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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40509/2024 del 05/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in quattro motivi principali: 1) censura della motivazione della Corte d'appello e dedotta violazione di norme processuali e di diritto penale (art. 626, 546, 125, 192, 194, 361 c.p.p.; artt. 110, 629, 40 e 41 c.p.), con critica alla presunta deriva soggettiva e all'utilizzo di deduzioni presuntive per ritenere la minaccia capace di coartare le vittime; 2) contestazione del riconoscimento della aggravante della pluralità di persone riunite per difetto di prova del concerto; 3) censura del riconoscimento dell'aggravante ex art. 7 L. n.203/1991 per mancata prova del metodo mafioso e del rapporto funzionale con associazioni mafiose; 4) censura del criterio di valutazione delle circostanze attenuanti generiche (si sosteneva che dovessero prevalere) e mancata considerazione completa dei criteri di cui all'art. 133 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché composto da motivi aspecifici, generici e, in parte, manifestamente infondati. Ha ritenuto non consentibile la denunzia cumulativa e promiscua dei vizi di motivazione e ha escluso la possibilità di trasformare doglianze di merito (valutazione della prova) in violazioni di legge. Nel merito motivazionale la Corte ha confermato che la Corte d'appello ha fornito una ricostruzione analitica e coerente della condotta del ricorrente, valorizzando documentazione e precedenti nonché elementi di intimidazione ambientale, la simultanea presenza dei due fratelli come indice di concertazione e la contiguità al contesto mafioso ai fini dell'aggravante. Pertanto il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di euro 3.000 (testo sentenza troncato circa il beneficiario), oltre alle conseguenti statuizioni di inammissibilità.

Norme richiamate

  • Codice penale - art. 629

    Norma sull'estorsione: la Corte d'appello e la Cassazione hanno valutato la condotta come estorsione ambientale, ritenendo che la richiesta priva di minaccia esplicita potesse comunque manifestare una carica intimidatoria in un contesto controllato da consorterie mafiose.

  • Codice penale - art. 628

    Riferimento alle modalità dell'estorsione; la Corte ha collegato la condotta concreta (imposizione di presenza e uso di personale) all'ingiusto profitto e alla coartazione delle vittime.

  • Legge 13 settembre 1991, n. 203 - art. 7

    Aggravante per reati commessi con l'uso del metodo mafioso o con contiguità ad associazioni mafiose: la Corte ha ritenuto provata la contiguità funzionale al fine di creare assoggettamento nella vittima, valorizzando fama criminale, legami familiari e contesto territoriale.

  • Codice penale - art. 416-bis

    Ricorrenza di precedenti e condanne per reati di tipo mafioso e associazione di tipo mafioso sono state utilizzate per connotare l'intraneità o la vicinanza del ricorrente alla consorteria, utile a valutare l'intimidazione ambientale.

  • Codice di procedura penale - art. 192

    Regola sulla valutazione della prova: la Cassazione ha richiamato che i profili di valutazione delle risultanze probatorie non possono essere trasformati in motivo di violazione di legge in cassazione, salvo i vizi di motivazione consentiti dall'art. 606 c.p.p.

  • Codice di procedura penale - art. 606

    Limiti di impugnazione in cassazione: la Corte ha ribadito che la doglianza promiscua circa i vizi della motivazione (mancanza, contraddittorietà, manifesta illogicità) rende il motivo aspecifico e inammissibile se non indicati puntualmente.

  • Codice penale - artt. 132 e 133

    Principi generali per la determinazione della pena: la Corte ha ricordato la discrezionalità del giudice di merito nella graduazione della pena e la non sindacabilità in cassazione se la motivazione è immune da illogicità.

Massime di principio

  • In cassazione i motivi devono essere specifici: non è consentita una denunzia cumulativa e generica di violazioni di legge e vizi della motivazione; va indicato esattamente quale tipo di vizio e a quali parti della motivazione si riferisce.
  • La valutazione della prova rimane principalmente di competenza del giudice di merito; la Corte di cassazione interviene solo per vizi formali di motivazione (mancanza, contraddittorietà, manifesta illogicità) debitamente specificati.
  • L'estorsione c.d. ambientale può essere riconosciuta anche in assenza di minaccia esplicita quando il contesto territoriale e la fama criminale del reo determinano nella vittima un timore percepito e idoneo a costringerla.
  • Per l'aggravante della 'più persone riunite' è necessario dimostrare la contemporanea presenza e l'azione simultanea di più soggetti nel luogo e momento della violenza o minaccia; la motivazione deve spiegare come tale compresenza rafforzi l'intimidazione.
  • L'aggravante ex art. 7 L. n. 203/1991 richiede una connessione funzionale o strumentale con modalità mafiose o con l'assoggettamento della vittima: non basta un generico riferimento a contiguità, serve valutazione contestuale e probatoria.
  • La concessione delle circostanze attenuanti e la loro graduazione (prevalenza o equivalenza rispetto ad aggravanti) rientra nella discrezionalità del giudice di merito e può essere sindacata in cassazione solo se la motivazione è illogica o assente.

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