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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 09776/2026 del 16/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'ASL aveva proposto opposizione a decreto ingiuntivo che la obbligava a pagare alla Casa di Cura Cobellis differenze di remunerazioni per l'anno 2016 relative a prestazioni connesse all'assorbimento/attivazione di posti letto provenienti dalla Casa di Cura Maria Venosa, assegnati con aggiudicazione tecnica del 2011. L'ASL eccepiva la nullità/inesistenza del contratto scritto necessario per ottenere tali corrispettivi; la Casa di Cura sosteneva che il verbale di aggiudicazione costituisse il contratto valido. In primo grado il Tribunale e poi la Corte d'Appello hanno revocato il decreto ingiuntivo ritenendo necessario, per la remunerazione, un accordo scritto distinto (ai sensi dell'art. 8-quinquies d.lgs. n. 502/1992) e non equipollente al solo verbale di aggiudicazione, non essendo le prestazioni comprese nel contratto sottoscritto nel 2017.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dalla Casa di Cura Cobellis. Ha dichiarato inammissibile il motivo processuale relativo alla rappresentanza (per preclusione processuale) e ha respinto il motivo di merito, affermando che, nel contesto normativo post-2006 e nella disciplina degli accordi di accreditamento sanitario, il verbale di aggiudicazione non può sostituire il contratto previsto dall'art. 8-quinquies d.lgs. n. 502/1992. La Corte ha quindi confermato l'insussistenza del vincolo contrattuale idoneo a far sorgere il diritto alla remunerazione reclamata per le prestazioni del 2016 e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio (liquidate in euro 12.000,00 per compensi professionali, oltre oneri).

Norme richiamate

  • r.d. n. 2440/1923, art. 16, comma 4

    Non applicabile nella sua estensione generale alla fattispecie ratione temporis, essendo il regime sostituito dalla disciplina del codice dei contratti pubblici; la giurisprudenza ha comunque precisato che, in regime anteriore, il verbale di aggiudicazione poteva equivalere al contratto, ma tale regola non opera nel quadro normativo successivo al d.lgs. n. 163/2006.

  • d.lgs. n. 502/1992, art. 8-quinquies, comma 2

    «la regione e le unità sanitarie locali…stipulano contratti con quelle private…che indicano: a) gli obiettivi di salute e i programmi di integrazione dei servizi; b) il volume massimo di prestazioni…; c) i requisiti del servizio…; d) il corrispettivo preventivato…; … e-bis) la modalità con cui viene comunque garantito il rispetto del limite di remunerazione delle strutture correlato ai volumi di prestazioni, concordato …»

    La Corte ha ritenuto che la norma richiede la stipula di un accordo/contratto specifico e distinto (forma scritta) per rendere esigibile la remunerazione; il semplice verbale di aggiudicazione non è idoneo a sostituire tale contratto nel regime vigente.

  • d.lgs. n. 163/2006 (codice previgente degli appalti)

    Ha modificato il panorama normativo degli appalti e degli effetti dell'aggiudicazione, escludendo che con l'aggiudicazione si intenda automaticamente concluso il contratto tra amministrazione e privato; principio rilevante ratione temporis per il verbale del 2011.

  • d.lgs. n. 50/2016, art. 32, commi 6-8

    Conferma il principio per cui l'aggiudicazione non determina di per sé il sorgere del contratto con la P.A.; utile a distinguere fase di gara e stipulazione del contratto.

  • d.lgs. n. 36/2023, artt. 17 e 18

    Ulteriore conferma normativa della separazione tra aggiudicazione/esperimento di gara e successiva stipula del contratto.

  • codice di procedura civile, artt. 83, 84, 161, 366

    Richiamati in relazione alla procura alle liti (art. 83) e alla legittimazione/impugnabilità; la Corte ha ritenuto che l'eccezione sulla procura fosse soggetta a preclusione perché non tempestivamente impugnata e che valgono le regole sulla conversione del vizio in motivo d'appello (art. 161) e sulle rilevabilità d'ufficio (art. 366, n.3).

  • d.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater

    Norma richiamata in tema di contributo unificato; la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento del contributo unificato aggiuntivo da parte della ricorrente.

Massime di principio

  • Nel quadro normativo post-2006, l'aggiudicazione di gara (verbale di aggiudicazione) non equivale automaticamente a contratto giuridicamente vincolante per la P.A.: per far sorgere il diritto al pagamento da parte del sistema sanitario è generalmente necessaria la stipula di un contratto scritto specifico previsto dall'art. 8-quinquies d.lgs. n. 502/1992.
  • Nell'ambito dell'accreditamento sanitario e della determinazione dei tetti di spesa, la legge richiede un accordo contrattuale distinto e formalizzato affinché le prestazioni rese divengano remunerabili a carico dell'ente pubblico; atti di gara, verbali o comportamenti successivi dell'amministrazione non sempre sono sufficienti a supplire all'assenza del contratto.
  • La stipula del contratto può essere anche retroattiva rispetto alle prestazioni rese, ma resta un presupposto necessario: il diritto al corrispettivo spetta solo se sussiste l'accordo contrattuale formale (anche se perfezionato successivamente entro termini ragionevoli).
  • In controversie processuali, eccezioni concernenti la legittimazione o la rappresentanza (procura alle liti) devono essere sollevate tempestivamente; la loro mancata impugnazione nei gradi successivi può determinare la preclusione e l'impossibilità di farle valere in Cassazione.
  • Il soggetto che reclama la remunerazione ha l'onere di dimostrare l'esistenza del titolo contrattuale che legittima la pretesa; la semplice fatturazione o la contabilizzazione delle prestazioni non sostituiscono il requisito contrattuale richiesto dalla disciplina sanitaria.

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