Cassazione Penale, Sentenza n. 11986/2026 del 30/03/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano le condanne per i reati contestati (tra cui tentato omicidio aggravato per premeditazione, porto/uso di arma da taglio, sequestro di persona e reati in materia di stupefacenti), deducendo errori di diritto e vizio di motivazione della Corte territoriale. Le censure principali riguardavano: 1) la mancata prova della premeditazione e la possibile riqualificazione in lesioni; 2) l'assenza di prova che il coltello fosse nella disponibilità o fosse stato usato da ciascun ricorrente; 3) l'inconsistenza del sequestro di persona, dato che la vittima sarebbe salita volontariamente sull'autovettura; 4) che i quantitativi di hashish erano da uso personale e non indicativi di spaccio; 5) possibile eccessività delle pene e vizio nella valutazione comparativa delle circostanze
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato tutti i ricorsi e ha confermato, in via definitiva, le decisioni dei giudici di merito (confermando la ricostruzione della dinamica dell'aggressione, la sussistenza del concorso di persone, la configurabilità del tentato omicidio con l'aggravante della premeditazione, la sussistenza del reato di sequestro di persona e la qualificazione dei reati in materia di stupefacenti). Sono state ritenute fondate le risultanze probatorie costituite dalle dichiarazioni della persona offesa, dalle confessioni di un coimputato e dalla consulenza tecnico-medica, nonché dagli esiti delle perquisizioni. I ricorrenti sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali. Decisione emessa il 03/03/2026
Norme richiamate
L'idoneità degli atti a integrare tentato reato va valutata "ex ante" sulle modalità e circostanze dell'azione; la condotta violenta e armata è stata ritenuta idonea a creare un pericolo concreto di morte.
art. 577, comma 1, n. 3 cod. pen. (premeditazione)
La premeditazione richiede un intervallo apprezzabile tra il proposito criminoso e l'esecuzione e la persistenza della risoluzione criminosa; tale elemento può essere desunto dall'organizzazione e dalla finalità punitiva della spedizione.
art. 605 cod. pen. (sequestro di persona)
Si configura se la vittima è costretta a salire su un'automobile e privata della libertà di movimento anche per breve tempo; l'elemento soggettivo richiede il dolo generico di limitare la libertà di locomozione.
D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5 (stupefacenti)
Il giudice valuta la destinazione della sostanza (uso personale vs spaccio) considerando il quantitativo insieme a tutte le circostanze oggettive e soggettive; quantità non è criterio esclusivo.
art. 192 cod. proc. pen. (valutazione delle dichiarazioni)
La disciplina dell'art. 192 c.p.p. non si applica alle dichiarazioni della persona offesa: esse possono da sole fondare la condanna se il giudice ne verifica la credibilità soggettiva e l'attendibilità intrinseca con motivazione adeguata.
art. 125 cod. proc. pen. (motivazione della sentenza)
Il provvedimento di merito deve fornire adeguata e congrua motivazione sulle scelte probatorie; la Corte ha ritenuto che la motivazione fosse esauriente e non viziata.
art. 133 cod. pen. (determinazione della pena)
La Corte di merito ha esercitato la propria discrezionalità nel bilanciamento tra aggravanti e attenuanti nella dosimetria della pena; tale valutazione è sindacabile in Cassazione solo per vizi di illogicità o arbitrio.
art. 62-bis, 132 cod. pen. (circostanze attenuanti e determinazione della pena)
I criteri per la concessione e il valore delle circostanze attenuanti e la loro comparazione con le aggravanti sono di competenza del giudice di merito e non sono stati ritenuti viziati.
art. 52 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (tutela dati personali)
In caso di diffusione del provvedimento occorre omettere generalità e dati identificativi come previsto dalla normativa sulla privacy.
Massime di principio
- Le dichiarazioni della persona offesa, se coerenti e valutate credibili dal giudice, possono costituire base autonoma per la condanna, purché corredate da motivazione rigorosa e, se possibile, corroborate da altri elementi (confessioni, consulenze tecniche, esiti di perquisizioni).
- Per il tentativo di omicidio l'idoneità degli atti va valutata ex ante: violenze con armi e colpi diretti a zone vitali possono giustificare la sussistenza del tentativo e anche dell'intento omicida, soprattutto in un contesto organizzato.
- La premeditazione può essere desunta da elementi oggettivi che mostrano pianificazione e finalità omicide/punitive (accordo tra più soggetti, scelta del luogo e modalità dell'azione); non è necessario un lunghissimo intervallo temporale se sussistono elementi di ponderazione e decisione persistente.
- Nel concorso di persone non è necessario che ogni partecipante compia tutte le azioni materiali; la responsabilità può derivare dalla partecipazione, dall'accordo e dal contributo causale all'impresa criminosa (art. 110 cod. pen.).
- Per i reati in materia di stupefacenti il solo peso della sostanza non è decisivo: il giudice deve valutare il contesto (strumenti per il frazionamento, luogo, modalità di detenzione, numero di dosi potenziali) per distinguere uso personale da attività di spaccio.
- Il sequestro di persona si realizza anche con una privazione della libertà di breve durata se la vittima è costretta a salire su un mezzo o è immobilizzata; il dolo richiesto è il generico della limitazione della libertà di locomozione.
- Le scelte discrezionali del giudice di merito in materia di valutazione comparativa delle circostanze e di dosimetria della pena sono difficilmente riformabili in Cassazione, salvo motivazioni manifestamente illogiche o arbitrarie.
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