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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21458/2023 del 19/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare in carcere durata un anno, cinque mesi e diciassette giorni per il reato ritenuto di omicidio preterintenzionale in danno di La Rizza Anna Maria. Il ricorrente deduce che la misura cautelare era ingiusta e contesta la valutazione della Corte di appello che aveva ritenuto la sussistenza di una "colpa grave" ostativa al riconoscimento dell'indennizzo, fondandosi in particolare su una intercettazione ambientale del 20/07/2018 in cui il ricorrente sembrerebbe avere concordato con terzi una versione da riferire agli inquirenti; il ricorrente sostiene invece che l'intercettazione ha diverso significato e che l'esercizio del diritto al silenzio non può essere valutato negativamente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la legittimità dell'ordinanza della Corte d'appello di Palermo che aveva escluso il diritto alla riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p., ritenendo che la condotta tenuta dal De Matteis il 20/07/2018 (tendente, secondo i giudici, a concordare una versione con un terzo da sentire) costituisse comportamento idoneo a integrare colpa grave o condotta volontaria suscettibile di creare l'intervento dell'autorità, e che tale elemento era stato valutato dal G.I.P. ai fini dell'applicazione e del mantenimento della misura cautelare. La Corte ha inoltre ricordato i limiti della cognizione della Cassazione nei procedimenti di riparazione (esame di legittimità della motivazione, non del merito) e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente, liquidate in euro 1.000,00.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina il diritto a riparazione per chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile; esclude il diritto se l'interessato ha dato causa alla custodia cautelare per dolo o colpa grave; il giudice deve accertare d'ufficio l'eventuale causa impeditiva.

  • art. 300 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel testo per l'estinzione della misura custodiale in conseguenza della pronuncia assolutoria divenuta irrevocabile (menzionata nei fatti come effetto della sentenza di assoluzione).

  • art. 315 cod. proc. pen.

    Richiamo normativo che rende applicabile, nei procedimenti di riparazione, il limite della cognizione di legittimità previsto dall'art. 646, comma 3; segnala che la Cassazione non può investire il merito della decisione di riparazione.

  • art. 646, comma 3 cod. proc. pen.

    Limita la cognizione della Corte di Cassazione nelle impugnazioni degli atti cautelari, applicato per analogia nei procedimenti di riparazione per delimitare il controllo alla legittimità e alla congruità logico-giuridica della motivazione.

  • art. 43 cod. pen.

    Definizione di colpa ai fini penali: utile per qualificare la nozione di 'colpa grave' ostativa al diritto alla riparazione quando la condotta, pur non volendo il risultato, lo renda prevedibile per negligenza macroscopica, imprudenza o trascuratezza.

  • art. 377 cod. pen. e art. 377-bis cod. pen.

    Richiamati in senso comparativo: la Corte osserva che, a prescindere dalla astratta configurabilità dei reati di subornazione attuali, la condotta diretta a concordare versioni con persone da sentirsi può assumere rilievo ai fini della valutazione della colpa grave nel procedimento di riparazione.

  • artt. 1176, 1223, 1226, 1227, 2056 cod. civ.

    Norme del codice civile richiamate dal ricorrente (sulla diligenza, computo e responsabilità civile) come parametro di riferimento per la richiesta di risarcimento; la Corte di Cassazione tuttavia ha fondato la decisione sul quadro normativo e giurisprudenziale specifico dell'art. 314 c.p.p., senza recepire tali argomentazioni civili in senso favorevole al ricorrente.

Massime di principio

  • Nei procedimenti per riparazione dell'ingiusta detenzione la Cassazione è limitata a valutare la legittimità e la logicità della motivazione del giudice della riparazione, senza riesaminare il merito fattuale della decisione.
  • Il diritto all'indennizzo ex art. 314 c.p.p. è escluso se l'interessato ha dato causa alla custodia cautelare per dolo o colpa grave; il giudice deve accertare tale circostanza anche d'ufficio.
  • La colpa grave comprende condotte che, per macroscopica negligenza o per comportamenti volontari e consapevoli, hanno creato una situazione che giustificasse l'intervento dell'autorità giudiziaria o il mantenimento della misura cautelare.
  • L'esercizio del diritto al silenzio durante l'interrogatorio di garanzia non può essere automaticamente valutato come comportamento colposo, ma può concorrere con altri elementi nella valutazione complessiva del comportamento dell'imputato.
  • Comportamenti diretti a concordare versioni con persone da sentire (anche se non concretamente qualificabili come specifici reati di subornazione) possono assumere rilievo nella valutazione della colpa grave e giustificare il diniego della riparazione se risultano idonei ad aver indotto o mantenuto la misura cautelare.

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