Cassazione Civile, Ordinanza n. 27624/2023 del 29/09/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (lavoratore)
La controversia
La lavoratrice aveva prestato attività con una serie di contratti a tempo determinato presso un Comune per il periodo 2006-2014, lamentando l'abusiva reiterazione dei termini per oltre 36 mesi, con alcuni contratti su organico di diritto. In primo grado era stata respinta la domanda di conversione dei rapporti e di pagamento delle retribuzioni maturate nei mesi estivi e degli scatti biennali, mentre era stata accolta la domanda di parificazione del trattamento rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. In appello il giudice aveva ritenuto che la partecipazione a un concorso riservato, con riserva di posti, integrasse una concreta possibilità di accesso privilegiato al pubblico impiego idonea a neutralizzare l'abuso. Con il ricorso per cassazione la lavoratrice ha denunciato la violazione della clausola 5 dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, in relazione all'art. 32, comma 5, L. 183/2010, all'art. 4 L. 124/1999, all'art. 36 d.lgs. 165/2001 e all'art. 5 d.lgs. 368/2001, sostenendo che il solo fatto di avere partecipato a procedure concorsuali con posti riservati non esclude il risarcimento del danno comunitario, perché la possibilità di stabilizzazione era solo astratta e aleatoria, non avendo ella ottenuto la stabilizzazione dal Comune e non essendo sufficiente la mera eventualità di scorrimento delle graduatorie.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso. Ha chiarito che l'effetto 'sanante' della stabilizzazione nel pubblico impiego privatizzato opera solo quando vi sia una effettiva stabilizzazione o, comunque, una certezza di accesso privilegiato al posto in tempi certi e ravvicinati; invece, una mera chance astratta e aleatoria non è misura proporzionata, effettiva e sufficientemente energica per sanzionare l'abuso e cancellarne le conseguenze. Poiché la lavoratrice non era stata effettivamente stabilizzata dal Comune e non aveva superato la prova scritta del concorso, la Corte ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Bologna in diversa composizione, anche per le spese, affinché riesamini la controversia attenendosi al principio di diritto enunciato e valutando le questioni rimaste assorbite o non decise.
Norme richiamate
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
Norma processuale utilizzata come parametro di deduzione della violazione di legge nel ricorso per cassazione.
clausola 5 dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE
È la regola eurounitaria che impone misure idonee a prevenire e sanzionare l'abuso nella reiterazione di contratti a termine; la mera chance di stabilizzazione non basta a soddisfarne le esigenze.
Richiamato in connessione con la disciplina della tutela risarcitoria per l'abuso del termine nel lavoro pubblico.
Richiamato quale norma del quadro interno sul reclutamento e sui rapporti a termine nel settore pubblico.
Richiamato per la disciplina dell'utilizzo dei contratti a termine nel pubblico impiego privatizzato e delle conseguenze dell'uso illegittimo.
Richiamato per la disciplina dei contratti a termine e della loro reiterazione abusiva.
art. 1, commi 95 ss., L. 107/2015
Nel richiamo alla giurisprudenza precedente, la stabilizzazione prevista per il personale scolastico è indicata come misura satisfattiva solo in presenza di effettivo accesso al ruolo o di certezza di accesso privilegiato in tempi certi e ravvicinati.
art. 1, comma 109, L. 107/2015
Serve a delimitare il periodo entro il quale deve essere certo e ravvicinato l'accesso privilegiato al pubblico impiego perché la stabilizzazione abbia efficacia sanante.
art. 1, commi 228 bis e ter, L. 208/2015
Citati nel controricorso, ma ritenuti irrilevanti ai fini della decisione perché la causa va riesaminata dal giudice di rinvio.
art. 17 d.l. 113/2016, conv. in L. 160/2016
Citato nel controricorso quale base della procedura di stabilizzazione del 2017, ma non considerato decisivo dalla Corte di cassazione nel giudizio di legittimità.
Richiamato solo per la memoria depositata in sede di legittimità.
Massime di principio
- Nel pubblico impiego privatizzato, l'effetto satisfattivo della stabilizzazione rispetto al danno da abusiva reiterazione dei contratti a termine presuppone una effettiva immissione in ruolo oppure una concreta e certa possibilità di accesso privilegiato al posto in tempi certi e ravvicinati; una mera chance astratta e aleatoria non è sufficiente.
- L'efficacia 'sanante' della stabilizzazione richiede una stretta correlazione soggettiva e oggettiva tra l'abuso dei contratti a termine e la successiva procedura di stabilizzazione: deve trattarsi del medesimo datore di lavoro pubblico e deve esistere un rapporto di causa-effetto tra l'abuso e l'assunzione a tempo indeterminato.
- Quando la stabilizzazione non sia avvenuta o non sia stata realmente accessibile in modo certo e prossimo, permane il diritto del lavoratore al risarcimento del danno da abuso del termine secondo i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità e in conformità all'accordo quadro eurounitario.
- In sede di rinvio, il giudice di merito deve uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Cassazione per i punti già decisi, ma deve riesaminare ex novo i fatti e le eccezioni rimaste assorbite o non definite nei precedenti gradi di giudizio.
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