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Cassazione Civile, Ordinanza n. 01885/2023 del 20/01/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dall’impugnazione, da parte della società concessionaria di un’area demaniale in zona fluviale, della determinazione regionale di decadenza con cui era stata disposta la revoca della concessione, la ripresa in possesso del bene, il recupero dei canoni non pagati e la pubblicazione della disponibilità dell’area. La società sosteneva, in sostanza, che il mancato pagamento dei canoni e il mancato ottenimento del permesso di costruire non potessero legittimare la decadenza, anche perché il ritardo nel rilascio del titolo edilizio sarebbe dipeso dalle amministrazioni coinvolte e non dalla concessionaria. Con il primo motivo denunciava nullità della sentenza per motivazione apparente, sostenendo che il giudice avesse deciso su questioni diverse da quelle devolute, in particolare sull’eccezione di inadempimento e sulla rilevanza dell’omesso pagamento del canone. Con il secondo motivo deduceva violazione della legge sul procedimento amministrativo e dei principi di legittimità dell’azione amministrativa, per avere il giudice integrato la motivazione dell’atto amministrativo attribuendo alla società l’inadempimento e il ritardo nel procedimento edilizio. Con il terzo motivo prospettava eccesso di potere giurisdizionale, assumendo che il giudice avesse sostituito la propria valutazione a quella dell’amministrazione, invadendo la sfera discrezionale dell’ente regionale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondata la censura di motivazione apparente perché la sentenza del giudice speciale, pur sintetica, rendeva percepibile il percorso logico seguito e non era priva del minimo costituzionale di motivazione. Ha inoltre escluso l’eccesso di potere giurisdizionale e la pretesa integrazione dell’atto amministrativo, rilevando che il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche si era limitato a verificare la legittimità dei provvedimenti impugnati, valorizzando un dato fattuale decisivo: a distanza di anni dalla richiesta e dalle diffide, il permesso di costruire non era stato ottenuto. La Corte ha considerato coerente la valutazione del giudice speciale sulla legittimità della revoca e sulla funzione di sollecitazione del limite triennale dei canoni previsto dal regolamento comunale, ritenendo che non vi fosse stata invasione della discrezionalità amministrativa. La ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    consente di denunciare la nullità della sentenza per motivazione apparente solo quando il ragionamento del giudice non sia percepibile e non sia possibile il controllo sulla decisione.

  • art. 132 c.p.c.

    richiamato come parametro della validità della motivazione della sentenza.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    richiamato come parametro della motivazione della sentenza.

  • art. 111 Cost.

    la motivazione deve superare il minimo costituzionale; non basta un semplice difetto di sufficienza.

  • art. 115 c.p.c.

    richiamato nel motivo di ricorso come norma asseritamente violata.

  • art. 116 c.p.c.

    richiamato nel motivo di ricorso come norma asseritamente violata.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    richiamato per la dedotta falsa applicazione di norme di diritto e per il prospettato eccesso di potere giurisdizionale.

  • artt. 1, 2, 3, 6 e 21-quinquies L. 7 agosto 1990, n. 241

    richiamati dalla ricorrente a sostegno della censura di violazione dei principi del procedimento e dell’azione amministrativa.

  • art. 111 Cost., comma 8

    richiamato dalla ricorrente per denunciare eccesso di potere giurisdizionale.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    indica il rito camerale di trattazione del ricorso in Cassazione.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    applicato per dare atto dell’obbligo di versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La motivazione è apparente solo quando, pur esistente graficamente, non consente di comprendere la ratio decidendi e impedisce ogni controllo sulla logicità ed esattezza del ragionamento; non è sufficiente un mero difetto di ampiezza o di completezza argomentativa.
  • Il sindacato del giudice sulle decisioni amministrative, anche quando investe atti discrezionali, è limitato alla verifica di legittimità, ragionevolezza e proporzionalità della scelta rispetto al fine, senza poter sconfinare nel merito o sostituire la propria valutazione a quella dell’amministrazione.
  • Non integra eccesso di potere giurisdizionale la sentenza che, nel verificare la legittimità dell’atto, valorizzi fatti rilevanti emersi dagli atti di causa e li utilizzi per escludere i vizi denunciati, purché non introduca una nuova decisione amministrativa al posto di quella impugnata.
  • Quando la regolazione del rapporto concessorio collega il mantenimento del titolo a presupposti ulteriori, il perdurante mancato conseguimento del necessario titolo abilitativo può costituire indice di inadempimento idoneo a giustificare la decadenza, se il giudice accerta che il concessionario non ha attivato tempestivamente quanto necessario per conseguire quel titolo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniConcessioniTitolo esecutivo
RamiProcesso civileContrattiEsecuzioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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