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Cassazione Penale, Ordinanza n. 35298/2025 del 29/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bologna che lo aveva condannato per detenzione/cessione di stupefacenti e per resistenza a pubblico ufficiale. Con il primo motivo ha contestato la mancata riqualificazione del fatto nel fatto di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, sostenendo che la condotta dovesse essere ricondotta a tale ipotesi attenuata. Con il secondo motivo ha censurato la mancata assoluzione dal reato di resistenza a pubblico ufficiale ex art. 337 c.p., assumendo che non vi fosse stato alcun evento lesivo dell'incolumità degli agenti intervenuti. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo ripetitivo di censure già esaminate e respinte dai giudici di merito, che avevano valorizzato l'inserimento dell'imputato in un'organizzata e professionale attività di spaccio e il possesso di rilevanti quantità di dosi; ha inoltre ritenuto il secondo motivo privo di specificità perché non confrontato con la motivazione di merito, fondata su una condotta attiva di violenza fisica contro gli agenti.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il primo motivo reiterasse questioni già valutate e disattese in appello, mentre il secondo non si confrontasse in modo specifico con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva accertato atti di violenza fisica contro gli operanti. Conseguentemente, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    norma incriminatrice base in materia di stupefacenti; la sentenza impugnata aveva affermato la responsabilità per tale fattispecie.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    ipotesi di lieve entità esclusa dai giudici di merito in ragione dell'inserimento dell'imputato in una attività di spaccio organizzata e professionale e delle rilevanti quantità di dosi detenute.

  • art. 337 c.p.

    reato di resistenza a pubblico ufficiale; la Corte territoriale lo aveva ritenuto integrato sulla base di atti di violenza fisica posti in essere dall'imputato contro gli agenti.

  • art. 616 c.p.p.

    base del sistema sanzionatorio per il ricorso inammissibile, richiamato indirettamente dalla condanna alle spese e alla somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La qualificazione del fatto come ipotesi lieve in materia di stupefacenti richiede una valutazione complessiva della concreta offensività della condotta; è legittimo escluderla quando emergano organizzazione, professionalità dell'attività di spaccio e quantità non trascurabili di sostanza o dosi.
  • In sede di legittimità non sono ammissibili censure meramente ripetitive di questioni già affrontate e disattese con motivazione congrua dai giudici di merito.
  • Il motivo di ricorso deve confrontarsi specificamente con la ratio decidendi della sentenza impugnata; la sua mancanza determina inammissibilità per difetto di specificità.
  • Il reato di resistenza a pubblico ufficiale può essere integrato da una condotta attiva di violenza fisica contro gli operanti, senza che sia necessario un autonomo evento lesivo in senso stretto.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniResistenza e oltraggio a pubblico ufficiale
RamiStupefacentiProcesso penaleReati contro la PA
SottomaterieLieve entità
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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