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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28021/2025 del 31/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che ha confermato la custodia in carcere disposta dal Gip per reati connessi al traffico di stupefacenti e alla partecipazione ad associazione per delinquere su base familiare. La difesa ha articolato tre motivi principali: (1) difetto di motivazione e illogicità nella valutazione della gravità indiziaria e nella ricostruzione di un assetto associativo stabile, sostenendo che l'apporto della ricorrente sarebbe stato saltuario, subalterno e di modesta rilevanza; (2) erronea qualificazione giuridica dell'organizzazione ai sensi dell'art.74 D.P.R. 309/1990 (contestazione della mancata ricaduta nella ipotesi di cui al comma 6) e contestazione della valutazione dei singoli "reati fine" (capo B1-B6) rispetto al contributo materiale della ricorrente; (3) difetto di motivazione circa le esigenze cautelari, ritenute non concrete e non attuali e proponendo l'adozione degli arresti domiciliari ad Africo come misura alternativa.

La decisione

Il ricorso è stato respinto in tutte le sue parti. La Corte di legittimità ha ritenuto coerente e logica la valutazione del giudice del riesame, che ha fondato la gravità indiziaria su intercettazioni telefoniche e ambientali, geolocalizzazioni, sequestri e arresti, ricostruendo un'organizzazione familiare con ruoli operativi stabili e ripetuti (stoccaggio, preparazione, vendita, vigilanza, collegamenti con fornitori). La Corte ha considerato inammissibili molte censure perché meramente avversative o prive di critica puntuale rispetto alla motivazione impugnata; ha altresì ritenuto infondata la richiesta di riclassificazione giuridica e ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari (concretezza e attualità) sulla base della stabilità del sodalizio, della reiterazione di condotte e di elementi che indicano collegamenti con canali di narcotraffico anche successivi all'arresto del capofamiglia. La Corte ha inoltre confermato l'inadeguatezza del domicilio indicato per gli arresti domiciliari. Conseguenza pratica: nulla cambia nella misura detentiva, la ricorrente resta in carcere; è disposto l'invio di copia della decisione al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art.94 disp. att./coord./trans. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990, art.74

    Riferimento alla disciplina delle forme associative e delle ipotesi aggravate connesse al traffico di stupefacenti. Il giudice del riesame ha valutato che il sodalizio familiare aveva caratteristiche organizzative, pluralità di canali di approvvigionamento e consistenza nelle forniture tali da escludere una mera attività di piccolo spaccio; la Corte ha ritenuto la valutazione del giudice conforme alla giurisprudenza, rigettando la richiesta di riqualificazione giuridica.

  • Codice di procedura penale, art.275, comma 3

    Richiamata la presunzione relativa di attualità delle esigenze cautelari per reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La decisione ha fatto leva su tale presunzione (non vinta dalla difesa) unitamente ad elementi fattuali (perquisizioni successive, rinvenimenti di droga, collegamenti criminali) per sostenere l'alta probabilità di reiterazione.

  • Codice di procedura penale, art.274 (lett. c), come modificato dalla legge n.47/2015

    Richiama il requisito delle esigenze cautelari 'concrete e attuali'. La Corte ha precisato la distinzione tra concretezza (capacità delinquere) e attualità (esistenza di occasioni prossime), sostenendo che il giudice ha motivato separatamente entrambe le componenti e che la prova dell'attualità può essere desunta anche da elementi relativi al comportamento successivo e al contesto associativo.

  • Codice di procedura penale, artt.273 e 280

    Articoli richiamati come condizioni procedurali per l'adozione della misura cautelare e per i termini: la Corte ha osservato che anche in ipotesi di diversa qualificazione giuridica sarebbero comunque risultate sussistenti le condizioni previste per la custodia cautelare.

  • Disposizioni di attuazione/coordinate/transitorie c.p.p., art.94, comma 1-ter

    Norma processuale formale: la Corte ha disposto la trasmissione della copia della decisione al direttore dell'istituto penitenziario affinché sia dato seguito agli adempimenti previsti per la detenuta.

Massime di principio

  • Il sindacato della Cassazione sulle misure cautelari è limitato: non è ammessa una rivalutazione ex novo dei fatti ma solo la verifica di violazioni di legge o di illogicità manifesta nella motivazione.
  • Perggiare l'annullamento di una custodia cautelare è necessario mostrare specifiche incongruenze logiche o violazioni normative nella motivazione; mere contestazioni alternative dei fatti sono inammissibili.
  • In contesti di spaccio organizzato su base familiare, la pluralità di indici (intercettazioni, geolocalizzazioni, sequestri, videosorveglianza, ruoli ripartiti) può suffragare la qualificazione associativa anche se l'attività si svolge in ambito territoriale ristretto.
  • La presunzione relativa di attualità prevista dall'art.275 c.p.p. ha rilievo significativo: la prosecuzione di condotte o rinvenimenti successivi all'arresto del capo famiglia rafforza la valutazione del pericolo di recidiva.
  • La proposta di misure domiciliari in luogo diverso (es. trasferimento in regione d'origine) può essere rifiutata se emergono collegamenti o cointeressenze criminali nel luogo indicato.
  • Nel giudizio cautelare le censure di diritto sulla qualificazione giuridica (es. riqualificazione ai sensi dell'art.74 DPR 309/90) sono spesso ininfluenti se rimane impregiudicata la sussistenza delle condizioni di cui agli artt.273/280 c.p.p. per la custodia.

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