Cassazione Penale, Sentenza n. 41843/2025 del 31/12/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della condanna per ricettazione di due anfore in terracotta di interesse archeologico. Il ricorrente deduceva inesatta correlazione tra accusa e sentenza sostenendo di aver rinvenuto gli oggetti in una discarica abusiva (res nullius), motivazione apparente della Corte d'appello, vizio di valutazione dell'elemento soggettivo (assenza di consapevolezza del valore e della provenienza), mancata applicazione dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità ex art. 131-bis c.p. e censura sul presunto valore rilevante attribuito alle anfore senza adeguati elementi.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che non sussiste mutamento del fatto rispetto all'imputazione: le corti di merito hanno ritenuto non verosimile la giustificazione del rinvenimento in discarica alla luce delle caratteristiche antiche e delle incrostazioni marine delle anfore. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione della responsabilità e dell'elemento soggettivo (mancanza di buona fede), ha escluso l'applicazione dell'art. 131-bis ritenendo l'offesa non di particolare tenuità per il valore storico-culturale degli oggetti (datati I-IV sec. d.C.) e ha respinto i restanti motivi. Condanna confermata e imputato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
La norma sulla esclusione della punibilità per particolare tenuità dell'offesa è stata interpretata restrittivamente: non applicabile quando il bene ha rilevante valore storico-culturale e la valutazione di tenuità è rimessa al giudizio di merito, che può escluderla se l'offesa supera la soglia di lieve entità.
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Richiamata per precisare i limiti dei motivi di cassazione che censurano la motivazione: i vizi di motivazione su questioni di diritto processuale non sono ammissibili in questa forma quando la questione è già stata risolta in termini di diritto.
art. 606, comma 3 cod. proc. pen.
Ricordato il divieto di introdurre in Cassazione questioni non dedotte in appello; la censura sulla mancata indicazione del reato presupposto non poteva essere proposta per la prima volta in sede di legittimità.
Riferimento alla normativa sulle nullità e alla necessità di valutare la loro incidenza sui diritti di difesa; la Corte ha applicato il principio che la correlazione tra imputazione e sentenza si valuta nel suo complesso e non con un confronto puramente letterale.
art. 518-bis cod. pen. (reato di illecito impossessamento di beni culturali)
Individuato come reato presupposto dell'ipotesi di ricettazione di reperti archeologici; la Corte ha confermato che la ricettazione di beni culturali si fonda su un illecito impossessamento di beni appartenenti allo Stato.
art. 176 D.Lgs. 42/2004 (normativa richiamata storicamente)
Citata quale richiamo alla normativa che tutela i beni culturali e ai reati connessi alla loro illegale appropriazione, confermando la rilevanza penale per il possesso di reperti archeologici.
art. 125 D.Lgs. 490/1999 e art. 67 legge 1089/1939 (riferimenti storici sul furto archeologico)
Richiamati per enucleare il principio consolidato secondo cui il reato presupposto della ricettazione di reperti archeologici è il furto o l'illecito impossessamento di beni culturali.
Massime di principio
- La correlazione tra imputazione e sentenza va valutata nel suo complesso: non è sufficiente un confronto letterale se l'imputato ha potuto difendersi concretamente sull'oggetto dell'accusa durante il processo.
- La plausibilità delle giustificazioni di chi detiene beni culturali è rimessa alla valutazione di merito; caratteristiche oggettive degli oggetti (antichità, forma, incrostazioni) possono smentire la versione difensiva del 'rinvenimento casuale'.
- In materia di ricettazione di beni culturali, il reato presupposto è l'illecito impossessamento/furto archeologico; la presenza di elementi che indicano provenienza illecita giustifica la ricostruzione della responsabilità.
- L'applicazione dell'art. 131-bis c.p. (tenuità dell'offesa) richiede una valutazione concreta del danno e del valore del bene: il valore storico-culturale può escludere la particolare tenuità anche se il valore economico appare non elevato.
- I vizi di motivazione e le questioni di diritto processuale hanno limiti di censura in Cassazione: molte doglianze di motivazione devono essere svolte in appello e non possono essere introdotte per la prima volta in sede di legittimità.
- La valutazione dell'elemento soggettivo (dolo o buona fede) nelle ipotesi di possesso di beni culturali si basa anche sulle apparenze obiettive valutabili dall'uomo medio; la mancata consapevolezza del valore/provenienza deve essere resa credibile rispetto alle caratteristiche del bene.
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