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Cassazione Civile, Ordinanza n. 36615/2022 del 14/12/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da una donazione del 1988 avente ad oggetto alcuni terreni che il Comune assumeva di aver sempre posseduto e di aver concesso in affitto, percependone i canoni. Il Comune convenne in giudizio la donante e la donataria chiedendo l'accertamento della propria esclusiva proprietà, la declaratoria di nullità parziale della donazione, la restituzione dei beni e il risarcimento del danno. La donataria resistette e propose domanda riconvenzionale di usucapione abbreviata decennale ex art. 1159 c.c. Il Tribunale respinse la domanda del Comune e accolse la riconvenzionale della donataria; la Corte d'appello, invece, riformò la decisione e rigettò l'usucapione abbreviata per difetto di buona fede della donataria. In cassazione la ricorrente dedusse: 1) violazione degli artt. 345, 112, 1147 e 1159 c.c., sostenendo che in appello il Comune non avesse specificamente censurato il profilo della buona fede e che la Corte territoriale avesse rilevato d'ufficio una questione nuova; contestò inoltre la valutazione di merito sulla mancanza di buona fede e il riparto dell'onere probatorio; 2) violazione degli artt. 100 e 112 c.p.c., lamentando che, rigettata la rivendicazione del Comune per difetto di prova della proprietà, il giudice d'appello non avrebbe potuto comunque esaminare la domanda riconvenzionale di usucapione e avrebbe pronunciato ultra petita.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché l'atto di appello del Comune era sufficiente a investire la sussistenza dei presupposti dell'usucapione abbreviata; inoltre la mancanza di buona fede, quale elemento della fattispecie di cui all'art. 1159 c.c., era rilevabile anche d'ufficio sulla base degli elementi di causa, non essendo preclusa dal fatto che non fosse stata specificamente contestata nei termini prospettati dalla ricorrente. La Corte ha condiviso il giudizio della Corte territoriale secondo cui il contenuto dell'atto di donazione, contenente una clausola che non escludeva pregiudizi di diritti di terzi, e la circostanza della convivenza con la donante rendevano non affidabile, secondo diligenza, la convinzione della piena titolarità del bene. È stato ritenuto infondato anche il secondo motivo, perché la domanda riconvenzionale di usucapione ha natura autonoma di controdomanda e deve essere decisa anche quando la domanda principale venga respinta o sia comunque priva di esito favorevole all'attore; pertanto non vi è stata ultrapetizione. Nessuna statuizione sulle spese è stata adottata per mancanza di controricorso del Comune. È stato inoltre disposto l'ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 1159 c.c.

    L'usucapione abbreviata richiede un titolo astrattamente idoneo e la buona fede dell'acquirente; la carenza di buona fede esclude il maturare del termine abbreviato.

  • art. 1147 c.c.

    La buona fede è elemento rilevante nella valutazione dell'usucapione abbreviata e la sua insussistenza può emergere dagli atti di causa.

  • art. 345 c.p.c.

    Il divieto di domande ed eccezioni nuove in appello non impedisce il rilievo della carenza di buona fede quando la questione attiene ai presupposti della domanda ed è desumibile dagli atti.

  • art. 112 c.p.c.

    Non vi è ultrapetizione quando il giudice decide su una domanda riconvenzionale autonoma che deve essere esaminata indipendentemente dall'esito della domanda principale.

  • art. 100 c.p.c.

    La doglianza sulla carenza di interesse ad agire è stata ritenuta infondata nel contesto della decisione sulla domanda riconvenzionale.

  • art. 13, comma 1 quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 13, comma 1 bis, D.P.R. n. 115 del 2002

    È il parametro richiamato per determinare l'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.

  • artt. 380-bis.1 c.p.c.

    Nel procedimento camerale non partecipato l'intimato non può depositare memorie se non ha prima notificato controricorso nei termini di legge.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato nel ragionamento sul riparto degli oneri probatori a carico delle parti in relazione alle rispettive domande e difese.

Massime di principio

  • Nell'usucapione abbreviata ex art. 1159 c.c. la buona fede dell'acquirente è requisito essenziale; se dal titolo o dalle circostanze del caso emergono elementi che avrebbero dovuto indurre a dubitare della titolarità del dante causa, la buona fede può essere esclusa.
  • La questione della mancanza di buona fede, quando incide sui presupposti della domanda e risulti dagli atti, può essere rilevata anche d'ufficio dal giudice, senza che sia necessaria una specifica contestazione tempestiva della controparte, nei limiti del giudicato.
  • Ai fini del controllo in cassazione, l'interpretazione del contenuto dell'atto di appello compiuta dal giudice di merito è censurabile solo nei limiti del vizio motivazionale o della violazione di legge, non potendo la Corte sostituire la propria lettura se quella del giudice di merito è congrua.
  • La domanda riconvenzionale autonoma deve essere decisa anche se la domanda principale venga rigettata o sia carente di prova; il suo esame non integra ultrapetizione, ma attuazione del principio per cui la controdomanda ha un proprio oggetto e un proprio carico probatorio.
  • La semplice circostanza di essersi affidati a un notaio non esonera automaticamente dall'obbligo di diligenza nell'accertare la provenienza del bene quando il titolo presenti elementi idonei a sollevare dubbi sulla titolarità del trasferente.

Come è indicizzato

MateriePossessoImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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