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Cassazione Penale, Ordinanza n. 17859/2025 del 12/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)

La controversia

Il Procuratore Generale ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza del Tribunale che aveva assolto l'imputato dai reati contestati, sostenendo in via preliminare che, alla luce della riforma introdotta dalla legge 9 agosto 2024 n. 114 sull'art. 593, comma 2, c.p.p., la sentenza di proscioglimento non fosse più appellabile dal pubblico ministero e fosse quindi solo ricorribile per cassazione. Ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione, chiedendo l'annullamento della decisione di merito. La difesa dell'imputato ha chiesto la conferma della sentenza assolutoria.

La decisione

La Corte ha ritenuto che la nuova limitazione all'appello del pubblico ministero contro le sentenze di proscioglimento per i reati a citazione diretta non si applica alle sentenze pronunciate prima dell'entrata in vigore della legge n. 114 del 2024. Applicando il principio tempus regit actum, ha affermato che il potere di impugnazione va valutato con riferimento al momento della pronuncia della sentenza impugnata, non a quello della proposizione dell'impugnazione. Di conseguenza, ha qualificato il ricorso del Procuratore Generale come appello e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di appello di Catanzaro per il giudizio.

Norme richiamate

  • art. 336 c.p.

    Indicata come una delle norme incriminatrici contestate all'imputato.

  • art. 341-bis c.p.

    Indicata come una delle norme incriminatrici contestate all'imputato.

  • art. 337 c.p.

    Indicata come una delle norme incriminatrici contestate all'imputato.

  • art. 593, comma 2, c.p.p.

    Il pubblico ministero non può appellare contro le sentenze di proscioglimento per i reati di cui all'articolo 550, commi 1 e 2

    La Corte afferma che la modifica introdotta dalla legge n. 114 del 2024 limita l'appello del pubblico ministero per le sentenze di proscioglimento relative ai reati a citazione diretta, ma tale limite opera solo per le sentenze pronunciate dopo l'entrata in vigore della riforma.

  • art. 2, comma 1, lett. p), legge 9 agosto 2024, n. 114

    Norma che ha modificato l'art. 593, comma 2, c.p.p. ed è entrata in vigore il 25 agosto 2024 senza disciplina transitoria.

  • art. 550, commi 1 e 2, c.p.p.

    Richiamato per individuare i reati a citazione diretta cui si applica il divieto di appello del pubblico ministero.

  • art. 568, comma 5, c.p.p.

    Usato per disporre la trasmissione degli atti al giudice competente qualificando l'impugnazione come appello.

Massime di principio

  • In materia di impugnazioni penali, quando una riforma processuale interviene senza disposizioni transitorie, il regime applicabile va individuato con riferimento al momento di pronuncia del provvedimento impugnato, secondo il principio tempus regit actum.
  • Il potere di impugnazione del pubblico ministero, essendo genicamente collegato alla sentenza da impugnare, deve essere valutato in base alla disciplina vigente al momento della pronuncia della decisione e non a quella vigente al momento del deposito dell'impugnazione.
  • La preclusione per il pubblico ministero all'appello contro le sentenze di proscioglimento per i reati di cui all'art. 550, commi 1 e 2, c.p.p. non opera retroattivamente rispetto alle sentenze pronunciate prima dell'entrata in vigore della legge che l'ha introdotta.
  • Quando un mezzo di impugnazione è stato erroneamente qualificato, il giudice deve riqualificarlo secondo la sua effettiva natura e trasmettere gli atti al giudice competente per il relativo grado di giudizio.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale

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