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Sentenza

Sentenza n. 311/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1

per l'annullamento dell’Ordinanza n. -OMISSIS- del -OMISSIS-.2022 prot. -OMISSIS-, emessa dal Comune di Reggio Calabria, notificata, in data 26.9.2022, con la quale è stato ordinato, di provvedere all’immediata demolizione e riduzione in pristino di opere abusive, nonché per l’annullamento di ogni altro atto presupposto e/o preparatorio, conseguente e/o connesso

Giustizia amministrativa202200621

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Reggio CalabriaSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione e riduzione in pristino di opere edilizie abusive realizzate senza titolo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l’ordinanza comunale con cui gli è stata ingiunta la demolizione di un muro di recinzione, un manufatto in muratura adibito a deposito, un gazebo e una tettoia in legno, realizzati in assenza di titolo edilizio. Con il primo motivo ha dedotto la violazione dell’art. 35 d.P.R. 380/2001, l’eccesso di potere per difetto di istruttoria e la carenza del presupposto, sostenendo che le opere non insistevano su suolo demaniale o comunale. Con il secondo motivo ha dedotto la violazione dell’art. 31, comma 2, d.P.R. 380/2001, sostenendo che nessuna delle opere, considerate singolarmente, necessitasse del permesso di costruire. Con il terzo motivo ha dedotto eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità e irragionevolezza, difetto di istruttoria, violazione dell’art. 3 l. 241/1990 e difetto di motivazione, lamentando errori nell’indicazione della via e della particella catastale, nonché una non corretta indicazione delle superfici occupate. Ha inoltre invocato un legittimo affidamento fondato sul tempo trascorso e sull’inerzia dell’amministrazione. Nel corso del giudizio il ricorrente ha depositato una sentenza del 2024 di accertamento dell’usucapione di porzioni delle particelle interessate.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Il primo motivo è stato rigettato perché il regime proprietario del sedime è irrilevante ai fini della legittimità dell’ordinanza, emanata anche ai sensi dell’art. 31, comma 2, d.P.R. 380/2001 in ragione dell’assenza di qualsiasi titolo edilizio. La sentenza di accertamento dell’usucapione, peraltro successiva all’ordinanza impugnata, non incide sulla legittimità dell’atto. Il secondo motivo è stato respinto perché la pluralità delle opere deve essere valutata unitariamente e globalmente, considerando l’impatto complessivo sulla trasformazione del territorio; nel caso concreto l’intervento complessivo richiedeva il previo permesso di costruire. Il terzo motivo è stato rigettato poiché gli errori materiali relativi alla via e alle superfici costituiscono mere irregolarità non invalidanti: la localizzazione degli abusi risultava comunque corretta e il riferimento alla diversa via era generico e riconducibile agli edifici di edilizia residenziale pubblica comprendenti l’immobile. Non è configurabile un legittimo affidamento sulla regolarità di opere eseguite senza titolo per il solo decorso del tempo o per l’inerzia dell’amministrazione. L’ordine di demolizione è stato qualificato come atto vincolato e sanzionatorio, non richiedente una specifica motivazione sull’interesse pubblico né la comparazione con gli interessi privati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento di 1.500 euro, oltre accessori, per spese di lite.

Norme richiamate

  • art. 35 d.P.R. 380/2001

    La disciplina della demolizione delle opere abusive realizzate su suolo demaniale è stata esaminata, ma la decisione ha ritenuto ininfluente il regime proprietario del sedime poiché l’ordinanza era fondata anche sull’assenza di titolo edilizio ai sensi dell’art. 31, comma 2.

  • art. 31, comma 2, d.P.R. 380/2001

    La demolizione può essere ordinata per interventi eseguiti senza permesso di costruire; nel caso concreto l’assenza di titolo rendeva irrilevante la contestazione sulla proprietà dell’area e, valutate complessivamente, le opere richiedevano il permesso di costruire.

  • art. 3 l. 241/1990

    Le inesattezze materiali nell’indicazione della via e delle superfici non determinano l’illegittimità dell’ordinanza quando la localizzazione degli abusi risulta comunque sufficientemente individuata.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    È richiamato nello svolgimento processuale in relazione alla trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • Ai fini della legittimità di un’ordinanza di demolizione fondata sull’esecuzione di opere senza titolo edilizio, è irrilevante il regime proprietario del sedime quando l’atto sia legittimamente fondato anche sulla disciplina generale degli interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire.
  • Quando un intervento edilizio consiste in una pluralità di opere collegate, la necessità del permesso di costruire deve essere valutata considerando unitariamente l’impatto complessivo della trasformazione sul territorio, senza frazionare le opere in singoli interventi astrattamente minori.
  • L’ordine di demolizione di opere abusive è un atto vincolato e sanzionatorio che non richiede una specifica comparazione tra interesse pubblico e interessi privati né una motivazione autonoma sul pubblico interesse alla demolizione.
  • Errori materiali nell’indicazione della via, della particella o della superficie non invalidano l’ordinanza di demolizione quando, dal complesso dell’atto, la localizzazione e l’identificazione delle opere abusive risultino comunque certe o agevolmente determinabili.
  • Il decorso del tempo e l’inerzia dell’amministrazione non possono fondare un legittimo affidamento sulla conservazione di opere realizzate abusivamente e senza titolo edilizio.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniMotivazione del provvedimentoInvalidità del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiLegittimo affidamentoVizi formali non invalidantiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazione

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