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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31137/2022 del 16/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Biancifiori impugna la conferma della condanna per corruzione propria. I motivi di ricorso contestano: 1) la valutazione della legittimità dell'uso della SCIA per il cambio parziale di destinazione d'uso del capannone, sostenendo che il mutamento parziale (49%) sarebbe stato legittimo e che il Comune non ha revocato gli atti; 2) la presunta illegittimità del diniego circa l'autorizzazione all'apertura dell'area giochi, richiamando deposizioni favorevoli; 3) la sussistenza o meno del patto corruttivo e la partecipazione personale di Biancifiori (si sostiene che l'accordo avrebbe riguardato il sindaco e il socio di minoranza Tomasi); 4) in subordine, che i fatti dovrebbero essere al più ricondotti alla diversa fattispecie di cui all'art. 318 c.p. La difesa ha quindi chiesto l'accoglimento delle censure e l'annullamento della sentenza di condanna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse fornito motivazione analitica e autonoma sui punti contestati: a) la SCIA era inidonea perché l'intervento non costituiva un mero mutamento parziale compatibile con lo strumento urbanistico e l'attività ludica eccedeva la categoria urbanistica consentita; b) l'autorizzazione per l'attività di pubblico intrattenimento era illegittima per le ragioni indicate in primo grado; c) sussistevano elementi sufficienti a provare il patto corruttivo e la partecipazione di Biancifiori, anche attraverso l'uso del socio Tornasi e la sua direzione delle assunzioni; d) i fatti rilevano come corruzione propria. Conseguentemente il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 107 d.lgs. n. 267/2000

    Richiamata per evidenziare il divieto di ingerenza del sindaco nella sfera dei dirigenti comunali: la Corte ha ritenuto che vi sia stata indebita interferenza nell'attività istruttoria e autorizzativa del Comune

  • art. 21‑septies legge n. 241/1990

    Citata dalla difesa sull'effetto invalidante degli atti amministrativi nulli; la Corte osserva però che la mancata revoca non prova la legittimità degli atti e non impedisce la valutazione della loro invalidità ai fini penali

  • Decreto c.d. "Sblocca Italia"

    La difesa invocava la disciplina sul potenziamento della SCIA per mutamenti parziali; la Corte ha ritenuto che, nella fattispecie, la SCIA fosse inidonea perché il mutamento avrebbe inciso sulla destinazione prevalente e l'attività era incompatibile con lo strumento urbanistico

  • art. 318 c.p.

    Richiamato dalla difesa come reato alternativo cui ricondurre i fatti; la Corte ha invece ritenuto provata la fattispecie di corruzione propria e non ha accolto la ricostruzione alternativa proposta

  • Giurisprudenza di legittimità (es. Sez. 3, n. 26455/2016 e altre)

    La Corte ha richiamato principi consolidati secondo cui il giudice di legittimità non sostituisce la valutazione del merito né annulla per mera diversa plausibilità ricostruttiva, confermando che i giudici di merito hanno adeguatamente motivato le loro scelte probatorie

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non annulla le valutazioni di fatto dei giudici di merito se queste sono motivate e fondate su elementi probatori: le censure che chiedono una diversa valutazione probatoria sono di norma inammissibili
  • L'utilizzo della SCIA per cambi di destinazione d'uso è consentito solo quando il mutamento sia realmente parziale e compatibile con lo strumento urbanistico: se incide sulla destinazione prevalente o consente attività incompatibili, la SCIA è inidonea
  • La mancata revoca di un atto amministrativo non costituisce di per sé prova della sua legittimità nel processo penale: l'accertamento della validità o nullità degli atti resta di competenza dei giudici che valutano l'intero contesto probatorio
  • Per affermare la partecipazione di un privato a un patto corruttivo è necessario dimostrare il suo ruolo operativo e decisionale (es. direttive, assunzioni eseguite su indicazione, partecipazione materiale agli atti): mere supposizioni o l'assenza di prova diretta della firma non bastano, ma prove indirette e comportamenti organizzativi possono essere sufficienti
  • Quando la difesa propone una ricostruzione alternativa (es. diverso reato applicabile), è necessario dimostrare errori di diritto o gravi vizi di motivazione; non è sufficiente sostenere una diversa lettura più plausibile dei fatti rispetto a quella del giudice di merito

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