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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30649/2023 del 14/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gregori impugna la sentenza di appello che aveva confermato la condanna di primo grado per reati tra cui truffa (art.640 c.p.) e estorsione (art.629 c.p.), lamentando: a) errata applicazione della legge penale per aver ritenuto sussistente una recidiva non rilevata in primo grado — con presunto effetto di reformatio in pejus che avrebbe inciso sull'esecuzione della pena e sull'ostatività a misure alternative; b) errata qualificazione del capo d) come estorsione invece che come appropriazione indebita o truffa e minaccia, poiché la somma di 1.500 euro sarebbe stata consegnata volontariamente e la minaccia sarebbe sopravvenuta in un momento distinto; c) contraddittorietà e illogicità nella motivazione riguardo alla mancata concessione delle attenuanti generiche nonostante elementi favorevoli che avrebbero potuto escludere la recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che: 1) il divieto di reformatio in pejus (art.597 comma 3 c.p.p.) riguarda il dispositivo della sentenza e non impedisce che la motivazione d'appello contenga valutazioni più severe; nel caso di specie la Corte d'appello ha confermato integralmente il dispositivo di primo grado e non è intervenuto alcun peggioramento della pena; 2) il ricorrente non ha interesse a impugnare la presunta valutazione della recidiva in Cassazione, posto che non è stato operato in aumento di pena e la questione avrebbe dovuto essere sollevata in sede di appello; 3) la fattispecie di estorsione era ben configurata alla luce degli elementi (minaccia «ti mando io due albanesi...», costrizione della vittima a non richiedere indietro la somma e ingiusto profitto); 4) la mancata concessione delle attenuanti generiche non è contraddittoria: l'applicazione delle attenuanti richiede motivazione positiva sugli elementi che le giustifichino, e il ricorrente non aveva indicato ragioni che giustificassero il beneficio. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 597 comma 3 cod. proc. pen.

    Quando appellante è il solo imputato, il giudice non può irrogare una pena più grave per specie o quantità, applicare una misura di sicurezza nuova o più grave, prosciogliere l'imputato per una causa meno favorevole di quella enunciata nella sentenza appellata né revocare benefici...

    Il divieto di reformatio in pejus tutela il contenuto afflittivo del dispositivo della sentenza; non impedisce però che la motivazione di grado superiore contenga valutazioni più sfavorevoli rispetto a quelle di primo grado purché il dispositivo non sia peggiorato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente alla corte che dichiara l'inammissibilità del ricorso di condannare la parte privata al pagamento delle spese e, se presenti profili di colpa nella proposizione del ricorso, ad infliggere una somma alla Cassa delle ammende; applicata per la condanna a pagare 3.000 euro.

  • art. 640 cod. pen.

    Norma sul reato di truffa: menzionata tra i capi di imputazione confermati in sede di merito; non contestati i fatti di riferimento.

  • D.Lgs. n.231/2007 art. 55 comma 9

    Richiamato come uno dei capi di imputazione in relazione alla responsabilità amministrativa-connessa; il provvedimento ha confermato la qualificazione fatta dai giudici di merito.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma sull'estorsione: la Corte ha richiamato i requisiti costitutivi (minaccia o violenza, costrizione della persona offesa a fare/omettere qualcosa e ingiusto profitto) e li ha ritenuti presenti nel caso concreto.

Massime di principio

  • Il divieto di reformatio in pejus (appellante unico imputato) riguarda il dispositivo della sentenza: la Corte d'appello non può aumentare la pena nel dispositivo ma può comunque motivare in termini più sfavorevoli rispetto al primo grado; tali valutazioni ostano raramente l'inammissibilità del ricorso se non vi è effettivo aumento sanzionatorio.
  • La recidiva produce effetti solo se il giudice ne accerta formalmente i requisiti e la maggiore colpevolezza/saliente per la capacità a delinquere: la mera menzione nella motivazione senza dichiarazione che incida sul dispositivo non sempre è idonea a creare interesse all'impugnazione in Cassazione.
  • Questioni non dedotte o non devolute alla Corte d'appello devono essere sollevate in sede di gravame; la Suprema Corte può dichiarare inammissibile il ricorso per questioni che potevano essere proposte in appello e non lo sono state.
  • Gli elementi costitutivi dell'estorsione sono la minaccia/violenza, la costrizione della vittima e l'ingiusto profitto: se dimostrati fattualmente, la riconduzione a estorsione è legittima anche se la percezione della somma è avvenuta in momenti distinti dalla minaccia.
  • Le attenuanti generiche non devono ritenersi presunte: la concessione richiede una motivazione positiva che indichi gli elementi che giustificano la riduzione, mentre l'esclusione non necessita di esaustiva giustificazione salvo che vi sia palese contraddittorietà.
  • Proporre ricorsi infondati o sollevare questioni previamente non dedotte in appello può comportare condanne alle spese e ammende a carico del ricorrente.

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