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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4996/2023 del 06/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell\'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva respinto la richiesta di riesame avverso l\'ordinanza del GIP che aveva disposto la custodia cautelare in carcere. L\'imputazione principale riguardava la partecipazione a un sodalizio di stampo mafioso (locale Anzio-Nettuno) e la partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente contestava il difetto di motivazione sulla gravità indiziaria sia rispetto al concorso esterno nel sodalizio mafioso sia rispetto al ruolo nel traffico di stupefacenti (sostenendo che le captazioni riguardavano somme modeste e piccolo spaccio), nonché la valutazione sull\'attualità del pericolo di recidiva.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto adeguatamente motivata l\'ordinanza impugnata: il compendio probatorio (captazioni telefoniche, intercettazioni ambientali e video, pedinamenti e osservazioni) documentava frequenti contatti e un ruolo fiduciario del Sam\'a con i capi del sodalizio, attività di gestione della contabilità e riscossione crediti nel traffico di stupefacenti, nonch\'e interventi funzionali al mantenimento e rafforzamento della struttura mafiosa. La Corte ha inoltre ritenuto che gli importi e la struttura organizzativa fossero incompatibili con un\'attivita\' di "piccolo spaccio". Quanto al pericolo di recidiva, la Corte ha confermato la valutazione del Tribunale sulla base del ruolo consolidato e del precedente specifico del ricorrente. Rigettato il ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell\'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Il Tribunale ha operato quale giudice ai sensi dell\'art. 309 c.p.p. nell\'esame della richiesta di riesame della misura cautelare

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso

  • reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.)

    La fattispecie di "sodalizio di stampo mafioso" è stata valutata alla luce dei criteri tipici dell\'associazione mafiosa: struttura, ruolo fiduciario dei capi e contributo funzionale al mantenimento/rafforzamento del sodalizio

  • normativa sugli stupefacenti (D.P.R. 309/1990 e disposizioni correlate)

    La qualificazione della condotta come partecipazione a associazione finalizzata al traffico di stupefacenti è stata sostenuta dalla prova della gestione contabile, della riscossione crediti e dei rapporti con fornitori, elementi ritenuti incompatibili con il mero "piccolo spaccio"

Massime di principio

  • Per il concorso esterno in una associazione mafiosa non è sufficiente il semplice rapporto personale con un capo: occorre dimostrare un contributo funzionale al mantenimento o rafforzamento del sodalizio (contatti sistematici, mediazioni tra capi, esecuzione di direttive).
  • Le captazioni telefoniche, ambientali e le immagini, se indicano ruoli organizzativi (contabilità, riscossione crediti, rapporti con fornitori), possono sostenere la qualificazione dell\'attività come associativa e strutturata, escludendo l\'ipotesi del piccolo spaccio.
  • La gravità indiziaria per misure cautelari richiede una valutazione complessiva e motivata del compendio probatorio: frequenza e natura dei contatti, modalit\'a operative e funzioni svolte nel gruppo sono elementi decisivi.
  • La valutazione del pericolo di recidiva può fondarsi su elementi oggettivi quali ruolo fiduciario consolidato, assenza di segni di allontanamento dall\'associazione e precedenti specifici; la semplice occupazione lavorativa o l\'esistenza di un unico precedente non escludono automaticamente il pericolo.
  • In impugnazioni cautelari, le censure che chiedono una rivalutazione dei fatti o una diversa lettura del materiale probatorio sono generalmente inammissibili se la motivazione del giudice del merito è congrua e logicamente argomentata.

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