; ha dichiarato indeducibili le censure sulla valutazione della prova e sull'omessa considerazione della memoria difensiva (per mancata specificità del motivo); ha invece accolto parzialmente il motivo relativo all'utilizzo, ai fini della quantificazione della pena, di un reato poi dichiarato estinto per prescrizione (capo 6), disponendo l'annullamento senza rinvio con eliminazione della pena accessoria corrispondente (un mese di reclusione); il resto del ricorso è stato rigettato. La ricorrente è stata condannata alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili costituite.

Norme richiamate

  • art. 479 cod. pen.

    Il falso in atto pubblico è ritenuto integrato quando la falsa attestazione del pubblico ufficiale (notaio) deriva dall'induzione in errore cagionata da documenti e comportamenti dell'imputata; la funzione notarile include anche attività di verifica della sussistenza dei poteri rappresentativi, non solo la mera trascrizione delle dichiarazioni delle parti

  • art. 495 cod. pen.

    La norma (falsità delle dichiarazioni o attestazioni relative all'identità o qualità personali) può concorrere con art. 479 ma non esclude la qualificazione piu grave quando il pubblico ufficiale compie una verifica che assume valore fidefaciente e la falsa attestazione deriva da un dato oggettivo inesistente

  • art. 476 cod. pen.

    Riferimento normativo ai reati relativi a certificati e carte d'identità falsificate; nel caso è stato rilevante il riconoscimento della falsità dei documenti esibiti

  • art. 482 cod. pen.

    Norma richiamata in relazione alla fabbricazione di documenti e alle condotte connesse; utilizzata nella pluralità delle imputazioni

  • art. 640 cod. pen.

    Truffa: la condotta consistente nell'indurre in errore acquirenti e far redigere atti notarili falsati è stata ritenuta idonea a procurare un ingiusto profitto

  • art. 497-bis cod. pen.

    Rif. alla formazione di carta d'identità falsa con generalità di una persona e immagine di altra; norma applicata per il capo concernente la fabbricazione di documento d'identità

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena: la Corte ha ritenuto sufficiente la motivazione del giudice di merito circa l'assenza di elementi per le attenuanti generiche e la gravità delle condotte lesive nei confronti dell'anziana

  • art. 2699 cod. civ.

    Richiamato per chiarire che il concetto di atto pubblico in diritto penale è più ampio rispetto alla sola disciplina civile; utile a distinguere fede pubblica e funzione notarile

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamata nelle censure processuali relative alla produzione e valutazione degli atti difensivi; la Corte ha ritenuto non specificato il nesso tra l'atto non valutato e l'errore decisorio

  • artt. 129, 531, 535 cod. proc. pen.

    Norme processuali richiamate in relazione a difetti di motivazione e alla valutazione delle censure in sede di legittimità; la Corte ha precisato i limiti dell'esame in cassazione rispetto alla valutazione di fatto e delle prove

Massime di principio

  • La falsità che induce un pubblico ufficiale a redigere un atto errato può integrare il reato di falso in atto pubblico (art. 479) anche quando il pubblico ufficiale, come il notaio, svolge attività di verifica e non si limita a riportare dichiarazioni private
  • Se la falsità concerne l'esistenza di un dato oggettivo (es. una procura realmente conferita), e il pubblico ufficiale attesta tale esistenza confidando su documenti o sulla presenza della persona, la fattispecie aggravata di cui all'art. 479 è applicabile
  • La semplice contestazione in ordine alla valutazione della prova o all'attendibilità dei testimoni appartiene al giudice di merito; in Cassazione tali censuresono ammissibili solo se viene dimostrato puntualmente come la decisione sia manifestamente illogica o carente di motivazione
  • Un reato estinto per prescrizione non può essere utilizzato per aggravare o determinare la tutela sanzionatoria: l'inclusione di reati prescritti nel computo della pena è motivo di annullamento della misura con eliminazione della parte di pena riferibile al reato estinto
  • Per ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche è necessario indicare elementi positivi e specifici che giustifichino la mitigazione; l'assenza di tali elementi, se adeguatamente motivata dal giudice, rende inammissibile la generica doglianza di eccessività della pena

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