Cassazione Penale, Sentenza n. 37642/2024 del 14/10/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Trento (10/05/2023) che, in parziale riforma del proscioglimento di primo grado, li aveva riconosciuti colpevoli di dichiarazione fraudolenta ai fini IVA (art. 3 d.lgs. n. 74/2000) per l'anno d'imposta 2014. Le censure includevano: mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale (art. 603 c. 3-bis c.p.p.), vizio di motivazione sulla sussistenza del dolo specifico e dell'idoneità del presunto "mezzo fraudolento" (doppia fatturazione e presunto improprio uso del reverse charge), inapplicabilità o estinzione del profitto confiscabile (confisca per equivalente, art. 12-bis d.lgs. 74/2000), erronea valutazione di ravvedimento e pagamenti estintivi e questioni di prescrizione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha deciso in modo articolato: ha dichiarato fondato il ricorso di Roberto Hager e ha annullato la sentenza nei suoi confronti con rinvio alla Corte d'Appello di Trento (Sezione distaccata di Bolzano) per nuovo giudizio; ha ritenuto inammissibili i ricorsi di Giuseppe Tomasi e Antonio Ghesla, con conseguente conferma sostanziale delle condanne loro inflitte in appello. La Corte ha inoltre affermato la legittimità della confisca per equivalente nella disciplina vigente (continuità normativa con la previgente fattispecie) e ha disposto che Tomasi e Ghesla sostengano le spese processuali e versino una somma di € 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
La Corte ricorda la struttura bifasica del reato (dichiarazione mendace + mezzi fraudolenti) e precisa che, nella versione vigente, i "mezzi fraudolenti" sono valutati anche in termini di idoneità ex ante ad indurre in errore l'Amministrazione finanziaria; la mera sottofatturazione non costituisce di per sé mezzo fraudolento penalmente rilevante, mentre la doppia fatturazione idonea ad occultare l'effettivo fatto generatore d'imposta può rientrare nella fattispecie.
art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000
La Cassazione conferma la legittimità della confisca per equivalente dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato, ritenendo sussistente continuità normativa rispetto alla disciplina previgente (art. 322-ter c.p.).
art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.
La norma sulla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale trova applicazione anche in appello dopo abbreviato; tuttavia il giudice d'appello non è tenuto alla rinnovazione quando si limita a una diversa valutazione giuridica di fatti non controversi e non mette in discussione le premesse fattuali della decisione di primo grado.
Richiamato in relazione all'esigibilità dell'IVA sulle cessioni immobiliari: l'opzione e gli obblighi formali per l'applicazione dell'inversione contabile devono essere concretamente rispettati (dichiarazione nell'atto, annotazioni in fattura).
art. 17 d.P.R. n. 633 del 1972
Il principio del reverse charge va applicato solo quando ricorrono i requisiti sostanziali e formali previsti dalla norma; la sua applicazione "tout court" al settore edile non è ammessa senza la verifica dei presupposti.
Richiamato nel quadro della prescrizione: per i reati tributari consumati dopo il 17/9/2011 i termini sono aumentati (art. 17 d.lgs. 74/2000 comma 1-bis), con conseguenti effetti sulla decorrenza e sui termini di estinzione.
Richiamata in relazione alla declaratoria della prescrizione: i ricorrenti non hanno correttamente dedotto in appello profili che consentissero la declaratoria ante causam, e i termini di prescrizione sono stati valutati dal Collegio secondo le norme applicabili.
Massime di principio
- La realtà fattuale e la forma contabile che occultano il fatto generatore dell'obbligazione tributaria (es. doppia fatturazione con documentazione predisposta per nascondere l'IVA) possono integrare il "mezzo fraudolento" idoneo ai sensi dell'art. 3 d.lgs. 74/2000 anche se il sistema di controllo (spesometro) consente la trasmissione di dati, perché l'idoneità si valuta ex ante e non in base all'esito delle indagini.
- La mera discrepanza tra dati comunicati (spesometro) e contabilità o la facilità con cui l'indagine ha disvelato la frode non esclude automaticamente la configurabilità del mezzo fraudolento; il giudice deve valutare se l'artificio era concretamente idoneo ad indurre in errore l'Amministrazione.
- L'inversione contabile (reverse charge) richiede il rispetto di oneri formali e di condizioni sostanziali specifiche: non è applicabile automaticamente al settore edile senza la verifica dei requisiti (opzione, annotazione in fattura, ecc.).
- Nel processo d'appello dopo abbreviato il giudice non è sempre obbligato a rinnovare l'istruttoria: se la corte si limita a una diversa valutazione di fatti non controversi o a correggere un errore di diritto del primo giudice, la rinnovazione non è necessaria (art. 603 c. 3-bis c.p.p.).
- La responsabilità penale del consulente fiscale richiede l'accertamento di un contributo positivo e consapevole al reato (consiglio, predisposizione di documentazione fraudolenta, trasmissione della dichiarazione, atti idonei a favorire l'impunità); la mera conoscenza o ricezione di comunicazioni non è di per sé sufficiente.
- La confisca per equivalente è applicabile in presenza di profitto del reato e vige continuità normativa con la disciplina previgente: l'estinzione del debito fiscale o operazioni di definizione con l'Agenzia delle Entrate devono essere dedotte e provate nel corso del giudizio per incidere sulla sussistenza del profitto confiscabile.
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