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Cassazione Penale, Ordinanza n. 39873/2025 del 11/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Bologna per il reato previsto dall'art. 116, commi 15 e 17, del codice della strada. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione per il diniego della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Con il secondo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla dosimetria della pena, contestando la congruità del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, affermando che la particolare tenuità del fatto non è applicabile alla contravvenzione di guida senza patente, poiché la fattispecie assume rilevanza penale solo in caso di recidiva nel biennio e quindi difetta il requisito della non abitualità. Ha ritenuto manifestamente infondato anche il secondo motivo, osservando che la motivazione sulla pena era congrua e rispettosa dei criteri di cui all'art. 133 c.p., con richiamo alla personalità del reo e ai precedenti penali, e che la pena finale era comunque ampiamente inferiore al medio edittale. Ne è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 116, commi 15 e 17, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285

    La guida senza patente è penalmente rilevante nelle condizioni previste dalla norma; la Corte richiama il principio secondo cui, trattandosi di fattispecie punibile solo in caso di recidiva nel biennio, non è configurabile la particolare tenuità del fatto per difetto del requisito della non abitualità.

  • art. 133 c.p.

    La graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito; è sufficiente il richiamo ai criteri legali di commisurazione e a formule sintetiche, salvo il caso di pena molto superiore alla media edittale.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso segue la condanna al pagamento delle spese processuali e, in difetto di cause di esonero, di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è applicabile quando la struttura della fattispecie incriminatrice esprime già una valutazione di abitualità o di reiterazione della condotta, incompatibile con il requisito della non abitualità richiesto dall'art. 131-bis c.p.
  • Per i reati contravvenzionali che prevedono la punibilità solo in presenza di recidiva nel biennio, la particolare tenuità del fatto è normalmente preclusa perché la condotta non è isolata in senso penalmente rilevante.
  • La motivazione sulla dosimetria della pena è sufficiente quando il giudice dia conto, anche sinteticamente, dei criteri di cui all'art. 133 c.p. e delle ragioni concrete della scelta sanzionatoria; una motivazione più analitica è necessaria solo se la pena si discosta sensibilmente dal medio edittale.
  • Il richiamo alla personalità dell'imputato e ai precedenti penali costituisce elemento legittimo per la commisurazione della pena, se inserito in una motivazione complessivamente coerente e non illogica.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende, salvo sussistano ipotesi di esonero.

Come è indicizzato

MaterieCause di non punibilitàPena e commisurazioneImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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