Cassazione Penale, Sentenza n. 39112/2023 del 26/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorsi per cassazione avverso la conferma, in appello, delle condanne emesse dal GUP di Padova per reati di traffico di stupefacenti (art. 73 dPR 309/1990). Chebbi ha articolato cinque motivi: (i) censura costituzionale per non previsione di incompatibilità del giudice che abbia rigettato una richiesta di concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.), (ii) mancata o insufficiente motivazione del rigetto della richiesta di definizione concordata del giudizio, (iii) richiesta di riqualificazione nella fattispecie di lieve entità di cui al comma 5 dell'art. 73, (iv) vizio di motivazione in ordine alla applicazione della circostanza aggravante di cui all'art. 112 cod. pen., (v) mancata motivazione circa la pericolosità sociale ai fini dell'espulsione. Memaj ha proposto un unico motivo composito: impugnazione del rigetto del patteggiamento in appello, eccezione di incompetenza territoriale di Padova, mancato riconoscimento della continuazione con altra sentenza e mancata considerazione del comportamento collaborativo ai fini della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Chebbi (ritenuto infondato) e ha dichiarato inammissibile il ricorso di Memaj. In particolare: è stata respinta la questione di legittimità costituzionale sull'art. 34 c.p.p. nella parte invocata; è stato affermato che non sussiste incompatibilità automatica del giudice che ha rigettato la richiesta di concordato in appello e che tal rigetto, pur sindacabile in cassazione, nei ricorsi proposti non era specificamente motivato con ragioni di illegittimità; il rigetto del concordato da parte della Corte d'appello può essere impugnato per cassazione ma le parti nel caso di specie non hanno indicato ragioni rilevanti di illegittimità; la fattispecie di lieve entità (comma 5 art. 73 dPR 309/1990) è esclusa per Chebbi per la ingente quantità di stupefacente (circa 32 kg eroina e 450 g cocaina) e per il suo ruolo di vertice; la circostanza aggravante di cui all'art. 112, n.2 cod. pen. è stata correttamente applicata al coordinatore; l'espulsione a pena espiata (art. 86 dPR 309/1990) è legittima in via prognostica ma la verifica finale della perdurante pericolosità spetta al giudice di sorveglianza; Padova è ritenuta competente (art. 9 c.p.p.); la mancata deduzione in appello di talune questioni (es. continuazione) rendeva improponibili nuovi rilievi in cassazione; in accoglimento formale, Memaj è inoltre condannato alle spese processuali e a una sanzione accessoria di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73
comma 1, comma 5, comma 6
Disciplina i delitti relativi agli stupefacenti; il comma 5 (ipotesi di lieve entità) è escluso quando la quantità e il ruolo di vertice rendono evidente la gravità del fatto: qui le grandi quantità e la posizione di coordinamento escludono la lieve entità
d.P.R. n. 309 del 1990, art. 80
Aggravante prevista dal DPR; nel caso di Chebbi la Corte territoriale ha escluso l'applicazione di tale aggravante per i fatti in esame
d.P.R. n. 309 del 1990, art. 86
Consente l'adozione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero a pena espiata; la Corte ha ritenuto le condizioni astrattamente sussistenti sulla base della condanna e della pena non irrisoria, rimandando però al giudice di sorveglianza la verifica della persistenza della pericolosità al momento dell'esecuzione
codice di procedura penale, art. 599-bis
Regola la definizione concordata del giudizio in appello; la Corte ha affermato che il rigetto della richiesta di concordato in appello è sindacabile in Cassazione ma che l'incompatibilità del giudice per aver rigettato tale richiesta non sussiste di per sé
codice di procedura penale, art. 34
Norma sulle cause di incompatibilità a giudicare; la Corte ha ritenuto non fondata la questione di illegittimità costituzionale sollevata nella parte che non prevede l'incompatibilità per il giudice che abbia rigettato la richiesta di concordato in appello
codice di procedura penale, art. 602
Norme procedurali sulla trattazione e decisione delle richieste in appello; la Corte ha ritenuto che eventuali richiami procedurali sollevati non avessero determinato nullità o illegittimità del rigetto del concordato
Circostanza aggravante riferibile anche a chi coordina o organizza la cooperazione delittuosa; applicata correttamente al Chebbi quale soggetto di vertice
codice di procedura penale, art. 9
Criterio per determinare la competenza territoriale (ultimo luogo dell'azione o omissione); la Corte ha ritenuto Padova competente
codice di procedura penale, art. 444
Riferimento al patteggiamento in primo grado per confronto dogmatico: la Corte ha sottolineato la differenza di ratio rispetto al concordato in appello
Costituzione della Repubblica Italiana, art. 24
Invocato come parametro riguardante il diritto di agire a tutela dei propri diritti; la Corte ha ritenuto che tale diritto non fosse stato compromesso dalla procedura relativa al concordato in appello
Costituzione della Repubblica Italiana, art. 25
Richiamato in relazione al principio del giusto processo; la Corte non ha ravvisato violazione nei termini dedotti
Costituzione della Repubblica Italiana, art. 76
Richiesto in riferimento a eccesso di delega nella normativa dichiarata di incostituzionalità; la Corte ha ritenuto la questione inammissibile per genericità e mancanza di specificazione del parametro violato
codice di procedura penale, art. 616
Prevede la condanna alle spese e, in caso di ricorso infondato o inammissibile, può prevedere sanzioni accessorie: applicata la condanna di Memaj al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende
Massime di principio
- La presentazione di una richiesta di definizione concordata in appello (art. 599-bis c.p.p.) e il relativo rigetto non determinano automaticamente l'incompatibilità del collegio che lo ha deciso: l'incompatibilità richiede fatti che rendano effettivamente pregiudicata l'illibatezza intellettuale del giudice
- Il provvedimento di rigetto del concordato in appello è sindacabile in Cassazione; tuttavia il ricorrente deve specificare con precisione i vizi che rendono illegittimo tale provvedimento per ottenere accoglimento
- La fattispecie di lieve entità (art. 73 comma 5 dPR 309/1990) è esclusa quando emergono quantità rilevanti di stupefacenti e/o un ruolo di vertice del singolo nell'organizzazione: tali elementi sono decisivi nella riqualificazione
- L'aggravante di cui all'art. 112 n.2 cod. pen. può essere applicata anche al soggetto che svolge funzioni di coordinamento nell'ambito della cooperazione delittuosa
- La misura di sicurezza dell'espulsione può essere disposta in base alla condanna e alla pena inflitta, ma la concreta esecuzione richiede la verifica della perdurante pericolosità da parte del giudice di sorveglianza
- Questioni di fatto o di diritto non dedotte in sede d'appello difficilmente possono essere sollevate per la prima volta in cassazione e, se generiche o prive di specificazione, sono suscettibili di inammissibilità
- Le nullità o vizî di procedura devono essere espressamente individuati e rientrare nelle ipotesi tassative previste dalla legge per determinare la nullità degli atti: rilievi meramente assertivi senza prova di incidenza sostanziale sono insufficienti
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