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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 323/2025 del 07/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame che ha confermato la misura cautelare in carcere, contestando la sussistenza dei gravi indizi in relazione al delitto di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione (11/11/2021, in danno di Giovanni Attimonelli). Sostiene che gli atti descritti non superano la soglia del tentativo di sequestro a fini estorsivi e al massimo configurano violenza privata (art. 610 c.p.), lamentando illogicità e carenza motivazionale per mancata verifica dell'inidoneità degli atti, per difetto di univocità e concordanza degli indizi e per il richiamo a delitti commessi in zona non attribuibili al gruppo del ricorrente. Ha inoltre depositato motivi nuovi in udienza.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il Tribunale del riesame ha adeguatamente motivato la sussistenza dei gravi indizi a carico dell'imputato, valutando in modo unitario gli elementi probatori: pedinamenti protratti, invio di lettere estorsive prima e dopo l'episodio, l'intervento di un commando armato che ha bloccato e accerchiato il veicolo della vittima, la finalità estorsiva desumibile dalla continuità del disegno criminoso. La Corte ha richiamato la distinzione tra gravità indiziaria per misure cautelari (probabilità qualificata) e prova indiziaria ai fini di merito; ha escluso carenza o manifesta illogicità della motivazione del Tribunale e ha ritenuto legittima la qualificazione del fatto come tentato sequestro a scopo di estorsione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali; è disposto l'invio di copia del provvedimento al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Per le misure cautelari la 'gravità indiziaria' consiste in una probabilità qualificata di responsabilità; non è richiesta la prova oltre ogni ragionevole dubbio.
  • In sede cautelare il giudice può fondare la misura su un quadro indiziario unitario e compiuto anche se composto da prove indirette, purché la motivazione sia logica, motivata e non contraddittoria.
  • La valutazione degli indizi ai fini cautelari può tener conto della continuità del disegno criminoso (antecedenti e conseguenti condotte, lettere minatorie, pedinamenti) per ricavare la finalità dell'atto contestato.
  • L'art. 192 c.p.p. (indizi plurimi, precisi e concordanti) è principio centrale in sede di prova indiziaria di merito; in materia cautelare la sua applicazione non è automatica e la giurisprudenza ammette un diverso grado di valutazione, ma il giudice deve comunque dare adeguata e logica motivazione.
  • Le doglianze in cassazione che richiedono una riconsiderazione dei fatti o una diversa valutazione di merito sono inammissibili: il controllo della Corte è limitato alla verifica della completezza, logica e non contraddittorietà della motivazione.
  • In situazioni analoghe la difesa dovrebbe cercare di dimostrare l'esistenza di spiegazioni alternative plausibili, l'assenza di collegamento univoco tra atti preparatori e finalità estorsiva, o contraddizioni rilevanti nella ricostruzione fattuale per colpire la motivazione come manifestamente illogica.
  • Il deposito di motivi nuovi in udienza può essere ammesso, ma la loro efficacia dipende dalla rilevanza e dalla capacità di incidere sulla logica argomentativa adottata dal giudice di merito.

Testo integrale

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