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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36759/2022 del 28/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Spanò, nella qualità di dirigente del Settore Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune di Scicli, era accusato di tentata concussione (art. 317 c.p.) per avere, tra il 2005 e il 2013, posto in essere una serie di condotte — ritardi nel rilascio della concessione edilizia, pressioni dirette ai coniugi Cartia, richieste ripetute di sopralluoghi della Polizia municipale, deferimenti penali e ordinanze di sospensione/ingunzione — volte a costringere Guglielmo Cartia a cedere gratuitamente una striscia di terreno di confine. In appello e in cassazione i difensori hanno contestato la qualificazione giuridica della condotta (affermando che fosse induzione e non costrizione alla luce della giurisprudenza Maldera), la mancanza di prova del danno ingiusto e il travisamento delle prove in relazione alla transazione civile.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Spanò, confermando la sentenza di merito. In primo grado il Tribunale di Ragusa aveva ritenuto Spanò colpevole del capo a) (tentata concussione), condannandolo a tre anni di reclusione, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici (art. 317-bis c.p.), al risarcimento in favore della parte civile e al pagamento delle spese. La Corte d'appello di Catania aveva confermato la condanna. La Cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello abbia correttamente applicato i principi della giurisprudenza di legittimità (Sez. U., Maldera) nel distinguere coercizione da mera induzione, abbia adeguatamente motivato la sussistenza di un danno ingiusto prospettato dall'imputato e non abbia omesso elementi decisivi; ha perciò dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali, a versare euro 3.000 alla cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili (liquidate in euro 4.399,25 oltre accessori).

Norme richiamate

  • art. 317 cod. pen. (concussione)

    Il reato richiede un abuso costrittivo del pubblico agente realizzato mediante minaccia o violenza che prospetti un danno antigiuridico tale da limitare gravemente la libertà decisionale della vittima; la Corte ha ritenuto sussistente l'elemento costrittivo nella condotta ripetuta e persecutoria dell'imputato

  • art. 319‑quater cod. pen. (induzione indebita)

    Norma che punisce la persuasione/pressione morale con margini decisionali più ampi per la vittima; la Corte ha distinto correttamente questa fattispecie dalla concussione, valutando che qui la condotta era di tipo costrittivo e non meramente induttivo

  • art. 323 cod. pen. (abuso d'ufficio)

    Contestata come reato concorrente; la sentenza di merito ha ritenuto il fatto assorbito nella contestazione principale di concussione tentata

  • art. 56 c.p. (tentativo)

    Richiamato per la configurazione di tentata concussione: sono stati valutati gli atti idonei diretti in modo non equivoco a realizzare il reato ma non eseguiti per cause indipendenti dalla volontà dell'agente

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Richiamato in relazione alla punibilità per fatti commessi in concorso o più azioni di un medesimo disegno criminoso

  • art. 533, comma 1, cod. proc. pen. (motivazione)

    Richiede motivazione sufficiente; la Cassazione ha ritenuto che la Corte d'appello abbia fornito motivazione congrua e non illogica sulla natura costrittiva delle condotte

  • art. 192, comma 2, cod. proc. pen. (onere della prova in relazione al danno)

    Richiamato dal ricorrente circa la prova del danno ingiusto; la Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano adeguatamente valutato e motivato il danno prospettato

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen. (motivi di cassazione)

    Norme che individuano i motivi di ricorso in cassazione; la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile come non fondato nei limiti consentiti

  • art. 616 cod. proc. pen. (condanna per spese del procedimento)

    Applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali per il grado di cassazione

  • art. 317‑bis cod. pen. (sanzione accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici)

    Richiamato per la misura accessoria applicata in sede di primo grado (interdizione perpetua dai pubblici uffici)

  • art. 1353 cod. civ. (condizione sospensiva/avvenimento futuro e incerto)

    Citato nel dibattito sulla transazione: la Corte ha valutato rilevante il fatto che la proposta transattiva riconosceva diritti in favore dell'imputato senza concessioni effettive alle controparti, come elemento sintomatico di pressione

  • Sent. Sez. U., n. 12228/2013 (Maldera) - giurisprudenza di riferimento

    Principio guida sulla distinzione tra concussione e induzione indebita: concussione richiede abuso costrittivo e prospettazione di danno antigiuridico, induzione si configura come persuasione correlata a vantaggio indebito; la Corte di cassazione ha applicato tale criterio ritenendo la condotta qui più aderente alla concussione tentata

  • Sent. Corte Cost. n. 186/2000

    Richiamata in relazione all'ammenda equitativa: la Corte ha disposto il versamento di euro 3.000 da parte del ricorrente alla cassa delle ammende, ritenendo non dolosa la presentazione del ricorso ma comunque inapplicabile

Massime di principio

  • Per qualificare concussione (art. 317 c.p.) è necessario dimostrare oltre l'abuso di potere anche una minaccia/pressione idonea a produrre un danno antigiuridico che limiti gravemente la libertà decisionale della vittima; la mera persuasione o opportunismo contrattuale può invece rientrare nell'induzione indebita (art. 319‑quater c.p.).
  • Condotte ripetute, uso strumentale dell'ufficio (ordini ai dipendenti, sopralluoghi incessanti, provvedimenti amministrativi anomali) e una proposta transattiva che appare unilateralmente vantaggiosa per il pubblico ufficiale sono indici concreti di coercizione e possono integrare il tentativo di concussione anche se il privato intraprende azioni civili o penali.
  • La distinzione tra coercizione e induzione va valutata sulla base dell'impatto sulle facoltà decisionali della vittima (grado di costrizione), tenendo conto del contesto concreto e non solo della terminologia usata dai giudici di merito.
  • In cassazione non è consentito chiedere la rivalutazione dei fatti come tale: il travisamento della prova per omissione è rilevabile solo se un elemento probatorio decisivo è stato omesso dalla motivazione, non per una diversa lettura delle stesse prove.
  • In procedimenti contro pubblici ufficiali l'esistenza di procedimenti amministrativi o penali a carico della vittima non esclude automaticamente la sussistenza della concussione se le misure adottate risultano sproporzionate, strumentali o collegate ad una pressione per ottenere una utilità indebita.
  • Chi propone ricorso in cassazione con motivi manifestamente infondati o non ammissibili può essere condannato alle spese del procedimento di cassazione e ad una somma a titolo di ammenda.

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