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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16551/2026 del 08/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione per 1023 giorni (24/09/2018-14/07/2021) subita da Giuseppe Foti, sottoposto a custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) come presunto partecipe della cosca Rugolino e per frequentazioni con esponenti delle cosche Alvaro e Zito-Buda-Bertuca; il Foti era stato poi assolto dal Tribunale di Palmi il 14/07/2024 con la formula "per non avere commesso il fatto". I ricorrenti contestano l'ordinanza della Corte di appello che aveva rigettato la domanda di indennizzo ritenendo che il Foti avesse concorso, con comportamento extraprocessuale (frequentazioni, partecipazione a incontri nel casolare di contrada Scifà) e con dichiarazioni mendaci in sede di interrogatorio, a dare causa alla misura detentiva, lamentando difetto di motivazione e contraddittorietà.

La decisione

I ricorsi sono stati rigettati. La Corte, esercitando il giudizio autonomo proprio dell'istituto della riparazione, ha ritenuto sussistente la colpa grave del Foti sulla base di pluralità di elementi: frequenti e ambigue frequentazioni con esponenti della cosca Rugolino e Alvaro, partecipazione a riunioni intercettate (27 maggio, 7 e 20 ottobre 2014) e presenza al casolare in cui si discutevano temi criminosi (es. estorsione), nonché dichiarazioni non veritiere rese in sede di interrogatorio che hanno inciso causalmente sulla valutazione cautelare. La Corte ha ritenuto che tali condotte, pur non avendo determinato la condanna penale, erano idonee a creare l'apparenza di coinvolgimento e quindi a escludere il diritto all'indennizzo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese del resistente, liquidate in complessivi euro 1.000,00.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    associazione di tipo mafioso

    Norma di reato contestata all'inizio del procedimento; la Corte osserva che l'assoluzione non impedisce che le condotte antecedenti possano aver creato l'apparenza di contiguità con il sodalizio, rilevante ai fini della riparazione

  • art. 314 cod. proc. pen.

    riparazione per l'ingiusta detenzione

    Regola l'indennizzo per ingiusta detenzione; la Corte applica il principio secondo cui va escluso il diritto all'indennizzo se l'interessato ha concorso con dolo o colpa grave a dare causa alla detenzione

  • d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188, art. 4, comma 4, lett. b)

    modifica art. 314 cod. proc. pen.

    Richiamata per affermare che il mendacio in sede di interrogatorio, se causalmente rilevante per la misura cautelare, incide sull'accertamento della colpa grave e non è assimilabile al diritto al silenzio difensivo

  • Giurisprudenza: Sez. Un. n. 34559 del 15/10/2002

    principio sulla valutazione della colpa grave in tema di riparazione

    Stabilisce che il giudice della riparazione deve valutare autonomamente tutti gli elementi probatori per determinare se vi sia dolo o colpa grave e motivare adeguatamente tale convincimento

  • Giurisprudenza: Sez.4, n. 29550 del 05/06/2019 (Morabito)

    Affermato che le frequentazioni ambigue con soggetti condannati possono integrare colpa grave ostativa all'indennizzo se accompagnate dalla consapevolezza del coinvolgimento illecito e non necessitate

  • Giurisprudenza: Sez.4, n. 3755 del 20/01/2022

    rilevanza del mendacio in sede di interrogatorio

    Confermato che la falsa prospettazione di fatti in interrogatorio, se causalmente rilevante per la misura cautelare, incide sull'esclusione dell'indennizzo

Massime di principio

  • L'assoluzione penale non determina automaticamente il diritto all'indennizzo se emergono comportamenti antecedenti che, pur non integrando reato, hanno concorso con colpa grave a far apparire l'interessato coinvolto in attività illecite.
  • Il giudice che decide sulla riparazione compie un giudizio autonomo e completo sugli elementi di fatto: si valuta non solo la correttezza dell'atto cautelare, ma se l'interessato abbia contribuito con condotte gravemente colpose alla sua adozione.
  • Frequentazioni ripetute o "ambigue" con soggetti notoriamente coinvolti in attività criminali possono costituire causa ostativa all'indennizzo, specialmente se non giustificate da esigenze lavorative o familiari e se accompagnate dalla consapevolezza dell'illiceità.
  • Dichiarazioni mendaci rese dall'indagato in sede di interrogatorio possono influire negativamente sulla richiesta di riparazione se sono causalmente rilevanti rispetto alla misura cautelare.
  • La presenza anche marginale ad incontri o colloqui con esponenti di organizzazioni criminali può essere significativa se contribuisce, agli occhi del giudice cautelare, a creare l'apparenza di partecipa zione o contiguità.
  • Per ottenere la riparazione, il ricorrente deve dimostrare l'assenza di dolo o di colpa grave nella propria condotta; dubbi o apparenze contrarie, adeguatamente motivate dal giudice, possono giustificare il rigetto.

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