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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30582/2023 del 14/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la conferma delle responsabilità penali già riconosciute in primo grado (associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni, ricettazione e aggravanti), denunciando in prevalenza: insufficienza o contraddittorietà degli indizi per ritenere sussistente l'associazione mafiosa (mancanza di struttura, rituali, controllo territoriale, capacità intimidatoria, omertà); errore nella qualificazione di talune condotte come estorsive anziché come legittimo recupero crediti o esercizio arbitrario delle proprie ragioni; inattendibilità o irrilevanza delle intercettazioni; mancata o erronea applicazione dell'aggravante del metodo mafioso e dell'agevolazione mafiosa; e contestata applicazione retroattiva di modifiche legislative (legge 69/2015). Alcuni ricorrenti chiedono inoltre la riassunzione di mezzi istruttori (esame testi come il Ten. Col. Comencini) e la rideterminazione/attenuazione del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi infondati e li ha rigettati. Nel merito la Corte ha ritenuto congrua e logica la motivazione dei giudici di merito: le intercettazioni, integrate dagli accertamenti di polizia giudiziaria e dalle dichiarazioni delle persone offese, comprovano la pluralità di estorsioni e l'operatività di una compagine stabile con contributi qualificati dei singoli imputati. La Corte ha confermato la qualificazione di molte condotte come estorsioni (anche quando motivate da pretesi mandati di recupero crediti) in ragione dell'assenza di quietanze, delle dazioni sine titulo e del ricorso a pressioni e alla caratura criminale degli esattori. È stata ritenuta altresì sussistente l'aggravante del metodo mafioso in relazione alle estorsioni, valorizzando i richiami alle strutture 'ndranghetiste, il supporto a detenuti e l'effetto intimidatorio anche se non sempre esplicito. La condotta di ricezione di proventi sulle Postepay è stata qualificata come ricettazione. La Corte ha escluso la necessità di rinnovazione istruttoria o dell'escussione del Ten. Col. Comencini, e ha confermato l'impianto sanzionatorio deciso nei gradi precedenti; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • articolo 416-bis cod. pen.

    La Corte ha interpretato l'aggravante del metodo mafioso in senso estensivo: sono sufficienti riferimenti alla caratura criminale, al vincolo associativo e al sostegno a detenuti per integrare la "spendita" del metodo, anche in assenza di minacce esplicite, quando il contesto produce assoggettamento e omertà

  • articolo 603 cod. proc. pen.

    La richiesta di escussione integrativa (Ten. Col. Comencini) è stata ritenuta non necessaria: la Corte ha valutato che le richieste difensive non prospettavano elementi nuovi di prova ma valutazioni che non giustificavano la rinnovazione istruttoria

  • articolo 1744 cod. civ.

    Il richiamo al mandato civile (contestato dai difensori per giustificare i recuperi crediti) è stato ritenuto irrilevante ai fini della qualificazione penale delle condotte: la sussistenza di crediti societari non esclude l'ipotesi estorsiva quando i pagamenti avvengono sine titulo e senza quietanza

  • legge 69/2015

    La doglianza sulla applicazione della normativa modificatrice (contestata come non retroattiva) non ha ottenuto accoglimento; la Corte ha rigettato le censure, ritenendo infondati i rilievi circa l'applicazione temporale

  • articolo 628 cod. pen. (comma 3 n.3)

    Le doglianze relative al trattamento sanzionatorio e alle aggravanti richiamate (codice penale, circostanze di cui all'art.628) sono state respinte: la Corte ha ritenuto congrua la valutazione delle aggravanti alla luce del complesso probatorio

Massime di principio

  • Il contenuto delle intercettazioni, valutato nel suo insieme e confrontato con gli ulteriori riscontri investigativi e le dichiarazioni delle vittime, ha valore probatorio rilevante e la sua valutazione è di merito: la Cassazione sindaca solo per travisamento della prova
  • L'aggravante del metodo mafioso può sussistere anche senza minacce esplicite quando emergono riferimenti alla caratura criminale, a collegamenti con sodalizi e al sostegno a detenuti, nonché una diffusione dell'omertà o assoggettamento delle vittime
  • Il mero richiamo a un presunto mandato o a un credito legittimo non esclude la configurabilità dell'estorsione se i pagamenti avvengono senza quietanza, in modo sine titulo e con modalità fattuali che denotano pressione o sfruttamento della caratura criminale
  • Ricevere o far transitare su carte personali somme che risultano profitto di reati può integrare il reato di ricettazione quando mancano causali lecite e rapporti collegabili agli accrediti
  • Le censure sull'assenza di ritualità o struttura organizzativa non sono decisive: la sussistenza di attività ripetute, ruoli ricorrenti, durata temporale e collegamenti con organizzazioni mafiose sono elementi che possono comprovare l'esistenza di una compagine mafiosa anche se non dotata di apparati formali vistosi
  • Le valutazioni del giudice di merito sulle prove complesse (intercettazioni, omertà, relazioni fra reati) richiedono motivazioni logiche e coordinate; censure parcellizzate e atomistiche difficilmente superano il vaglio di legittimità

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