Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4921/2023 del 06/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Velletri che aveva respinto la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione (con sospensione dell'esecutorietà) relativo a manufatti realizzati nell'ambito di un allevamento di cavalli. Il ricorrente deduceva vizi di motivazione in ordine al fatto che sarebbe stata comunicata, al momento della richiesta di nulla osta, la sussistenza di vincoli sull'area e lamentava omessa motivazione con riferimento alla documentazione prodotta in udienza (in particolare la richiesta di nulla osta edilizio all'Ente Parco dei Castelli Romani). Sosteneva implicitamente che vi fossero provvedimenti o atti amministrativi sopravvenuti idonei a rendere incompatibile l'ordine di demolizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato la decisione, rilevando l'insussistenza delle condizioni per la revoca dell'ordine di demolizione: mancata emanazione di provvedimenti amministrativi idonei a regolarizzare i manufatti, pareri negativi emersi nel procedimento e, soprattutto, la sussistenza di un vincolo paesistico-ambientale sull'area interessata. La Corte ha richiamato il consolidato orientamento secondo cui il rilascio postumo dell'autorizzazione paesaggistica, al di fuori dei limiti consentiti dall'art. 167 commi 4 e 5 d.lgs. 42/2004 e la sanatoria urbanistica ex art. 36 DPR 380/2001, non estingue i reati edilizi né impedisce l'ordine di rimessione in pristino per opere realizzate in zona vincolata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 380 del 2001 (Testo Unico dell'edilizia), artt. 44 lett. c), 93, 94, 95 e art. 36

    Le disposizioni del T.U. edilizia inquadrano i reati edilizi e le possibili conseguenze amministrative/penali; l'art. 36 disciplina la sanatoria urbanistica, ma la sua applicabilità è limitata nei casi di vincoli paesaggistici

  • d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), art. 167, commi 4 e 5 e art. 181

    Il Codice tutela i vincoli paesaggistici: in presenza di vincolo paesaggistico le autorizzazioni paesaggistiche hanno limiti stringenti e il rilascio postumo di autorizzazioni fuori dai limiti non legittima opere abusive né impedisce ordini di demolizione

  • Legge n. 394 del 1991, artt. 13 e 30

    Norme relative alla tutela delle aree protette e ai vincoli connessi (es. parchi), la loro esistenza può ostare alla regolarizzazione di opere abusive

  • Cassazione, Sez. 3, n. 190 del 12/11/2020 ("Susana", Rv. 281131 - 01)

    «il rilascio postumo dell'autorizzazione paesaggistica al di fuori dei limiti di in cui essa è consentita ai sensi dell'art. 167, commi 4 e 5, d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, non consentendo la sanatoria urbanistica ex art. 36 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, non produce alcun effetto estintivo dei reati edilizi né preclude l'emissione dell'ordine di rimessione in pristino dell'immobile abusivo edificato in zona vincolata»

    Principio giurisprudenziale richiamato: un'autorizzazione paesaggistica rilasciata postumi e al di fuori dei limiti consentiti non legittima le opere e non estingue le responsabilità penali né impedisce la demolizione in aree vincolate

Massime di principio

  • La presenza di vincoli paesistico-ambientali sull'area impedisce, in molti casi, che autorizzazioni o sanatorie amministrative sopravvenute impediscano l'esecuzione dell'ordine di demolizione o estinguano i reati edilizi.
  • Il rilascio di un'autorizzazione paesaggistica dopo la realizzazione dell'opera non ha valore sanante se è fuori dai limiti previsti dall'art. 167 del d.lgs. 42/2004; in tali ipotesi la demolizione può comunque essere ordinata.
  • La responsabilità probatoria grava sul ricorrente che invoca la regolarizzazione: è necessario dimostrare l'esistenza di atti amministrativi validi e compatibili con i vincoli gravanti sull'area.
  • La presentazione di una SCIA o di istanze amministrative non equivale automaticamente a regolarizzazione quando sussistono pareri negativi o vincoli che rendono l'opera illegittima.
  • In simili impugnazioni è determinante il richiamo alla giurisprudenza consolidata: decisioni precedenti possono essere decisive nel rigettare la revoca dell'ordine di demolizione.
  • Il fallimento del ricorso può comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (es. somme a favore della Cassa delle Ammende), quindi valutare attentamente la fondatezza dell'impugnazione prima di procedere.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.