Cassazione Penale, Sentenza n. 18734/2025 del 19/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Lo Brutto è stato imputato e condannato per esercizio abusivo della professione di avvocato (art. 348 c.p.) per aver, tra febbraio e ottobre 2017, svolto in favore della società "Biemme Group" attività di consulenza e assistenza legale stragiudiziale connessa ad attività giurisdizionale, percependo complessivamente circa 7.600 euro. Tra gli incarichi vi era la proposta di opposizione a decreto ingiuntivo (in realtà non necessariamente depositata). In cassazione il difensore ha censurato l'insussistenza del reato sostenendo che non vi fu un mandato processuale (procura a r.l.) né un'effettiva attività giurisdizionale espletata, ma solo un'offerta di prestazione, che al più potrebbe integrare una truffa e non l'abusivo esercizio della professione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato l'impianto motivazionale della Corte d'appello: è stato ritenuto provato che il ricorrente svolse un'attività di consulenza e assistenza stragiudiziale in modo continuativo, sistematico e organizzato, connessa a un contenzioso (decreti ingiuntivi notificati), attività riservata agli avvocati ai sensi dell'art. 2, comma 2, L. n. 247/2012. La decisione ha affermato che non è necessario un mandato formale per l'attività giudiziale perché rileva la destinazione della consulenza a incidere su un contenzioso presente o futuro. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma penale che incrimina l'abusivo esercizio di una professione. Nel caso viene applicata alla fattispecie di esercizio non autorizzato della professione forense mediante consulenza e assistenza legale svolta fuori dall'alveo professionale abilitato.
art. 2 comma 2, Legge n. 247 del 2012
"l'attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all'attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, è di competenza degli avvocati"
La Corte ha interpretato la norma nel senso che la riserva della professione riguarda anche l'attività stragiudiziale quando sia collegata al contenzioso (anche in via preparatoria o transattiva) e sia svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato; non è richiesto che lo stesso soggetto abbia formale mandato processuale.
Norma processuale che autorizza la condanna alle spese del procedimento di cassazione: applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a un versamento alla Cassa delle ammende.
Richiamato in riferimento alla giurisprudenza civile che valuta l'attività stragiudiziale in correlazione con quella giudiziale anche se preparatoria o finalizzata a una transazione; utilizzato come supporto interpretativo per ritenere connessa all'attività giudiziale la consulenza svolta.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma richiamata per la sintesi dei motivi di impugnazione: impone il modo di sintetizzare i motivi nel ricorso per cassazione; citata nella fase di esposizione del ricorso.
Massime di principio
- L'esercizio abusivo della professione forense può configurarsi non solo quando si svolgano atti processuali in udienza, ma anche quando si presta consulenza o assistenza stragiudiziale in modo continuativo, sistematico e organizzato connessa a un contenzioso (anche futuro o in via preparatoria).
- Non è sempre necessario un mandato formale (procura a litem) per ritenere integrata l'attività riservata agli avvocati: ciò che rileva è la natura, la sistematicità e la finalità della prestazione (incidere su un contenzioso).
- Atti preparatori o negoziazioni transattive dirette a risolvere o gestire controversie giudiziali possono essere considerati 'connessi all'attività giurisdizionale' e rientrare nella riserva professionale.
- La mera offerta o proposta di prestazione difensiva senza prova di continuità, organizzazione e concretizzazione dell'attività rende più debole la configurabilità del reato; tuttavia prove documentali (mail, corrispondenza, pagamenti periodici, fatture) che dimostrano sistematicità possono rendere solida la contestazione.
- In ipotesi di percezione di compensi senza esecuzione di attività, può essere valutata anche la sussistenza di reati diversi (es. truffa), ma la qualificazione penale dipende dalla concreta fattispecie e dalle prove sulla destinazione e ripetitività dell'attività.
- Per difendersi efficacemente in casi analoghi è importante dimostrare l'assenza di continuità/organizzazione (attività sporadica o consulenze isolate), l'assenza di collegamento concreto con contenziosi giudiziali e l'assenza di ricezione di incarichi formali per attività giurisdizionale.
- In sede di impugnazione in Cassazione è necessario contestare errori giuridici e motivazionali specifici; motivi generici o basati su elementi considerati non decisivi dai giudici di merito rischiano di essere dichiarati inammissibili.
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