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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39669/2024 del 29/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il difensore ha dichiarato rinuncia al ricorso con atto del 17/7/2024 perché il bene era stato dissequestrato dal GIP con ordinanza del 27/5/2024. Per sopravvenuta carenza d'interesse il ricorso è stato dichiarato inammissibile; non sono state imposte spese processuali in considerazione della rinuncia motivata da un provvedimento giudiziario successivo alla presentazione del ricorso.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato l'appello avverso l'ordinanza del GIP che aveva respinto la richiesta di revoca del decreto di sequestro preventivo (emesso il 4/3/2024) relativo a beni collegati al delitto di cui all'art. 74 DPR 9/10/1990 n. 309, aggravato ai sensi dell'art. 416-bis c.p. Il ricorrente deduceva un unico motivo: vizio di motivazione e erronea applicazione dell'art. 325 c.p.p. in relazione all'art. 240-bis c.p.

Norme richiamate

  • art. 74, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma che disciplina le fattispecie di traffico di sostanze stupefacenti, tratta come reato di riferimento per il sequestro preventivo. Nel provvedimento la norma è richiamata come illecito sottostante al sequestro; non è stata però esaminata nel merito a causa della rinuncia del ricorrente.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Aggravante per i reati commessi con modalità riconducibili ad associazione di tipo mafioso, indicata quale circostanza aggravante che ha giustificato il sequestro preventivo. Anche questa qualificazione non è stata valutata nel merito per sopravvenuta cessazione dell'interesse all'impugnazione.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Norma processuale invocata dal ricorrente per censurare la motivazione dell'ordinanza; il vizio denunciato (presunta errata applicazione) non è stato esaminato dalla Corte di Cassazione perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile per rinuncia motivata dalla dissequestrazione.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma richiamata in relazione alla censura sull'applicazione dell'art. 325 c.p.p.; la questione sostanziale relativa a tale norma non è stata affrontata nel merito a causa della sopravvenuta carenza d'interesse del ricorrente.

Massime di principio

  • La sopravvenuta cessazione dell'interesse (es. dissequestro del bene oggetto del ricorso) rende l'impugnazione inammissibile per carenza di interesse; la Corte dichiara l'inammissibilità senza esaminare il merito delle censure.
  • La rinuncia al ricorso, se motivata da un provvedimento dell'autorità giudiziaria successivo alla presentazione del ricorso stesso, comporta generalmente l'assenza di spese processuali a carico del rinunciante.
  • Se il ricorrente intende far valere profili sostanziali (vizi di motivazione o interpretazioni di norme), è necessario che l'interesse processuale permanga fino alla decisione in cassazione: altrimenti tali questioni non saranno valutate nel merito.
  • Prima di presentare o proseguire un ricorso, conviene verificare tempestivamente se atti successivi (es. dissequestro, revoca) possano rendere priva di oggetto l'impugnazione e valutare la rinuncia per evitare inutili oneri procedurali.
  • La pronuncia di inammissibilità per sopravvenuta carenza d'interesse non pregiudica l'esame futuro delle stesse questioni se dovessero riproporsi con un interesse attuale (es. successive misure o nuovi sequestri).

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