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Cassazione Civile, Ordinanza n. 16114/2026 del 25/05/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un professionista incaricato nel 2000 di aggiornare il progetto esecutivo, dirigere e contabilizzare i lavori e coordinare la sicurezza per le opere di completamento di un ospedale aveva convenuto in giudizio l'azienda sanitaria contraente chiedendo un maggiore compenso professionale, calcolato secondo il d.m. 4 aprile 2001, assumendo che la convenzione richiamasse la disciplina legale sui minimi tariffari inderogabili. In subordine chiedeva il residuo importo ancora dovuto. La Corte d'appello aveva ritenuto che la convenzione contenesse una disciplina pattizia specifica del compenso, con richiamo solo generico alla legge di settore e che il d.m. 4 aprile 2001 non fosse applicabile perché successivo alla stipula del contratto. Con il ricorso per cassazione si denunciava: 1) violazione degli artt. 17, commi 12-bis, 14-bis, 14-ter e 14-quater, della l. n. 109/1994, sostenendo che il rinvio alla legge fosse ricettizio e senza limiti temporali, quindi comprensivo dei minimi introdotti dal d.m. 4 aprile 2001; 2) violazione del d.m. 4 aprile 2001, perché attuativo della legge richiamata e poi recepito dalla l. n. 166/2002; 3) violazione dell'art. 92, comma 4, del d.lgs. n. 163/2006 e dell'art. 2, comma 1, lett. t), del d.lgs. n. 152/2008, assumendo che la disciplina dei minimi tariffari sarebbe rimasta operativa sino all'abrogazione del 2008 e comunque fino alla conclusione dell'incarico.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso. Ha dichiarato inammissibili le censure dirette a ottenere una diversa interpretazione della convenzione, perché non denunciate come violazione dei canoni ermeneutici ma come mera contrapposizione di una lettura alternativa. Ha poi ritenuto infondate le doglianze di violazione di legge, affermando che i minimi tariffari applicabili sono quelli vigenti al momento della conclusione della convenzione; i minimi introdotti dal d.m. 4 aprile 2001 e poi recepiti dalla l. n. 166/2002 non possono incidere su un contratto già stipulato nel 2000. Ha inoltre osservato che la disciplina sopravvenuta sull'inderogabilità dei minimi non poteva operare retroattivamente e che il successivo quadro normativo del d.lgs. n. 163/2006 e del d.lgs. n. 152/2008 non mutava l'esito della controversia. I ricorrenti sono stati condannati in solido alle spese e al raddoppio del contributo unificato, ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 2233 c.c.

    il compenso del professionista intellettuale si determina anzitutto secondo l'accordo delle parti e solo in mancanza secondo tariffe o usi; se esiste una pattuizione, questa prevale salvo nullità per specifiche norme imperative

  • artt. 1362 ss. c.c.

    la censura in cassazione deve investire la violazione dei canoni ermeneutici e non può risolversi nella mera proposta di una diversa interpretazione del contratto

  • art. 11 preleggi

    la norma che introduce un divieto opera solo per l'avvenire e non può incidere retroattivamente su rapporti già perfezionati

  • art. 1339 c.c.

    l'inserzione automatica di prezzi imposti dalla legge opera solo dopo l'entrata in vigore della norma che li prevede

  • art. 17, commi 12-bis, 14-bis, 14-ter e 14-quater, l. n. 109/1994

    nel settore dei lavori pubblici ha previsto, nel periodo di vigenza considerato, l'inderogabilità dei minimi tariffari e la nullità dei patti contrari

  • art. 7, l. n. 166/2002

    ha recepito il d.m. 4 aprile 2001 e, per il futuro, ha reso applicabili i corrispettivi ivi indicati fino all'adozione del nuovo decreto ministeriale

  • art. 92, comma 4, d.lgs. n. 163/2006

    richiamato come successiva disciplina dei corrispettivi di progettazione, ma ritenuto non decisivo nel caso concreto

  • art. 2, comma 1, lett. t), d.lgs. n. 152/2008

    ha abrogato la disciplina richiamata dall'art. 92, comma 4, ma ciò non incide sul contratto stipulato prima delle modifiche normative

  • art. 380-bis c.p.c.

    ha costituito la base procedurale per la trattazione in camera di consiglio

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    consente il raddoppio del contributo unificato nei casi previsti, dichiarato sussistente

  • d.m. 4 aprile 2001

    non applicabile al contratto stipulato nel 2000, perché entrato in vigore successivamente; la sua eventuale rilevanza riguarda solo convenzioni successive all'entrata in vigore della legge che lo ha recepito

Massime di principio

  • Nei contratti di prestazione d'opera intellettuale il compenso si determina anzitutto in base alla pattuizione delle parti; i minimi tariffari assumono rilievo solo se applicabili ratione temporis e nei limiti della disciplina imperativa vigente al momento della conclusione del contratto.
  • In cassazione, la critica all'interpretazione di un contratto è ammissibile solo se si deduce la violazione dei canoni legali di ermeneutica; è invece inammissibile quando mira soltanto a sostituire una diversa lettura dell'accordo a quella resa dal giudice di merito.
  • Una norma che introduca minimi inderogabili o altri divieti non può operare retroattivamente su contratti già conclusi; ai fini della validità della pattuizione rileva la disciplina vigente al momento della stipulazione, non quella sopravvenuta.
  • Il recepimento successivo di un decreto o di una tabella tariffaria non consente di applicare automaticamente i nuovi minimi a rapporti nati prima della loro entrata in vigore, salvo espressa previsione retroattiva.
  • L'eventuale abrogazione di una disciplina che impone minimi tariffari non incide sulla validità o sull'efficacia di una convenzione già stipulata quando quella disciplina non era ancora operativa o non si applicava al rapporto in esame.

Come è indicizzato

MaterieMandatoImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaNullità

Testo integrale

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