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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20697/2022 del 27/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere: il difensore censurava la riqualificazione in peius dei fatti operata dal Tribunale del Riesame (sostituzione della contestazione iniziale di estorsione con ricettazione e altre qualificazioni), la presunta violazione delle regole procedurali relative agli strumenti di impugnazione (art. 309 vs art. 310 c.p.p.), l'insufficienza e contraddittorietà delle prove e degli indizi (identificazione, mancanza di violenza/minaccia tipica dell'art. 629 c.p.), la mancata esclusione dell'aggravante ex art. 416-bis comma 1 c.p. e, soprattutto, la carenza di motivazione circa l'attualità delle esigenze cautelari considerato il considerevole lasso di tempo tra i fatti (2017-2018) e l'adozione della misura (2021).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso fondato unicamente sul profilo dell'attualità delle esigenze cautelari: ha ritenuto legittima la riqualificazione giuridica dei fatti da parte del giudice della cautela e ha respinto le altre censure del ricorrente (tra cui quelle sull'identificazione e sull'aggravante 416-bis), ma ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alla mancanza di una motivazione specifica circa l'attualità delle esigenze cautelari alla luce del notevole tempo trascorso dai fatti. Ha rinviato il procedimento al Tribunale di Napoli per nuovo esame esclusivamente su tale punto. Ha dichiarato inammissibile il ricorso per il resto e disposto la trasmissione della decisione al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art.94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis, comma 1, c.p.

    Ricostruita come aggravante per attività di associazione mafiosa; la Corte ha ritenuto che la riscossione di proventi per il clan e la funzione di "cassiere" giustificano la contestazione dell'aggravante.

  • art. 629 c.p.

    Norma sull'estorsione: il ricorso contestava la mancanza degli elementi tipici (violenza/minaccia e costrizione), ma la Corte ha ritenuto sufficiente il compendio indiziario per motivare la qualificazione adottata dal Tribunale.

  • art. 309 c.p.p.

    Riferimento alla possibile impugnazione del provvedimento cautelare: la Corte ha affermato che il giudice della cautela può riqualificare i fatti anche in sede di decisione ex art.309 e non vi è violazione del divieto di reformatio in peius se il "fatto" materiale rimane lo stesso.

  • art. 310 c.p.p.

    Richiamato dal difensore come rimedio spettante alla pubblica accusa; la Corte ha ritenuto legittimo l'uso, da parte del PM, di argomentazioni richiamate in sede di appello anche nel procedimento di riesame.

  • art. 311 c.p.p.

    Norma relativa al ricorso per cassazione contro le ordinanze in materia cautelare; citata come contesto processuale per il sindacato delle decisioni del Tribunale del Riesame.

  • art. 521, comma 1, c.p.p.

    Riaffermato il principio iura novit curia: il giudice è investito del potere-dovere di dare al fatto la corretta veste giuridica, perciò la riqualificazione è legittima nei limiti indicati.

  • art. 274 c.p.p.

    Richiamata in relazione alle esigenze cautelari: la Corte ha esaminato le giustificazioni fornite dal Tribunale per ritenere sussistenti tali esigenze.

  • art. 275 c.p.p., comma 3

    Si richiama la presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per talune fattispecie, ma la Corte sottolinea l'obbligo di motivare l'attualità delle esigenze quando è intervenuto un significativo decorso di tempo.

  • art. 94 disp. att. c.p.p., commi 1-ter e 1-bis

    Previsione procedurale che impone la comunicazione al direttore dell'istituto penitenziario della decisione di annullamento parziale, affinché siano adottati gli eventuali provvedimenti conseguenti senza automatica rimessione in libertà.

Massime di principio

  • Il giudice della cautela e il Tribunale del Riesame possono riqualificare giuridicamente il fatto rispetto alla contestazione iniziale fintanto che il "fatto" materiale resta identico: la reformatio in peius è consentita in termini di nomen iuris, purché non si alteri l'oggetto materiale del procedimento.
  • La pubblica accusa può richiamare argomentazioni d'appello anche nel procedimento di riesame; queste possono valere come memoria scritta se adeguatamente richiamate in udienza.
  • Quando vi è un significativo lasso di tempo tra i fatti contestati e l'adozione della misura cautelare, il giudice ha l'obbligo di motivare specificamente e puntualmente l'attualità delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento delle prove, reiterazione del reato, ecc.), anche in presenza di presunzioni relative previste per alcuni reati.
  • La mera elencazione di formule di stile non basta: le esigenze cautelari devono essere argomentate con elementi concreti e riferiti al caso concreto, specialmente se il ricorrente è incensurato o se il tempo intercorso è rilevante.
  • L'identificazione tramite intercettazioni e riscontri (es. rubriche telefoniche, analisi celle) può essere ritenuta sufficiente se il Tribunale spiega logicamente i nessi indiziari; le censure difensive su punti di fatto vanno valutate nel contraddittorio ma non impediscono automaticamente la conferma della misura.
  • In ipotesi di annullamento parziale per carenza motivazionale, il provvedimento non comporta automaticamente la scarcerazione: la decisione può essere trasmessa al direttore dell'istituto per le conseguenti determinazioni e il processo rinviato per nuovo esame.

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