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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6560/2025 del 18/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto della Corte d'Appello di Palermo che aveva annullato il decreto di confisca emesso dal Tribunale di Trapani (Sezione misure di prevenzione) relativo a beni riconducibili al nucleo familiare Masella Ippolito e a terzi intestatari. Il Procuratore Generale sosteneva che il provvedimento di appello avesse motivazione apparente e contraddittoria, e che sussistessero indizi idonei a configurare reati (truffa aggravata per l'ottenimento di fondi pubblici ex art. 640-bis c.p., reimpiego ex art. 648-ter c.p., e trasferimento fraudolento di valori ex art. 512-bis c.p.) tali da giustificare la qualificazione ai fini delle misure di prevenzione (art. 4, comma 1, lett. i-bis e lett. b d.lgs. 159/2011) e la conseguente confisca patrimoniale

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse motivato adeguatamente la revoca della confisca e la restituzione dei beni (tra cui capitale sociale e compendio aziendale di OASI Soc. Coop. e Gestione Servizi Turistici s.r.l., due immobili, un motociclo e un'autovettura) e che i rilievi del Procuratore Generale si risolvevano in una diversa valutazione del merito dei fatti, non in una violazione di legge. La Cassazione ha quindi confermato che, nel giudizio sulle misure di prevenzione, è ammessa impugnazione in Cassazione solo per vizi di violazione di legge (inclusi motivazione inesistente o meramente apparente) e non per mera dissociazione sulla valutazione probatoria; il ricorso del PG non ha indicato profili di illegittimità formale o mancanza della motivazione tali da incidere sulla legittimità del decreto impugnato

Norme richiamate

  • D.lgs. n. 159 del 2011 (codice antimafia)

    art. 4, comma primo, lett. i-bis e lett. b; art. 10, comma terzo

    La disposizione è stata richiamata come criterio per l'individuazione della 'pericolosità qualificata' e per l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali; il Tribunale di Trapani l'aveva applicata per ritenere sussistenti i presupposti, mentre la Corte d'Appello ha escluso tale qualificazione ritenendo insufficienti gli indizi. La Cassazione ha confermato che la verifica della sussistenza dei requisiti è questione di merito non sindacabile se la motivazione dell'appello è adeguata

  • Codice penale

    art. 640-bis; art. 512-bis; art. 648-ter

    Gli articoli sono quelli cui si riferiscono le ipotesi di reato contestate a livello indiziario: 640-bis per la truffa aggravata ai danni dello Stato (finanziamenti pubblici), 512-bis per il trasferimento fraudolento di valori (cessione di ramo d'azienda/società interposta), 648-ter per il reimpiego di proventi illeciti. Il Tribunale aveva ricavato indizi in tal senso; la Corte d'Appello ha ritenuto i fatti non dimostrativi di tali reati in modo sufficiente ai fini della misura di prevenzione

  • Legge 27 dicembre 1956, n. 1423 e Legge 31 maggio 1965, n. 575

    art. 4 della legge 27/1956 richiamato dall'art. 3 ter, secondo comma, legge 31/1965 (ora sostituito dall'art. 10, comma terzo del d.lgs. 159/2011)

    Richiamate per delimitare la disciplina dell'impugnabilità dei provvedimenti in materia di misure di prevenzione. La Cassazione ricorda che, secondo questi riferimenti normativi, il ricorso è ammesso solo per violazione di legge

  • Codice di procedura penale

    Richiamato per spiegare che l'ipotesi di 'illogicità manifesta' o mera diversa valutazione della prova non costituisce vizio di legittimità ammissibile in Cassazione nel settore delle misure di prevenzione, salvo che la motivazione sia inesistente o meramente apparente

Massime di principio

  • Nel procedimento sulle misure di prevenzione la Corte di Cassazione può intervenire in sede di legittimità solo per violazione di legge: in particolare per motivazione inesistente o meramente apparente o omissione nel confrontarsi con un elemento decisivo; non per mera diversa valutazione del merito probatorio
  • Se il giudice di merito (Tribunale o Corte d'Appello) fornisce una motivazione articolata e non manifestamente illogica circa la mancata sussistenza dei presupposti per la confisca, tale valutazione non è riscrivibile in Cassazione
  • La doglianza di 'motivazione apparente' richiede la dimostrazione che il provvedimento ometta totalmente o falsiamente affrontare un elemento potenzialmente decisivo che, considerato isolatamente, avrebbe potuto determinare l'esito opposto
  • Per contestare efficacemente la revoca di una confisca bisogna mirare a profili di illegittimità formale o a palesi carenze della motivazione (omissione di elementi decisivi), non alla semplice preferenza per una diversa ricostruzione fattuale
  • Nel valutare il nesso di corresponsione fra spesa rendicontata e lavori effettuati (nel caso di finanziamenti pubblici) è decisivo il complesso delle risultanze peritali e ispettive: divergenze fra perizie non valgono automaticamente a dimostrare il reimpiego o l'indebita percezione senza un quadro indiziario complessivo solido
  • Quando beni sono intestati a terzi (cd. terzi intestatari), l'appello e l'eventuale ricorso in Cassazione devono trattare esplicitamente la posizione di tali terzi per contestare la revoca della confisca loro riconosciuta

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