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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34221/2024 del 11/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti (difensori degli imputati) hanno impugnato la sentenza di appello per plurime ragioni: errata qualificazione giuridica di singoli capi di imputazione; mancato riconoscimento della fattispecie più favorevole (art. 73 d.P.R. 309/90 comma 5) per alcuni capi; carenza o contraddittorietà della motivazione, in particolare sull'interpretazione delle intercettazioni e sul rapporto fra capo aggregato e c.d. capi satellite; violazioni nella determinazione della pena (artt. 132, 133 cod. pen.), nel calcolo degli aumenti per continuazione e nei bilanciamenti tra attenuanti e aggravanti (art. 62-bis cod. pen.); omissione di derubricazione in illecito amministrativo (art. 75 d.P.R. 309/90) e contestata illegittimità della recidiva. Il Procuratore generale ha impugnato l'assoluzione, deducendo vizio di motivazione e insufficiente valutazione globale delle prove per tre imputati (Spinelli, Zhejani, Smajlaj), ritenendo che la sentenza di appello non avesse valutato correttamente tutti gli elementi probatori emersi in primo grado.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso del Procuratore generale sia tutti i ricorsi proposti dagli imputati. Principali ragioni della declaratoria di inammissibilità: il ricorso del Procuratore generale si limitava a chiedere una rivalutazione del compendio probatorio (materia riservata al giudice di merito) senza dedurre un vizio di diritto idoneo; molte doglianze dei difensori attaccavano valutazioni di fatto (interpretazione delle intercettazioni, valutazione della prova) che in sede di legittimità sono sindacabili solo nei casi di manifesta illogicità o errore giuridico, non ravvisati; alcuni ricorrenti avevano parzialmente rinunciato a motivi d'appello in sede di appello, con il conseguente passaggio in giudicato degli aspetti rinunciati e l'improcedibilità delle relative censure in Cassazione; la Corte territoriale aveva fornito motivazione congrua, esauriente e non manifestamente illogica in ordine alle scelte di merito (assoluzioni per insufficienza di indizi per Spinelli, Zhejani, Smajlaj; conferme o rideterminazioni della pena e del trattamento sanzionatorio per gli altri imputati). Di conseguenza i ricorsi sono stati respinti/ dichiara ti inammissibili e la sentenza di appello è rimasta sostanzialmente impregiudicata.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che la deduzione di mera errata o omessa valutazione degli elementi di prova, essendo questione di fatto, non è idonea a fondare la cassazione quando assuma la forma di doglianza sulla motivazione: il sindacato in Cassazione è limitato e non può sostituirsi alla valutazione di merito.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    lett. e) (limiti alle censure sul vizio di motivazione)

    I limiti di ammissibilità delle doglianze di motivazione impediscono di trasformare una contestazione di fatto in una presunta violazione normativa; la Cassazione verifica se la motivazione sia congrua e non manifestamente illogica, non se essa condivida valutazioni di merito.

  • art. 597, comma 5, cod. proc. pen.

    Relativamente alla sospensione condizionale della pena, la Corte afferma che la mancata richiesta in sede di appello preclude, di norma, il dedurla come vizio in cassazione; il potere-dovere del giudice d'appello di applicare benefici d'ufficio non rende deducibile in Cassazione la non decisione se non sollecitata dalle parti.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    La distinzione tra comma 4 (reato più grave) e comma 5 (ipotesi meno grave/minimale) è questione di qualificazione che può dipendere da accertamenti sulla quantità/principio attivo e sulle modalità; la Corte ha ritenuto che in diversi casi la prova fosse ritenuta sufficiente per la fattispecie più grave, mentre le doglianze basate su mancanza di riscontri analitici sono valutazioni di fatto.

  • art. 74 d.P.R. 309/1990

    Richiamato come normativa collegata alle ipotesi di traffico e compravendita di stupefacenti; le censure sulla sua applicazione sono state trattate come questioni di merito.

  • art. 80 d.P.R. 309/1990

    Riguarda l'aggravante speciale per diffusività/penetrabilità del traffico di stupefacenti: la Corte d'Appello ha motivato la sussistenza dell'aggravante per certe cessioni di considerevole quantità, e tale valutazione è insindacabile a meno di manifesta illogicità.

  • artt. 132 e 133 cod. pen.

    Norme sul trattamento della pena e sul calcolo della pena base e della pena individuale: le critiche sulla determinazione della pena sono sindacabili in Cassazione solo per vizio di motivazione o arbitrio, non per semplice dissenso sulla discrezionalità del giudice di merito.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Principio del bilanciamento tra aggravanti e attenuanti: la Corte territoriale ha esercitato il giudizio comparativo e la Cassazione lo ha ritenuto adeguatamente motivato e non manifestamente illogico.

  • art. 75 d.P.R. 309/1990

    Riferito dalla difesa di Asseliti per chiedere derubricazione in illecito amministrativo; la Corte di merito ha ritenuto la condotta non minima sulla base degli elementi (intercettazioni e contesti) e la questione è stata trattata come valutazione di fatto non censurabile in Cassazione.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato con riguardo al principio secondo cui valutazioni diverse di altri giudici non vincolano il giudice di merito: la Corte di appello può ritenere diversa la gravità di una cessione rispetto ad altri casi, valutazione che esula dal sindacato di legittimità se motivata.

Massime di principio

  • La Cassazione non riesamina i fatti: censure basate sulla diversa interpretazione delle intercettazioni o sulla valutazione della prova sono, di regola, inammissibili salvo che emergano vizi di motivazione manifesti e rilevanti dal punto di vista giuridico.
  • La rinuncia parziale ai motivi d'appello (es. rinuncia alle censure relative alla responsabilità e alla qualificazione del reato) trasforma in giudicato quei profili e ne impedisce la rinnovazione in Cassazione.
  • Per ottenere riforme in sede di legittimità occorre dedurre errori di diritto o vizi logico-giuridici della motivazione, non semplici contrasti sulla valutazione delle prove o sulla scelta discrezionale del trattamento sanzionatorio.
  • La determinazione delle attenuanti/aggravanti e il bilanciamento fra esse è giudizio tipicamente di merito; la Cassazione interviene solo se la motivazione è contraddittoria, insufficiente o manifestamente illogica.
  • La mancata richiesta di benefici (es. sospensione condizionale della pena) nel giudizio di merito può precluderne il rilievo in cassazione, salvo specifiche eccezioni previste dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite.
  • Quando il ricorso del Pubblico Ministero si limita a richiedere una diversa valutazione del materiale probatorio già valutato dal giudice di merito senza dedurre un vizio di diritto, la Cassazione lo dichiara inammissibile.
  • Le questioni relative alla riqualificazione del reato in relazione alla consistenza qualitativa/quantitativa delle sostanze (ad es. comma 5 vs comma 4 art. 73 d.P.R. 309/90) richiedono riscontri tecnici e fattuali: se la Corte di merito li ritiene acquisiti, la Cassazione non li rimetterà in discussione se la motivazione è congrua.
  • Per preparare un ricorso per cassazione efficace è necessario: individuare specifici errori di diritto o vizi di motivazione formali/giuridici; evitare di trasformare in diritto contestazioni di fatto; documentare eventuali allegazioni nuove non ancora valutate in grado di inficiare la motivazione.

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