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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17650/2024 del 03/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della custodia cautelare per i reati di partecipazione ad associazione di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.), usura, estorsione, reati in materia di armi e di stupefacenti. La difesa ha proposto tre motivi principali: carenza e vizio di motivazione sulla gravità indiziaria del delitto associativo (si censurava l'insufficienza delle intercettazioni e delle fonti citate a dimostrazione dell'esistenza e dell'operatività della cosca "Pullano", nonché la mancata considerazione di elementi che avrebbero smontato la tesi mafiosa); mancata e non autonoma valutazione, ai sensi dell'art. 292 c.p.p., delle contestazioni in materia di armi (motivazione indifferenziata per tutti gli indagati e per tutti i capi); carenza di motivazione circa l'aggravante speciale di cui all'art. 416-bis.1 c.p. nella sua declinazione agevolativa per tutti i capi contestati.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Sul primo motivo la Corte ritiene che il Tribunale abbia fornito motivazione congrua: intercettazioni e altri elementi indiziari indicano l'esistenza e l'operatività della 'ndrina Pullano, la disponibilità di armi, la partecipazione a delitti (usura, estorsione, voto di scambio) e i rapporti con altre famiglie mafiose; inoltre la giurisprudenza consente di attribuire rilevanza alla appartenenza a una 'locale anche senza sentenze definitive che accertino la capacità intimidatoria. Il secondo motivo relativo alle armi è ritenuto generico e manifestamente infondato: il Tribunale aveva indicato episodi specifici ricavati dalle intercettazioni che individuano il coinvolgimento del ricorrente; l'aggravante speciale è motivata come finalisticamente collegata all'attività del gruppo. Il terzo motivo è inammissibile per genericità rispetto ai dati fattuali già indicati nell'ordinanza. Conseguentemente il ricorso è rigettato, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e non è disposta la rimessione in libertà; si applicano altresì le disposizioni di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In sede di giudizio di legittimità su misure cautelari la Corte verifica principalmente la congruenza e la logicità della motivazione del giudice di merito; non sostituisce il proprio sindacato di merito, salvo vizi logici o di diritto evidenti.
  • Per la configurazione dell'art. 416-bis in ambito calabrese ("locale"), non è sempre necessario che sia già accertata giudizialmente la capacità intimidatoria: la prova indiziaria può essere costituita da intercettazioni, delitti ripetuti, possesso di armi e rapporti con altre consorterie.
  • Le censure sulla mancata autonoma valutazione di singoli capi devono essere specificamente documentate: il ricorrente deve allegare il provvedimento genetico e la richiesta del PM nella loro integralità per consentire l'esame in Cassazione.
  • L'aggravante speciale (agevolazione mafiosa) può essere desunta da elementi che mostrino il nesso finalistico tra condotte (es. detenzione/uso di armi) e l'attività collettiva del gruppo criminoso.
  • Censure generiche o prive di riferimenti documentali precisi sono destinate all'inammissibilità o al rigetto: occorre contestare puntualmente le parti della motivazione ritenute viziati e indicare l'elemento probatorio mancante o erroneamente valutato.

Testo integrale

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