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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46352/2024 del 17/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso censura la motivazione dell'ordinanza impugnata sotto due profili: 1) insufficienti e generiche risultanze indiziarie, con la decisione del Tribunale fondata sul solo rapporto familiare con i correi e senza dimostrare una "affectio societatis"; 2) mancata prova del pericolo concreto e attuale di reiterazione della condotta criminosa, essendosi fatto riferimento a fatti risalenti (fino al 2022) e a criteri propri dell'art. 416-bis c.p., non pertinenti secondo il ricorrente.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la motivazione del Tribunale fosse adeguata: il coinvolgimento del ricorrente emergeva in modo specifico e non generico dalle captazioni (collaborazione con il fratello, gestione della cassa, conoscenza dei sodali e dei turni, condivisione degli obiettivi criminosi, partecipazione a riunione dopo l'arresto della madre, linguaggio criptico) e dalle riprese video che comprovano la sua presenza abituale nei ruoli di vedetta e pusher. Quanto al pericolo di reiterazione, la Corte ha ritenuto correttamente applicato il regime presuntivo relativo, tenuto conto dell'elevato grado di coinvolgimento, della gravità e professionalità dell'attività, nonché dei precedenti. Conseguentemente il ricorso è inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende, con gli adempimenti di cancelleria disposti ai sensi dell'art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma processuale che consente al Pubblico Ministero di proporre appello avverso l'ordinanza del GIP; qui indicata come fondamento procedurale dell'impugnazione in sede di merito.

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, commi 1 e 4

    Previsioni normative sui reati in materia di stupefacenti considerate come reati-fine a fondamento della richiesta di misura cautelare: la Corte ha ritenuto che i fatti riferiti a tali norme costituiscano gravissimi indizi giustificanti la custodia cautelare.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Citato dal ricorrente come parametro di valutazione presuntivamente non pertinente; la Corte osserva che, pur essendo distinta la fattispecie di "associazione mafiosa", i criteri valutativi sulla pericolosità e sul grado di coinvolgimento possono trovare applicazione comparativa ove rilevanti elementi di professionalità e strutturazione dell'associazione emergano dalle prove.

  • art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

    Norma regolamentare sugli adempimenti di cancelleria esecutiva cui la Corte rinvia per l'esecuzione del provvedimento di condanna alle spese e degli adempimenti conseguenti.

Massime di principio

  • Intercettazioni convergenti e riprese video, se coerenti tra loro, possono costituire base solida per ritenere sussistenti gravi indizi anche quando il rapporto tra gli indagati è di natura familiare.
  • Il vincolo di parentela non esclude di per sé la partecipazione attiva all'associazione: ciò che conta è la concreta attribuzione di compiti (pusher, vedetta, gestione cassa, partecipazione alle riunioni) e la loro ripetizione nel tempo.
  • La mera temporalità degli eventi (fatti risalenti) non annulla il pericolo di reiterazione se sussistono elementi che documentano professionalità, dedizione e precedenti specifici.
  • Per impugnare con successo una misura cautelare è necessario un motivo specifico che attacchi le singole risultanze probatorie (es. contestazione puntuale delle intercettazioni, dei video o della loro interpretazione), non una censura generica della motivazione.
  • La dichiarazione di inammissibilità è possibile quando il ricorso non illustra in modo concreto e particolareggiato il vizio dedotto, pertanto la difesa deve formulare censure circostanziate e documentate.

Testo integrale

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