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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41837/2025 del 31/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di assoluzione pronunciata in favore di Fofana per i reati connessi alla richiesta del reddito di cittadinanza: il Procuratore Generale contestava che l'imputato avesse reso dichiarazioni mendaci nella domanda (aver dichiarato di essere titolare di protezione internazionale e di risiedere in Italia da almeno dieci anni, mentre era titolare di permesso di soggiorno transitorio e aveva fatto ingresso il 5/1/2017), chiedendo l'annullamento per erronea applicazione dell'art. 7 d.l. n.4/2019 e per configurabilità della truffa aggravata (art. 640, comma 2, n.1) e della indebita percezione (art. 640-bis). Il ricorrente ha inoltre sostenuto che la pronuncia della Corte Costituzionale n.31/2025 non fosse applicabile al caso concreto e che non vi fosse giustificazione nell'ignoranza della legge o nell'assistenza del CAF.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 608, comma 1-bis, c.p.p., il pubblico ministero può impugnare in Cassazione la sentenza di appello che conferma il proscioglimento solo per specifici motivi di legge richiamati dall'art. 606, comma 1 (lettere a), b), c), ossia violazioni di diritto), escludendo i vizi di motivazione. Entrambi i motivi proposti dal Procuratore Generale sono stati qualificati come doglianze sulla motivazione della sentenza (valutazione delle prove e configurabilità dei reati) e pertanto inammissibili; perciò il ricorso è stato respinto senza esame del merito sostanziale delle contestazioni.

Norme richiamate

  • art. 608, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    Limita i motivi di cassazione esperibili dal pubblico ministero contro la sentenza d'appello che conferma il proscioglimento, richiamando solo le lettere a), b) e c) dell'art. 606, comma 1 (principalmente questioni di diritto), escludendo i vizi di motivazione.

  • art. 606, comma 1, cod. proc. pen.

    Individua i motivi di impugnazione ammessi in Cassazione; ai sensi di art. 608(1-bis) per il PM contro conferma di proscioglimento sono richiamate solo alcune lettere (a,b,c), quindi non sono consentite doglianze basate sulla motivazione (lettera e)).

  • art. 7, d.l. n. 4/2019, conv. nella legge n. 26/2019

    Norma che disciplina i requisiti per il riconoscimento del reddito di cittadinanza (tra cui la residenza); il ricorrente sosteneva errata applicazione per le dichiarazioni ritenute false, ma la Cassazione non ha esaminato tale questione per via dell'inammissibilità del ricorso.

  • art. 640, comma 2, n. 1), cod. pen.

    Prevede la truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione; il Procuratore Generale sosteneva che l'amministrazione fosse stata indotta in errore dalle dichiarazioni mendaci, ma la Cassazione non ha valutato il merito perché la relativa doglianza è stata qualificata come vizio di motivazione e dichiarata inammissibile.

  • art. 640-bis, cod. pen.

    Regola l'indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato/INPS; la Corte territoriale e di primo grado avevano assolto l'imputato perché il fatto non sussisteva, e la Cassazione non ha riesaminato la questione per inammissibilità del ricorso.

  • sentenza Corte Costituzionale n. 31/2025

    Ha dichiarato l'illegittimità della previsione della residenza minima di dieci anni (in luogo di cinque) per il reddito di cittadinanza; il Procuratore ha sostenuto che la pronuncia non si applicava al caso concreto (perché l'imputato era presente in Italia da meno di cinque anni e aveva permesso transitorio), ma la Cassazione non si è pronunciata su questa questione di merito.

  • art. 1, comma 9, d.l. n. 113/2018

    Richiamato in relazione alla qualifica del permesso di soggiorno transitorio posseduto dall'imputato; la qualificazione del titolo di soggiorno ha rilievo nella verifica dei requisiti per il beneficio ma non è stata esaminata dalla Cassazione nel merito.

Massime di principio

  • Quando il pubblico ministero impugna in Cassazione una sentenza d'appello che conferma un proscioglimento, il suo ricorso deve essere limitato a motivi di diritto espressamente consentiti dall'art. 608, comma 1-bis c.p.p.; le doglianze che consistono nella rinnovata valutazione delle prove o nella critica della motivazione sono inammissibili.
  • Per ottenere l'ammissione di un ricorso del PM in questa fattispecie è necessario formulare la censura come violazione di norme o di principio di diritto (errore sulla qualificazione giuridica, interpretazione normativa, violazione di norme processuali), evitando argomentazioni che si traducano in una richiesta di riconsiderazione dei fatti.
  • Le pronunce di costituzionalità che modificano la portata di requisiti legislativi devono essere valutate caso per caso: la loro efficacia può dipendere dalla situazione soggettiva dell'interessato (tipo di permesso di soggiorno, durata della residenza), pertanto occorre verificare concretamente l'applicabilità al singolo caso.
  • Questioni come l'eventuale concorso di reati o l'effetto dell'assistenza di un CAF sulla colpevolezza implicano valutazioni probatorie e ricadono sulla motivazione; se il ricorrente intende contestarle in Cassazione deve inquadrarle come errori di diritto (ad es. errata qualificazione giuridica) e non come semplice dissenso dai fatti accertati.
  • In sede di impugnazione è strategico per il PM predisporre motivi che specifichino chiaramente l'errore di diritto compiuto dal giudice, con riferimento puntuale alla norma violata e alla ragione giuridica concretamente les a, onde evitare l'inammissibilità per vizio di motivazione.

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