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Cassazione Civile, Ordinanza n. 17137/2026 del 31/05/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (committente)

La controversia

La controversia nasce da un appalto integrato affidato per la progettazione esecutiva e l’esecuzione di lavori pubblici relativi a una variante stradale. Nel corso della progettazione e dell’esecuzione, l’impresa appaltatrice deduceva di aver subito maggiori oneri e danni per una serie di circostanze: necessità di adeguare l’opera alla normativa antisismica sopravvenuta, suddivisione dell’intervento in tronchi con assegnazione del solo primo tronco, collocazione periferica del cantiere, rimozione e ricollocamento dei binari, riduzione dei tempi di esecuzione e proroghe del termine lavori. L’impresa iscriveva numerose riserve nei contabili e, fallito l’accordo bonario, agiva in giudizio per ottenere il pagamento delle somme richieste ovvero, in subordine, il risarcimento ex art. 2043 c.c. o l’indennizzo ex art. 2041 c.c. La Corte d’appello aveva rigettato integralmente l’appello, confermando il diniego delle pretese. In cassazione la società ricorrente articolava sei motivi: contestava, in sintesi, l’omesso riconoscimento della nota della stazione appaltante come promessa di pagamento/ricognizione di debito; la qualificazione dell’obbligo di adeguamento antisismico e delle carenze progettuali nell’appalto integrato; la tardività delle riserve sulla collocazione del cantiere; l’interpretazione di clausole capitolari e la valutazione delle prove in ordine a lavorazioni asseritamente extracontrattuali; la declaratoria di genericità delle riserve del gruppo 6; e il rigetto delle riserve del gruppo 8 per i maggiori costi dovuti alle proroghe.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi, osservando in particolare che: la censura sulla nota ANAS non rispettava l’onere di specificità del ricorso per cassazione ed era comunque una contestazione di merito; nel contratto di appalto integrato il progetto definitivo resta a base dell’accordo e l’appaltatore deve sviluppare il progetto esecutivo verificandone la fattibilità e gli adeguamenti necessari, compreso quello alla normativa antisismica; le doglianze sulle riserve relative alla collocazione del cantiere, alle lavorazioni ferroviarie e alle proroghe non si confrontavano con le rationes decidendi della sentenza impugnata e tendevano a sollecitare un nuovo esame del merito. Conseguentemente, la ricorrente è stata condannata alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità e al pagamento dell’ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 1988 c.c.

    La nota della stazione appaltante non è stata ritenuta, nel caso concreto, idonea a integrare una promessa di pagamento o ricognizione di debito; la censura era comunque inammissibile per difetto di specificità e perché diretta a contestare un apprezzamento di merito.

  • art. 115 c.p.c.

    La dedotta violazione è stata esclusa perché la doglianza mirava in realtà a contestare la valutazione delle risultanze di merito, non un effettivo travisamento del principio di disponibilità delle prove.

  • art. 112 d.lgs. 163/2006

    Nei contratti di progettazione esecutiva e esecuzione, la verifica del progetto definitivo da parte della stazione appaltante avviene prima dell’avvio della procedura di affidamento; la disciplina è stata richiamata per confermare la ripartizione degli oneri nell’appalto integrato.

  • art. 240 d.lgs. 163/2006

    La proposta bonaria di accordo, priva di specifica indicazione delle riserve ritenute fondate, non ha autonoma valenza probatoria sufficiente a fondare la pretesa dell’appaltatore.

  • art. 31 D.M. 145/2000

    Richiamato dalla ricorrente in tema di tempestività delle riserve, ma la censura è stata dichiarata inammissibile perché non si confrontava con la ratio decidendi della sentenza impugnata.

  • art. 165 d.P.R. 554/1999

    Richiamato dalla ricorrente sulla tempestività delle riserve; la Corte non ha accolto la censura per difetto di confronto con la motivazione di merito.

  • art. 1362 c.c.

    Invocato per sostenere una diversa lettura delle clausole del capitolato, ma la censura è stata ritenuta inammissibile e comunque non idonea a scardinare l’accertamento di merito.

  • art. 1363 c.c.

    Come sopra, richiamato dalla ricorrente per l’interpretazione complessiva del capitolato, senza esito favorevole.

  • art. 1370 c.c.

    Richiamato unitamente agli altri criteri ermeneutici, ma non ritenuto decisivo nel caso concreto.

  • art. 1371 c.c.

    Richiamato ai fini interpretativi, senza accoglimento della censura.

  • art. 20, comma 22, capitolato speciale d'appalto

    La clausola è stata interpretata nel senso che le "cautele, limitazioni, prescrizioni" per la regolarità del traffico ferroviario non equivalgono automaticamente a lavorazioni extracontrattuali indennizzabili.

  • art. 16, comma 4, L. 109/1994

    Richiamato per contestare la disciplina della progettazione definitiva, ma la Corte ha ritenuto corretta la ripartizione degli oneri nell’appalto integrato.

  • D.P.R. 554/1999

    Richiamato in tema di progettazione e riparto degli obblighi tra stazione appaltante e appaltatore; la censura non è stata accolta.

  • art. 132, comma 2, n. 4 c.p.c.

    La Corte ha escluso il vizio di motivazione apparente o mancante, rilevando che le rationes decidendi della sentenza d’appello erano comprensibili e sufficienti.

  • art. 360, comma 1, nn. 3 e 4 c.p.c.

    Le censure sono state spesso dichiarate inammissibili perché formulate come violazioni di legge o nullità ma in realtà dirette a ottenere una nuova valutazione del merito o a riproporre doglianze già disattese.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    In caso di rigetto del ricorso, sussiste l’obbligo di versare l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione la denuncia di violazione di legge richiede specificità: occorre indicare con precisione la norma asseritamente violata, il suo contenuto precettivo e il punto della sentenza che vi sarebbe in contrasto; non è sufficiente sollecitare una rivalutazione del merito.
  • Nell’appalto integrato l’accordo si forma sul progetto definitivo; l’appaltatore deve sviluppare il progetto esecutivo verificando la fattibilità dell’opera e gli adeguamenti necessari per la regolare esecuzione, senza poter pretendere automaticamente compensi per oneri che rientrano nella sua area di rischio progettuale-esecutiva.
  • Le riserve dell’appaltatore devono confrontarsi con la concreta ratio decidendi adottata nei gradi di merito: la mera riproposizione di censure già formulate in appello, senza specifico attacco alle ragioni della decisione impugnata, comporta inammissibilità in cassazione.
  • La proposta di accordo bonario, se non contiene specifica indicazione delle pretese riconosciute o delle riserve fondate, non assume di per sé valore probatorio sufficiente a fondare il credito dell’appaltatore.
  • La deduzione di vizi di motivazione o di nullità della sentenza non può essere usata per ottenere una nuova valutazione delle prove; il sindacato di legittimità resta circoscritto alla verifica della correttezza giuridica e della tenuta logica della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieAppaltoImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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