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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34241/2024 del 11/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Lecce del 09/10/2023 che aveva confermato la condanna di Marco Maci (Tribunale di Lecce, 17/03/2017) per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in qualità di amministratore (di diritto e poi di fatto) della società Maci Marco s.r.l. Contestata la distrazione di consistenti somme dalla società fallita a favore di imprese riconducibili all'imputato ("La Mea di Marco Maci" e "Marco Maci e C. s.a.s.") e l'irregolare tenuta delle scritture contabili che avrebbe ostacolato la ricostruzione del patrimonio. I difensori hanno dedotto travisamento della prova per omissione di documenti/contratti (affitto ramo d'azienda, atti di acquisto Frosio, contratti di brokeraggio), mancata acquisizione di registri di carico e scarico, erronea qualificazione della fattispecie (bancarotta semplice vs fraudolenta documentale) e richiesta di un trattamento sanzionatorio più lieve.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ne ha rigettato le censure. Ha confermato che, in presenza di "doppia conforme" (sentenza di primo grado confermata in appello), non è necessario che il giudice d'appello affronti dettaglio per dettaglio tutte le deduzioni difensive; molte censure sono state valutate come quesiti di merito non sindacabili in cassazione. La Suprema Corte ha ritenuto legittime le conclusioni dei giudici di merito circa l'inesistenza di rapporti commerciali giustificativi delle somme trasferite, la fittizià di alcune operazioni (es. finanziamento da "La Mea"), la legittimità della qualificazione di "bancarotta fraudolenta documentale" e la riconducibilità dell'attività gestionale dell'imputato alla figura di amministratore di fatto. Ha altresì rigettato le doglianze sulla mancata acquisizione del registro di carico e scarico, ritenendolo non decisivo e non sostitutivo delle evidenze contabili mancanti. Confermata la condanna e la pena (5 anni di reclusione), le sanzioni accessorie e l'obbligo di risarcimento alla parte civile.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    Regola i motivi di ricorso per cassazione; nella sentenza è richiamato il limite della sindacabilità della valutazione di merito e l'inammissibilità della mera richiesta di rivalutazione delle risultanze probatorie

  • art. 603 c.p.p.

    Disciplina la richiesta di assunzione di prova decisiva; il ricorso relativo alla mancata acquisizione di registri è stato ritenuto infondato per mancata dimostrazione della rilevanza decisiva del documento

  • art. 217 legge fallimentare

    Richiamato nella discussione sulla qualificazione della condotta contabile; la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione come bancarotta documentale fraudolenta in presenza di scritture alterate o criptiche che impediscono la ricostruzione patrimoniale

  • art. 216 legge fallimentare

    Norma sulle condotte rilevanti in materia fallimentare (distrazione/occultamento di beni); la sentenza applica il principio che l'amministratore deve dimostrare la destinazione dei beni non rinvenuti

  • art. 87 legge fallimentare

    Richiama l'obbligo di verità del fallito circa la destinazione dei beni; la giurisprudenza citata sancisce l'inversione probatoria quando beni non sono rinvenuti dalla procedura

  • art. 2214 e art. 2215 c.c.

    Richiamati in relazione agli obblighi di tenuta delle scritture contabili; la Corte ha ritenuto che irregolarità formali non eliminino automaticamente la rilevanza penale se le scritture sono state falsificate o rese inidonee alla ricostruzione patrimoniale

  • art. 2639 c.c.

    Definizione e criteri per individuare l'amministratore di fatto: occorre esercizio continuativo e significativo dei poteri gestori; la Corte ha ritenuto sussistenti gli elementi di fatto per questa qualifica

  • art. 132 c.p.

    Discrezionalità del giudice nel determinare la pena entro i limiti di legge; la Corte ha ritenuto congrua la misura inflitta, entro poco oltre il minimo edittale

Massime di principio

  • In presenza di una "doppia conforme" (prima e seconda decisione concordi) la Corte d'appello non è obbligata a confutare punto per punto ogni deduzione difensiva: la valutazione delle prove resta principalmente di merito e è limitata la possibilità di sindacato in Cassazione
  • Le censure che richiedono una rivalutazione dei fatti e della credibilità delle prove sono, di regola, inammissibili in Cassazione; il rimedio va esercitato in sede di merito
  • L'onere di spiegare la destinazione di beni mancanti grava sull'amministratore: l'assenza di giustificazioni plausibili sul destino dei cespiti è elemento probatorio a favore della distrazione
  • Documenti generici o registri tecnici (es. registro carico/scarico vini) devono essere indicati come decisivi e prodotti dalla difesa se si pretende che la loro mancata acquisizione configuri vizio: la sola ammissione in udienza senza effettiva acquisizione non basta a impugnare la decisione
  • La qualificazione tra bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta documentale dipende dalla natura delle alterazioni contabili: se le scritture sono rese inidonee o falsificate in modo da ostacolare la ricostruzione patrimoniale, è legittima l'imputazione fraudolenta
  • Per l'attribuzione della qualifica di amministratore di fatto servono elementi concreti di esercizio continuativo e significativo di poteri gestori; la mera titolarità formale o la presenza di un amministratore di diritto non esclude la responsabilità di chi agisce de facto
  • La valutazione del trattamento sanzionatorio resta discrezionale per il giudice di merito entro i limiti di legge; contestazioni meramente soggettive sull'entità della pena richiedono argomentazioni solide per essere accolte in sede di legittimità

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