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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47185/2022 del 14/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione in relazione alla custodia cautelare subita dal 23/02/2010 al 16/07/2010 (poi arresti domiciliari e revoca 23/02/2011). L'imputazione originaria riguardava la partecipazione ad una associazione a delinquere transnazionale finalizzata all'evasione IVA per circa 360 milioni di euro e reati connessi (capo 1: art. 416 c.p.; capi 8 e 11: art. 110 c.p. e art. 2 D.Lgs. n.74/2000). In sede di merito Mazzitelli è stato assolto (Tribunale 17/10/2013; Corte d'appello conferma 27/09/2017, irrevocabile 10/02/2018). Nell'ordinanza impugnata la Corte d'appello aveva rigettato la domanda di riparazione ritenendo che il ruolo apicale dell'imputato, il potere di firma, la sottoscrizione di contratti, ordini di spesa e dichiarazioni IVA avessero costituito omissioni e condotte rilevanti e sinergiche rispetto all'adozione e al mantenimento della misura cautelare. Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 314 c.p.p., illogicità della motivazione e carenza della motivazione sulla gravità della colpa, nonché mancata conformità rispetto alla decisione nei confronti del coimputato Catanzariti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato l'ordinanza di rigetto della domanda di riparazione. La Corte ha ribadito il principio per cui il giudice della riparazione deve svolgere una valutazione autonoma e completa, ex ante, sulla sussistenza di dolo o colpa grave rispetto al quadro indiziario che ha portato alla misura cautelare. Applicando tali criteri al caso concreto, la Corte ha ritenuto attendibili e significativi gli elementi che indicavano il ruolo centrale del Mazzitelli (potere di firma, firma su contratti, ordini di spesa e dichiarazioni IVA, autorizzazioni ai bonifici), escludendo l'ipotesi di inconsapevolezza avanzata dalla difesa. La Corte ha ritenuto che tali atti e omissioni avessero concorso, con efficacia causale, all'adozione e al mantenimento della custodia cautelare e che sussistesse gravità della colpa. Il ricorso è stato quindi rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alle spese sostenute dal Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 416 c.p.

    Norma richiamata quale titolo dell'accusa (associazione a delinquere transnazionale). La sentenza ricorda che l'esistenza dell'associazione era ritenuta provata nell'iter penale ma questo non impedisce al giudice della riparazione di valutare autonomamente se il singolo abbia concorso con dolo o colpa grave alla falsa apparenza di colpevolezza.

  • art. 110 c.p.

    Richiamato come norma connessa ai capi di imputazione relativi alla cooperazione nei reati fiscali; utilizzato nel quadro fattuale che ha giustificato le indagini e la misura cautelare.

  • art. 2 D.Lgs. n. 74/2000

    Norma penale tributaria richiamata nei capi di imputazione (reati tributari). Anche qui la Corte distingue tra accertamento penale di merito e valutazione autonoma del giudice della riparazione sulla eventuale responsabilità per dolo o colpa grave.

  • art. 314 c.p.p.

    Invocato dal ricorrente come violato nella motivazione; la Corte di Cassazione ha ritenuto infondata la censura, poiché il giudice della riparazione ha dato motivazione adeguata e ha valutato autonomamente gli elementi indicativi di colpa grave.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. U, n. 43/1995 e altre pronunce)

    Principio secondo cui il giudizio sulla riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio penale di merito; il giudice della riparazione deve valutare ex ante, con propria logica motivazionale, se l'istante abbia dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave. La Corte ha applicato questo principio per giustificare la valutazione delle firme, del potere di firma e delle omissioni del dirigente come elementi idonei a integrare colpa grave.

Massime di principio

  • Il giudice che decide sulla riparazione per ingiusta detenzione agisce in piena autonomia rispetto al giudice penale e deve valutare ex ante se il comportamento dell'interessato abbia concorso, anche per colpa grave, alla falsa apparenza di responsabilità penale.
  • L'assoluzione penale non esclude automaticamente la sussistenza di colpa grave ai fini della riparazione: ciò che conta è se le condotte e le omissioni dell'interessato siano state fattori condizionanti dell'adozione della misura cautelare.
  • Il ruolo gerarchico e il potere di firma di un dirigente aziendale sono elementi rilevanti e possono integrare prova di colpa grave se emergono firme, autorizzazioni o omissioni riconducibili direttamente a quella figura.
  • Per ritenere assente la colpa grave è necessario un quadro motivazionale dettagliato che dimostri l'estraneità o l'inevitabile ignoranza delle condotte contestate; meri rilievi generici non sono sufficienti.
  • La non conformità della decisione rispetto a quella adottata nei confronti di altri coimputati non è di per sé decisiva: ogni domanda di riparazione richiede un accertamento autonomo basato sugli elementi specifici relativi al singolo.
  • La motivazione del giudice della riparazione deve essere adeguata, congrua e logica: censure per carenza motivazionale sono ammissibili in Cassazione se la decisione è manifestaente generica o illogica.

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