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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40514/2024 del 05/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per concorso anomalo in rapina aggravata. Il ricorso articolava quattro motivi: 1) vizio di qualificazione giuridica, deducendo che il fatto sarebbe stato furto e non rapina (contestazione respinta perché richiedeva rivalutazione del merito e la Corte ha motivatamente ritenuto il concorso anomalo); 2) mancata considerazione dell'attenuante del "fatto di lieve entità" ai sensi dell'intervento della Corte costituzionale (Corte Cost. n.86/2024) (motivo ritenuto fondato); 3) censura sull'aggravante della persona riunite non contestata in fatto (inammissibile perché non dedotta in appello e per carenza di interesse); 4) mancata pronuncia sull'attenuante di cui all'art. 114 c.p. (concussione dell'esclusione per carenza di interesse e per il ruolo effettivo del ricorrente come "palo" che non giustifica l'attenuante).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al secondo motivo: ha annullato la sentenza impugnata esclusivamente in relazione al riconoscimento dell'attenuante del fatto di lieve entità (alla luce della sentenza della Corte costituzionale) e ha rinviato la questione per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Genova. Il resto del ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'affermazione di responsabilità dell'imputato è stata resa irrevocabile.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    Norma sulla rapina; è stata applicata per la qualificazione del reato come rapina aggravata e discussa in riferimento alla possibilità di applicare l'attenuante della lieve entità a fattispecie di rapina dopo l'intervento della Corte costituzionale.

  • art. 116 cod. pen.

    Disciplina del concorso di persone; interpretata nel senso della responsabilità per concorso anomalo quando lo sviluppo violento del fatto era logicamente prevedibile dal compartecipe, anche se non ha posto in essere materialmente la violenza.

  • art. 62 n. 4 cod. pen.

    Circostanza attenuante comune (particolare tenuità del danno) valutata e negata dal giudice di merito per il non modesto valore della refurtiva; la Cassazione ha osservato che tale valutazione non esclude l'esame di altri elementi rilevanti per la lieve entità.

  • art. 114 cod. pen.

    Attenuante per cooperazione minima: la Corte di legittimità ribadisce che la funzione di "palo" e l'agevolazione dell'illecito non sono di norma compatibili con la qualificazione della condotta come di minima importanza, giustificando il rigetto dell'attenuante.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 86

    Intervento costituzionale che ha ampliato/precisato la possibilità di riconoscere l'attenuante del fatto di lieve entità anche in relazione al delitto di rapina; la Cassazione ha ritenuto applicabile il principio e ha disposto il rinvio per permettere al giudice del merito di valutare i relativi elementi fattuali.

  • art. 173, comma 1 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma che limita l'enunciazione dei motivi in cassazione ai fini della motivazione; richiamata per l'enunciazione sintetica dei motivi nel ricorso.

  • art. 491 e art. 181 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione ai termini e alla determinazione del capo di imputazione: la mancata deduzione di alcune censure in appello rende le relative questioni inammissibili in Cassazione.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Obbligo del giudice di appello di provvedere sulle questioni sollevate in appello; richiamato in relazione alla mancata pronuncia sull'attenuante di cui all'art. 114, poi comunque esclusa per ragioni di fatto.

  • Disposizioni procedurali emergenti: art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020 e art. 8 D.L. 198/2022 conv. L. n.14/2023

    Richiamate per motivi di trattazione del ricorso con contraddittorio scritto secondo le disposizioni straordinarie in materia di trattazione dei ricorsi.

Massime di principio

  • Il concorso anomalo (art. 116 c.p.) ricorre quando lo sviluppo diverso del reato non era voluto ma era logicamente prevedibile dal compartecipe; chi svolge ruolo di supporto può essere ritenuto responsabile se avrebbe potuto prevedere la degenerazione dell'azione.
  • La funzione di "palo" non costituisce normalmente cooperazione minima: chi agevola materialmente l'azione (vedetta, aiuto nell'occultamento) difficilmente beneficia dell'attenuante dell'art. 114 c.p.
  • Le decisioni costituzionali che introducono o precisano attenuanti (es. "fatto di lieve entità") possono essere applicate in sede di Cassazione; se l'applicazione richiede nuovi accertamenti di fatto, la Corte di legittimità deve annullare e rinviare al giudice del merito per la valutazione.
  • Se il giudice di merito esclude un'attenuante solo su un elemento (es. valore della refurtiva), deve comunque motivare in rapporto agli altri indici rilevanti (natura, modalità, pericolo); una motivazione generica alla "complessiva gravità" non è sufficiente.
  • Questioni non dedotte in appello o impropriamente formulate risultano inammissibili in Cassazione per carenza di deduzione in sede di merito; il difensore deve quindi sollevare tempestivamente tutte le censurabili carenze di diritto e fatto.
  • La Cassazione può sia concedere che negare un'attenuante introdotta da successiva giurisprudenza/ordinamento qualora la risoluzione sia possibile in base agli atti; se la questione investe fatti non valutati, va disposta la cassazione con rinvio.

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