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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31251/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del GIP che non aveva convalidato l'arresto in flagranza differito eseguito il 2/3/2023 per il reato di detenzione illecita di stupefacenti (art.73 T.U. stupefacenti), ritenendo insussistente lo stato di flagranza perché gli indagati non erano stati colti "in flagrante" nell'atto del trasporto o della detenzione della sostanza. Il ricorso deduceva violazione di norme processuali e carenza/contraddittorietà motivazionale, osservando che la polizia giudiziaria disponeva di elementi univoci (intercettazioni, sequestro nel garage nella loro disponibilità, attività investigativa) idonei a integrare la flagranza anche nella forma differita ai sensi dell'art.9 L. 16/3/2006 n.146.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha qualificato la detenzione di stupefacenti come reato permanente, la cui flagranza perdura fino alla cessazione della permanenza (es. fino al sequestro). Ha ricordato che in sede di convalida il giudice valuta gli elementi che erano noti alla polizia giudiziaria al momento dell'arresto (verifica ex ante) e che non è necessario un contatto fisico percepito all'atto dell'intervento se esistono elementi univoci e decisivi (intercettazioni, atti di occultamento e sequestro nel garage) che dimostrino la detenzione. Con ciò ha dichiarato che l'arresto differito è stato legittimamente eseguito e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata (convalidando implicitamente l'arresto).

Norme richiamate

  • Legge 16/3/2006, n.146, art.9

    Quando è necessario per acquisire rilevanti elementi probatori ovvero per l'individuazione o la cattura dei responsabili dei delitti previsti dal comma 1 nonché di quelli previsti dagli articoli 629 e 644 del codice penale, gli ufficiali di polizia giudiziaria nell'ambito delle rispettive attribuzioni possono omettere o ritardare gli atti di propria competenza, dandone immediato avviso, anche oralmente, al pubblico ministero e provvedono a trasmettere allo stesso motivato rapporto entro le successive quarantotto ore

    Autorizza l'omissione o il ritardo nell'esecuzione di atti per acquisire elementi probatori o catturare responsabili; la Corte ha ritenuto che l'arresto differito eseguito ai sensi di questa norma fosse legittimo alla luce degli elementi investigativi raccolti.

  • Codice di procedura penale, art.382

    Definisce lo stato di flagranza come rapporto di simultaneità tra il fatto e la scoperta; la Corte sottolinea che per reati permanenti (come la detenzione di stupefacenti) la flagranza perdura fino alla cessazione della permanenza e può sussistere anche se è trascorso il tempo necessario per attività investigative tese a rintracciare il responsabile.

  • Codice di procedura penale, art.385

    Norma utilizzata dal GIP per valutare la flagranza; la Cassazione ha rilevato che l'assenza di percezione diretta non esclude lo stato di flagranza se esistono elementi conoscibili e univoci che provano la detenzione.

  • Codice penale / DPR 9 ottobre 1990, n.309 (Testo unico stupefacenti), art.73

    Il reato di detenzione illecita di stupefacenti è di natura permanente; ciò implica che lo stato di flagranza perdura fino al sequestro/cessazione della detenzione, giustificando l'arresto contestuale o immediatamente successivo al sequestro.

  • Codice di procedura penale, art.380, lett. h), art.391 comma 4

    Norme richiamate nel ricorso per censurare la motivazione (inosservanza/erronea applicazione e insufficiente motivazione). La Corte ha ritenuto che il GIP avesse omesso di valutare correttamente gli elementi conoscibili dalla polizia giudiziaria al momento dell'arresto.

Massime di principio

  • Per i reati di natura permanente (es. detenzione di stupefacenti) lo stato di flagranza perdura fino alla cessazione della permanenza: un arresto dopo il sequestro o contestuale ad esso può essere considerato in flagranza.
  • In sede di convalida di un arresto il giudice deve valutare gli elementi che erano noti o conoscibili dalla polizia giudiziaria al momento dell'arresto (verifica ex ante); non conta soltanto la percezione diretta al momento dell'intervento.
  • Non è necessario che gli operanti osservino materialmente il contatto fisico fra indagato e sostanza: intercettazioni, elementi di occultamento, localizzazione del materiale e altri elementi univoci possono integrare la prova della detenzione.
  • L'esecuzione differita dell'arresto ai sensi dell'art.9 L.146/2006 è lecita se finalizzata a raccogliere elementi probatori o a individuare i responsabili, purché siano rispettati i termini e gli obblighi di comunicazione al pubblico ministero.
  • Una decisione di GIP che neghi la convalida per ragioni formali senza ponderare gli elementi conoscibili dagli operatori può essere annullata dalla Corte di cassazione quando emerga che gli elementi investigativi erano univoci e decisivi.

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