Cassazione Penale, Sentenza n. 47198/2022 del 14/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro l'ordinanza della Corte d'appello di Bari che aveva rigettato la richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione in relazione alla privazione della libertà subita durante un procedimento per reati di cui agli artt. 110 c.p. e 73 co.1 DPR 309/1990. Il ricorrente deduceva erronea applicazione della legge in relazione al presunto comportamento ostativo: contestava l'assenza di identificazione sul luogo del reato, la mancata operazione di sequestri di sostanza e l'insufficienza del compendio probatorio costituito esclusivamente da conversazioni intercettate, dalle quali non sarebbe emersa la prova della consegna di droga.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto congrua la valutazione del giudice della riparazione secondo cui, anche in assenza di sequestri, gli elementi a carico (in particolare conversazioni tra il ricorrente e il coimputato relative al confezionamento di dosi e all'uso di linguaggio criptico come '10 e 5 pezzi') dimostravano un comportamento che aveva contribuito a creare la falsa apparenza della sua partecipazione all'attività illecita. Perciò è stato escluso il diritto all'indennizzo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; non è stata riconosciuta la rifusione delle spese a favore del Ministero, attesa la genericità della memoria difensiva di quest'ultimo.
Norme richiamate
Norma indicata quale riferimento per il concorso di persone nel reato; citata come parte della fattispecie per la quale era stato indagato il ricorrente.
art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990
Riferimento alla normativa sugli illeciti in materia di stupefacenti; la Corte sottolinea che, pur in assenza di sequestri, il linguaggio e le attività intercettate possono essere compatibili con transazioni di droga.
art. 530, comma 2, cod. proc. pen.
L'assoluzione ai sensi dell'art. 530(2) non equivale automaticamente al diritto all'indennizzo: la sentenza ribadisce che l'indennizzo può essere escluso se è dimostrabile che l'indagato ha contribuito con dolo o colpa grave a creare la falsa apparenza di responsabilità.
Norma che disciplina il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione; la Corte la interpreta affermando che il giudice della riparazione deve verificare se il destinatario della custodia abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave, valutando autonomamente tutti gli elementi probatori disponibili.
Giurisprudenza - Sez. U., 28/11/2013, Nicosia
Sez. U., n. 51779 del 28/11/2013, Nicosia, Rv. 257606
Principio secondo cui l'indennizzo perde la sua funzione se il detenuto ha concorso a darvi causa con dolo o colpa grave; richiamata per la distinzione tra ingiustizia della detenzione e responsabilità contributiva del detenuto.
Giurisprudenza - Sez. 4, 13/11/2013, Maltese
sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013, dep. 2014, Maltese, Rv. 259082
Confermato che il giudice della riparazione valuta ex ante e autonomamente se la condotta abbia creato una falsa apparenza di illiceità, senza sindacare la responsabilità penale sostanziale.
Giurisprudenza - Sez. 4, 05/02/2019, Hosni Hachemi Ben Hassen
sez. 4 n. 27458 del 05/02/2019, Hosni Hachemi Ben Hassen, Rv. 276458
Ribadito l'obbligo del giudice della riparazione di valutare compiutamente e autonomamente tutti gli elementi probatori e di motivare adeguatamente la conclusione sulla presenza di dolo o colpa grave.
Giurisprudenza - Sez. 4, 20/10/2016, Aga
sez. 4, n. 3374 del 20/10/2016, dep. 2017, Aga, Rv. 268954
Affermato che l'uso di linguaggio in codice nelle intercettazioni può costituire comportamento ostativo ai fini dell'esclusione dell'indennizzo anche se l'attività illecita effettiva è diversa da quella per cui fu disposta la custodia.
Giurisprudenza - Sez. 4, 18/09/2009, Giovannini
n. 48029 del 18/9/2009, Giovannini, Rv. 245794
Precedente che ammette la rilevanza di condotte che manifestino occultamento o uso di codici comunicativi come elemento sintomatico di coinvolgimento in attività illecite.
Massime di principio
- L'assoluzione penale non comporta automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: è escluso quando il detenuto ha contribuito, con dolo o colpa grave, a creare la falsa apparenza della sua partecipazione al reato.
- Il giudice della riparazione compie una valutazione autonoma ed ex ante degli elementi probatori, non sindacando la responsabilità penale, ma verificando se vi sia stato un comportamento che abbia ingenerato il grave quadro indiziante.
- L'assenza di sequestri di sostanze non è di per sé dirimente: può aumentare l'onere motivazionale ma non preclude la possibilità di misure cautelari o di ritenere l'esistenza di un comportamento ostativo quando sussistono altri elementi, come linguaggio criptico e riferimenti al confezionamento.
- L'utilizzo di linguaggio in codice o di espressioni equivoche nelle intercettazioni può essere valutato come prova di comportamento ostativo, pertanto incide sulla valutazione del diritto all'indennizzo anche se non prova definitivamente la commissione del reato.
- In tema di spese processuali, la parte resistente ottiene il rimborso solo se la sua difesa ha contribuito in modo concreto alla decisione; memorie generiche e prive di specificità non giustificano la condanna per rifusione spese.
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