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Sentenza

Sentenza n. 4282/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6

per la riforma della sentenza del T.R.G.A. – Sezione Autonoma di Bolzano n. 315 del 30 dicembre 2024.

Giustizia amministrativa202502005

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TRGA - Sezione autonoma di Bolzano che aveva annullato l'autorizzazione della Commissione locale per i masi chiusi al distacco di una particella da un maso chiuso

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al ricorrente (proprietari appellanti)

Prevale il privato

La controversia

Gli appellanti hanno contestato, anzitutto, l'ammissibilità del ricorso di primo grado per carenza di legittimazione e interesse a ricorrere dei proprietari confinanti. Secondo gli appellanti, questi ultimi non avrebbero vantato una posizione differenziata rispetto al procedimento relativo all'autorizzazione al distacco della particella dal maso chiuso, ma avrebbero fondato la propria legittimazione su effetti meramente riflessi e ipotetici collegati all'acquisto della proprietà e al progetto edilizio. L'interesse sarebbe inoltre venuto meno dopo l'annullamento definitivo del permesso di costruire, non essendo l'autorizzazione della Commissione locale un atto presupposto dotato di autonoma lesività. In subordine, gli appellanti hanno dedotto l'erroneità della sentenza nel merito, lamentando travisamento dei fatti, difetto di motivazione e violazione della normativa provinciale sui masi chiusi, della legge provinciale richiamata nel provvedimento, degli artt. 1, 3 e 21-octies l. 241/1990 e degli artt. 42 e 44 Cost. La Provincia autonoma di Bolzano, soccombente in primo grado, ha aderito all'appello senza proporre un appello autonomo. Gli appellati hanno eccepito l'inammissibilità dell'intervento della Provincia e hanno sostenuto la permanenza dell'interesse, prospettando la possibile ripresentazione del progetto edilizio.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile l'intervento della Provincia autonoma di Bolzano, rilevando che, quale parte soccombente in primo grado, avrebbe dovuto proporre un appello principale o incidentale autonomo. Nel merito, ha ritenuto che il ricorso di primo grado fosse divenuto improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il permesso di costruire, rispetto al quale l'autorizzazione al distacco dal maso chiuso era prospettata come atto presupposto, era stato infatti definitivamente annullato. L'eventuale annullamento dell'autorizzazione non avrebbe quindi potuto procurare agli appellati un'utilità concreta, diretta e attuale, ma soltanto un'utilità futura e incerta. La sentenza di primo grado è stata conseguentemente annullata senza rinvio. Il giudice ha precisato che, qualora in futuro fosse rilasciato un nuovo permesso di costruire lesivo, gli interessati non sarebbero preclusi dal dedurre anche censure riguardanti l'autorizzazione presupposta, poiché sulla pronuncia in rito non si forma il giudicato sostanziale ex art. 2909 c.c. La sopravvenuta carenza di interesse rilevata in appello produce effetti anche sul ricorso di primo grado, in ragione dell'unitarietà del rapporto processuale nei due gradi. Le spese di primo grado sono rimaste regolate dalla sentenza appellata; quelle del giudizio di appello sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 7 c.p.a.

    È stato richiamato dagli appellanti in relazione alla titolarità di una posizione differenziata e alla legittimazione a ricorrere; la sentenza ha deciso la controversia per sopravvenuta carenza di interesse senza definire nel merito tale questione.

  • art. 21-octies l. 241/1990

    È stato invocato dagli appellanti tra i parametri di legittimità dell'autorizzazione, ma non è stato applicato nella decisione, definita in rito.

  • art. 2909 c.c.

    Una sentenza in rito che dichiara l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse non definisce il merito della controversia e non forma giudicato sostanziale; pertanto, in un eventuale futuro giudizio, potranno essere riproposte censure relative all'autorizzazione presupposta.

Massime di principio

  • Quando l'atto direttamente lesivo è stato definitivamente annullato, l'impugnazione di un atto asseritamente presupposto diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse se il suo eventuale annullamento non può più procurare al ricorrente un'utilità concreta, diretta e attuale, ma soltanto un'utilità futura e incerta.
  • La sopravvenuta carenza di interesse al ricorso di primo grado può essere rilevata nel giudizio d'appello, poiché il rapporto processuale amministrativo resta unitario nei due gradi; il giudice d'appello annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dichiara improcedibile il ricorso originario.
  • La parte pubblica soccombente in primo grado non può limitarsi a intervenire adesivamente nell'appello altrui, ma deve proporre autonomamente appello principale o incidentale per sottoporre al giudice d'appello le proprie contestazioni contro la sentenza.
  • La pronuncia che dichiara l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse è una decisione in rito e non produce giudicato sostanziale sul merito delle censure; qualora sopravvenga un nuovo atto lesivo, le censure contro l'atto presupposto possono essere nuovamente dedotte, ferma la verifica dell'ammissibilità dell'azione nel nuovo giudizio.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilitàAppello
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseLegittimazione e interesse a ricorrere

Testo integrale

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