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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46353/2024 del 17/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari; il ricorso contestava che non fossero stati considerati "nuovi elementi" ex art. 299 c.p.p. emersi nel dibattimento, in particolare la presunta incertezza nell'identificazione dell'indagato nelle intercettazioni (il riferimento a "il Vecchiareddru"), la testimonianza dell'agente Bilotta che non avrebbe collegato le intercettazioni al De Rose, l'esistenza di annotazioni di polizia giudiziaria e l'uso di soprannomi alternativi che avrebbero reso dubbio il quadro indiziario riguardante l'appartenenza all'associazione per narcotraffico.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché solleva una questione di fatto (identificazione e valutazione probatoria) che non rientra nella sua cognizione di legittimità. I giudici d'appello cautelari avevano ritenuto che la deposizione di Bilotta non introducesse elementi nuovi tali da mutare il compendio indiziario, richiamando l'annotazione di polizia giudiziaria del 26/4/2020 e il successivo riconoscimento vocale; avevano inoltre ritenuto che il ruolo del De Rose come spacciatore "di riferimento" e partecipe fosse desumibile anche dai reati-fine contestati. Esito: ricorso inammissibile; condanna del ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Autorità della corte d'appello cautelare nel decidere sull'ordinanza impugnata; richiamato per delimitare l'ambito del sindacato sulla decisione cautelare

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere che vi fossero "nuovi elementi" emersi nel dibattimento; la Corte ha ritenuto che la deposizione indicata non costituisse elemento nuovo idoneo a mutare il compendio indiziario

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per disporre la condanna al pagamento di somme alla Cassa delle ammende a carico del ricorrente per il ricorso inammissibile

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Normativa in materia di stupefacenti relativa ai reati per cui è stato richiesto il mantenimento della misura cautelare (reati-fine connessi al narcotraffico)

  • art. 416-bis, comma 1 cod. pen.

    Norma sul delitto associativo di tipo mafioso; richiamata tra i reati contestati nell'ambito del procedimento e usata per valutare la gravità indiziaria e il ruolo dell'indagato

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione è giudice di legittimità e non può riesaminare questioni di fatto o rivalutare la prova: i motivi che insistono sulla diversa valutazione probatoria sono spesso inammissibili
  • Perché un elemento emerso nel dibattimento sia rilevante in sede di appello cautelare occorre che sia realmente "nuovo" e idoneo a incidere sul compendio indiziario ai sensi dell'art. 299 c.p.p.; dichiarazioni o documenti che integrano semplici contraddizioni probatorie difficilmente soddisfano tale requisito
  • L'identificazione tramite annotazioni di polizia giudiziaria e riconoscimento vocale è valutazione concreta dei giudici di merito; la mera contestazione della loro attendibilità non basta in cassazione se non è denunciata una violazione di legge
  • Se si contesta la misura cautelare sulla base dell'identificazione dell'indagato, è strategico dimostrare non solo incertezze soggettive ma specifici vizi procedurali o giuridici (es. nullità o illegittimità delle fonti probatorie)
  • Ricorsi manifestamente inammissibili o che sollevano esclusivamente questioni di fatto possono comportare condanne per spese e sanzioni a carico del ricorrente ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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