Cassazione Penale, Sentenza n. 16572/2026 del 08/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Salerno che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo relativo a un complesso edilizio ubicato a Castellabate. Il ricorrente deduce tre censure principali: (1) erronea applicazione della disciplina sulla lottizzazione abusiva e mancata considerazione della clausola di esenzione dell'art. 30, comma 10, DPR 380/2001 in relazione alle donazioni ai figli; (2) errata qualificazione della zonizzazione del Piano del Parco (il ricorrente sostiene che l'area ricada in zona D e non in C2), con conseguente incidenza sulla legittimità degli interventi edilizi; (3) errata valutazione della sussistenza del titolo soggettivo di imprenditore agricolo o conduttore del fondo necessario per ottenere i permessi di costruire, con contestazione della nullità dei titoli edilizi per questo motivo.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazione dettagliata: la Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata che considera la lottizzazione abusiva come fattispecie a forma libera, progressiva e valutabile unitariamente nel complesso delle attività materiali e negoziali; ha affermato che la donazione tra parenti in linea retta prevista dall'art. 30, comma 10, DPR 380/2001 non esclude automaticamente la rilevanza penale se inserita in un disegno unitario che comprende frazionamenti, titoli edilizi e opere tali da determinare una trasformazione urbanistica vietata. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto che la censura investe apprezzamenti di merito (valutazione fattuale e cartografica) non sindacabili in sede di legittimità e che, comunque, la qualificazione ai fini del PRG comunale E4 resta decisiva; inoltre ha chiarito che, nelle aree protette, deve applicarsi la disciplina che assicura maggiore tutela ambientale e non una pianificazione sovraordinata meno rigorosa. Sul terzo motivo la Corte ha escluso che siano stati dedotti errori di diritto rilevanti, trattandosi di valutazioni istruttorie sulla qualità soggettiva dell'interessato. Conseguenze pratiche: confermata la fondatezza del quadro indiziario e del sequestro preventivo; ricorso dichiarato inammissibile; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma che disciplina il sequestro preventivo: applicata quale base per il decreto di sequestro dell'immobile e delle opere abusive in presenza di fumus commissi delicti e periculum in mora.
d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico edilizia), art. 44, comma 1, lett. c) e d)
Richiamati come norme sostanziali connesse ai reati urbanistici contestati; il Tribunale ha ritenuto sussistente il fumus commissi delicti in relazione alle fattispecie previste dal Testo unico.
d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 30, comma 10
La Corte ha interpretato la clausola che esclude le donazioni tra parenti in linea retta dal novero degli atti tipici della lottizzazione negoziale come non assoluta: la donazione isolata non esclude la rilevanza penale se inserita in un disegno unitario caratterizzato da frazionamenti, volture, titoli edilizi e realizzazioni materiali che nel loro insieme determinano trasformazione urbanistica vietata.
d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, artt. 64, 65, 71, 72, 93, 95
Previsioni del Testo unico richiamate rispetto ai limiti, controlli e violazioni in materia edilizia e urbanistica; utilizzate per qualificare la serie di illeciti e per valutare la legittimità dei titoli edilizi e delle opere realizzate.
d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, art. 181, commi 1 e 1-bis, lett. b)
Norme di tutela paesaggistica richiamate per evidenziare il vincolo paesaggistico sull'area e la necessità dei relativi nulla osta; la violazione rafforza il quadro di illegittimità delle opere.
Norma penale richiamata tra le fattispecie aventi rilievo nel quadro accusatorio contro le opere edilizie abusive; considerata nel complesso degli illeciti contestati.
legge 6 dicembre 1991, n. 394, artt. 13 e 30
Normativa relativa alla tutela delle aree protette e ai vincoli connessi; richiamata per delineare il regime vincolistico derivante dall'appartenenza al Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Norma sul ricorso per cassazione in materia di misure cautelari: la Corte ricorda che il controllo è limitato alla violazione di legge, escludendo la rinnovazione del sindacato di merito sulle valutazioni fattuali del giudice di merito.
Massime di principio
- La lottizzazione abusiva va valutata nel suo complesso: atti negoziali formalmente leciti (es. donazioni, volture, frazionamenti) possono integrare il reato se inseriti in un progetto unitario e progressivo che altera l'assetto urbanistico.
- La previsione di esenzione per certe donazioni (art. 30, comma 10, DPR 380/2001) non è una regola di assoluta esclusione della rilevanza penale; la donazione può assumere valore indiziario quando accompagnata da ulteriori elementi fattuali sintomatici di lottizzazione.
- In caso di conflitto tra pianificazione comunale e pianificazione sovraordinata delle aree protette, deve applicarsi la disciplina che assicura il maggior livello di tutela ambientale e paesaggistica; non è ammessa un'applicazione automatica del criterio gerarchico se ciò comporterebbe minore tutela.
- Le censure che impugnano valutazioni fattuali, perizie tecniche o qualificazioni cartografiche sono, in sede di cassazione contro provvedimenti cautelari reali, in larga parte inammissibili perché riguardano merito e non questione di diritto.
- La carenza del titolo soggettivo richiesto per l'accesso ai permessi di costruire (es. mancanza della qualifica di imprenditore agricolo) può costituire autonoma ragione di illegittimità dei titoli edilizi e rafforzare il quadro indiziario di lottizzazione abusiva.
- Per valutare la sussistenza del fumus commissi delicti ai fini di misure reali cautelari occorre considerare la totalità delle condotte e dei documenti amministrativi, nonché il contesto vincolistico e urbanistico in cui ricade l'area.
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