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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 22288/2022 del 15/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del silenzio-rifiuto dell'Amministrazione riguardo alla richiesta di rimborso delle tasse di concessione governativa (tassa sulle licenze/strumenti per il servizio radiomobile) versate per abbonamenti di telefonia mobile negli anni 2008-2011. La ricorrente sosteneva che la tassa non è dovuta perché: a) non esiste più un provvedimento amministrativo di autorizzazione per i telefoni cellulari (venuto meno il presupposto dell'imposizione previsto dal d.P.R. n. 641/1972); b) l'individuazione del presupposto impositivo nell'"abbonamento" è illegittima e determina disparità di trattamento rispetto alla carta prepagata; c) la norma di interpretazione autentica (d.l. n.4/2014, art.2 comma 4 conv. in L. n.50/2014) non può sanare l'illegittimità costituzionale e/o il contrasto con il diritto comunitario (direttive UE rilevate); d) si chiedeva, in subordine, rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia e rimessione alla Corte Costituzionale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché la ricorrente aveva depositato una rinuncia al ricorso che non risultava notificata né accettata dall'Agenzia delle Entrate; in mancanza dei requisiti previsti dall'art. 390 c.p.c. la rinuncia non estingue il processo e determina l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. La Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in euro 1.500 oltre spese prenotate a debito, e ha rilevato che non sussistono i presupposti per l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato ex art.13, comma 1-quater, d.P.R. n.115/2002 in caso di rinuncia.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 641/1972 (Tariffa allegata, art. 21 e art. 1)

    art. 21 della Tariffa allegata

    La Corte territoriale aveva interpretato la voce di tariffa che riguarda la "Licenza o documento sostitutivo per l'impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico" come comprensiva degli abbonamenti di telefonia mobile; la ricorrente sosteneva che, venendo meno il provvedimento di autorizzazione, il presupposto impositivo non esisterebbe più

  • d.lgs. n. 259/2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche)

    Il codice è evocato sia per sostenere che non è più prevista autorizzazione amministrativa per i terminali mobili (tesi della ricorrente) sia per la questione della compatibilità normativa con l'assetto regolatorio delle comunicazioni elettroniche; la CTR aveva ritenuto che il quadro normativo non esclude la debernenza della tassa

  • d.l. n. 4/2014, art. 2, comma 4, conv. in L. n. 50/2014

    Norma di interpretazione autentica che specifica l'applicazione della tassa anche ai contratti di abbonamento per telefonia cellulare; la CTR e la Cassazione rilevano che detta norma conferma la debenza del tributo per tutti (salvo specifiche esenzioni come per i non udenti)

  • Direttive UE rilevate

    dir. 1999/5/CE; dir. 2002/19/CE; dir. 2002/20/CE; dir. 2002/21/CE; dir. 2002/22/CE

    La ricorrente invocava possibili violazioni del diritto comunitario (regolazione dei servizi e autorizzazioni) per sostenere che la tassa sarebbe incompatibile con le direttive; la Corte ha registrato le censure ma il giudizio è stato deciso su questioni processuali (rinuncia/non notifica) senza entrare nel merito di tali profili

  • Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea

    Richiamata dalla ricorrente in ordine a presunte violazioni di diritti fondamentali connesse all'applicazione del tributo; non è stato pronunciato un giudizio di merito su tali censure nella sentenza impugnata

  • Costituzione italiana

    art. 3; art. 23; art. 117

    La ricorrente denunciava violazioni di uguaglianza e delle competenze (art. 117) con riguardo alla compatibilità con il diritto europeo; la Corte non ha risolto tali questioni di merito essendosi pronunciata sull'inammissibilità per motivi processuali

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Invocata per profili di giusto processo relativi all'efficacia retroattiva della norma di interpretazione autentica; la sentenza si è risolta però per inammissibilità del ricorso

  • art. 390 c.p.c.

    Norma processuale richiamata per affermare che la rinuncia al processo produce i suoi effetti solo se notificata alle controparti e accettata ove richiesto; la mancanza di tali formalità ha reso inefficace la rinuncia e ha determinato l'inammissibilità del ricorso

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    Richiamato dalla ricorrente per censurare l'uso, da parte della CTR, di pareri/provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate; la Corte non ha risolto il merito di questa censura nella decisione

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Norma sul contributo unificato che prevede un ulteriore importo a carico del ricorrente soccombente; la Corte precisa che tale maggiorazione non trova applicazione in caso di rinuncia al ricorso per cassazione

  • art. 267 TFEU (ex art. 234 TCE)

    Richiamato in relazione alla richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per questioni di interpretazione del diritto comunitario; la ricorrente aveva chiesto il rinvio ma la decisione è caduta per ragioni processuali

Massime di principio

  • Una rinuncia al ricorso deve rispettare i requisiti formali (notifica alle controparti e, se necessario, accettazione) previsti dall'art. 390 c.p.c.: in mancanza la rinuncia è inefficace e il giudizio può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse.
  • Le questioni complesse di compatibilità tra norme tributarie nazionali e diritto UE (direttive, Carta) possono legittimamente essere devolute alla Corte di Giustizia tramite rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFEU, ma tale rimessione non può sostituire gli obblighi processuali formali della parte che impugna.
  • Una norma di interpretazione autentica (es. d.l. convertito in legge) ha efficacia chiarificatrice e viene generalmente considerata vincolante fino a che non sia censurata per incostituzionalità o incompatibilità con l'UE; ciò complica i rilievi diretti a ottenere rimborsi basati su interpretazioni precedenti.
  • Le censure relative all'esistenza del presupposto impositivo (es. assenza di autorizzazione amministrativa) devono essere dedotte e provate nei gradi di merito: se il processo termina per ragioni procedurali, tali censure non vengono valutate nel merito.
  • In caso di rinuncia tardiva o non correttamente formalizzata, le spese di giudizio possono essere poste a carico della parte rinunciante; l'ulteriore contributo unificato straordinario si applica solo nei casi tipici di soccombenza (rigetto, inammissibilità o improcedibilità) e non alla rinuncia regolarmente effettuata.
  • Nel contenzioso tributario, differenze di trattamento tra tipologie contrattuali (abbonamento vs prepagata) possono costituire base per questioni di legittimità costituzionale o di discriminazione, ma richiedono una pronuncia di merito per essere risolte.

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