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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 297/2025 del 07/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Verre era stato ritenuto colpevole di essersi allontanato senza autorizzazione dall'abitazione in cui era sottoposto agli arresti domiciliari, collocandosi su una panchina in luogo pubblico e violando il divieto di comunicare con persone non conviventi. In primo grado era stato assolto; la Corte d'appello di Catanzaro, in riforma su appello del PM, lo ha condannato ex art. 385 cod. pen. Il ricorso in Cassazione impugnava la condanna deducendo: (1) insufficiente valutazione della minima offensività del fatto, temporaneità e assenza di volontà colpevole di evadere; (2) vizio di motivazione per avere la Corte d'appello disatteso argomentazioni del Tribunale e della difesa senza esplicitare i criteri di valutazione delle prove.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché esso non si confronta con le argomentazioni svolte dalla Corte d'appello, richiamando i principi consolidati di giurisprudenza secondo cui il ricorso deve specificamente affrontare le ragioni della decisione impugnata. La sentenza impugnata (condanna per evasione) resta dunque confermata. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen.

    condannato Raffele Verre ex art. 385 cod. pen. per essersi allontanato senza autorizzazione dalla abitazione in cui era collocato agli arresti domiciliari

    la condotta di allontanamento dagli arresti domiciliari è stata qualificata come reato di evasione ai sensi della norma richiamata

  • art. 9 legge 27 dicembre 1956 n. 1423

    già condannato in precedenza tre volte per evasione, per il reato ex art. 9 legge 27 dicembre 1956 n. 1423

    i precedenti specifici di evasione sono stati considerati rilevanti nella valutazione della responsabilità e del rischio di recidiva, influenzando la valutazione della condotta contestata

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Dalla inammissibilità del ricorso deriva, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al pagamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende

    la norma consente la condanna del ricorrente al pagamento di spese e di una somma a titolo di ammenda quando il ricorso è dichiarato inammissibile

Massime di principio

  • L'allontanamento, anche temporaneo, dagli arresti domiciliari può integrare il reato di evasione se comporta violazione del divieto di comunicare o espone a tale rischio; la 'minima offensività' deve essere provata concretamente e non è automaticamente esimente
  • Precedenti specifici di evasione aggravano la posizione del soggetto e aumentano la probabilità che la condotta venga ritenuta penalmente rilevante
  • In Cassazione i ricorsi che non affrontano punto per punto le argomentazioni della corte territoriale sono spesso dichiarati inammissibili: è essenziale confrontarsi direttamente con le ragioni della decisione impugnata
  • Chi impugna deve fornire elementi concreti (testimonianze, prove documentali, giustificazioni straordinarie) per dimostrare l'assenza di dolo di evasione o l'effettiva innocuità della condotta
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare non solo il rigetto della domanda ma anche l'obbligo di pagare le spese processuali e somme a titolo di ammenda ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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