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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28190/2025 del 31/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso straordinario per cassazione denunciando un presunto errore di fatto nella sentenza della Corte di Cassazione del 02/10/2024: avrebbe sussistito una svista dei giudicanti che non avrebbero considerato alcuni atti processuali allegati, determinando l'affermazione della mancata autosufficienza del ricorso. In sostanza si chiedeva la revoca della statuizione sulla confisca 'allargata' (art. 240-bis c.p.) invocando l'errore percettivo nella lettura degli atti.

La decisione

Il ricorso straordinario è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che non si fosse verificato un errore di fatto percettivo ma valutazioni di merito e di diritto sulla legittimità della confisca, poiché il giudice di merito aveva correttamente accertato la sproporzione tra i guadagni dell'imputato e il patrimonio e l'assenza, da parte del ricorrente, di una puntuale prova della lecita provenienza dei beni. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende. Si confermano quindi la pena concordata di 4 anni di reclusione (patteggiamento ai sensi dell'art. 444 c.p.p., con sostituzione della detenzione con la detenzione domiciliare) e la confisca allargata disposta dal Tribunale di Asti.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio del ricorso straordinario per cassazione fondato sull'errore di fatto è rimesso a questa norma: applicabile solo per errori percettivi riconducibili a svista o equivoco nella lettura degli atti interni al giudizio che abbiano inciso sulla decisione; non è ammissibile per errori di valutazione o giudizio.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Consente la cosiddetta 'confisca allargata' quando sussiste una presunzione relativa di accumulo di ricchezza illecita a fronte di reati di particolare allarme sociale; grava sull'imputato l'onere di fornire specifica prova della lecita provenienza dei beni per confutare la presunzione. La Corte ha ritenuto fondata la confisca in presenza della sproporzione e della mancata prova difensiva.

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma sul patteggiamento: il Tribunale aveva applicato la pena concordata (4 anni) ai sensi di tale articolo, con conseguente sostituzione della detenzione con la detenzione domiciliare.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Disposizione del testo unico in materia di stupefacenti, relativa al reato contestato; la condanna è stata inflitta anche in relazione a questa fattispecie e considerata nel bilancio probatorio che ha portato alla confisca.

  • art. 81 cod. pen. (comma secondo)

    Richiamato in relazione alle circostanze legate alla responsabilità e al concorso di reati; utilizzato nella descrizione normativa del fatto per cui è stata pronunciata la pena concordata.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario per cassazione basato su presunto errore di fatto (art. 625-bis c.p.p.) è ammissibile soltanto se l'errore è percettivo (svista o equivoco nella lettura degli atti) che abbia effettivamente inciso sulla decisione; non copre errori di valutazione o di diritto.
  • Quando è disposta la confisca 'allargata' ex art. 240-bis, grava sull'imputato l'onere probatorio di dimostrare la lecita provenienza dei beni per confutare la presunzione relativa di accumulo illecito; l'assenza di prove specifiche favorisce la conferma della confisca.
  • Le contestazioni generiche o aspecifiche circa la mancata considerazione di atti processuali rischiano di essere qualificate come valutazioni di merito inammissibili in sede di ricorso straordinario; è necessaria la dimostrazione puntuale di una svista percettiva.
  • L'inammissibilità del ricorso straordinario può comportare la condanna alle spese processuali e l'irrogazione di una sanzione pecuniaria in assenza di assenza di colpa nella presentazione del ricorso.
  • In contenziosi su confisca patrimoniale, la verifica della proporzione tra redditi/guadagni e patrimonio è determinante: la prova della sproporzione da parte dell'accusa e la mancanza di prova contraria portano alla conferma della misura patrimoniale.

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