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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 24456/2024 del 11/09/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione di avviso di accertamento Iva, Ires e Irap per l'anno 2010 relativo a costi e Iva riferiti a fatture ritenute fittizie (operazioni in regime di inversione contabile). L'Ufficio contestava costi fittizi per € 11.934.839 e detrazione indebita di IVA in relazione a una presunta frode carosello realizzata con due societa' cartiere; la società deduceva invece l'effettività delle operazioni (anche se con soggetti diversi) e la deducibilità dei costi oltre alla non dovuta IVA per il reverse charge.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'intervento dell'ex socio/amministratore fallito. Ha rigettato la maggior parte dei mezzi di ricorso della Ecosteel (confermando che le fatture erano oggettivamente e soggettivamente inesistenti e che la contribuente non ha fornito prova sufficiente dell'effettività dei costi), ma ha accolto il quinto motivo relativo all'applicazione dello ius superveniens sulle sanzioni (necessità di rimodulazione alla luce della disciplina entrata in vigore il 1° gennaio 2016). Inoltre ha accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia sulle implicazioni del reverse charge: in presenza di operazioni inesistenti (con prova dell'elemento psicologico) non è ammessa la neutralizzazione Iva (il destinatario non può sia versare l'Iva per cartolarità sia detrarla). In definitiva la sentenza impugnata è cassata solo in parte e rinviata alla CTR della Lombardia in diversa composizione per la rinnovata valutazione e per la rideterminazione delle sanzioni.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 633 del 1972, art. 74, 7° comma

    Il regime di reverse charge attribuisce al committente/destinatario l'onere di effettuare l'operazione contabile (liquidazione e detrazione). Tuttavia, se l'operazione è oggettivamente o soggettivamente inesistente e sussiste la componente psicologica della frode, il diritto alla detrazione è escluso per carenza dei presupposti sostanziali, mentre il versamento dell'IVA può essere dovuto per ragioni di cartolarità

  • art. 109 TUIR

    Per la deducibilità dei costi il contribuente deve provare effettività, inerenza, certezza e determinabilità; le fatture inesistenti non possono costituire di per sé prova dei costi

  • art. 2697 c.c.

    Ripartizione dell'onere della prova: la Corte conferma che, una volta che l'Ufficio dimostri l'inesistenza oggettiva, il contribuente deve fornire la prova contraria (anche dimostrando che le operazioni si sono comunque svolte con terzi e che i costi corrispondono a quelli sostenuti)

  • art. 8, comma 1, d.l. n. 16 del 2012

    Limita la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti ma solo se il contribuente dimostra i requisiti richiesti (effettività, inerenza, certezza, determinabilità)

  • d.lgs. n. 471 del 1997, art. 1, comma 2 (modificato dall'art. 15 d.lgs. n. 158 del 2015)

    La disciplina sanzionatoria novellata più favorevole (ius superveniens) è applicabile d'ufficio anche in sede di merito e di legittimità se la norma è sopravvenuta prima della pubblicazione della sentenza; la CTR avrebbe dovuto tenerne conto e la questione va riesaminata

  • d.lgs. n. 472 del 1997, art. 3

    Riferito alla materia sanzionatoria in combinato con lo ius superveniens; la Corte richiede l'applicazione della disciplina più favorevole intervenuta

  • art. 111 Cost. e norme procedurali (art. 132 c.p.c., d.lgs. n. 546 del 1992)

    Citate in motivi di nullità per carenza di motivazione e rispetto dei principi processuali; la Corte ha esaminato e respinto le censure di nullità motivazionale avanzate dalla ricorrente

Massime di principio

  • Distinguere sempre tra inesistenza soggettiva e inesistenza oggettiva: la prima riguarda la divergenza di soggetti coinvolti (operazione avvenuta ma con terzi), la seconda l'assenza o la falsità dell'operazione nella realtà fenomenica
  • Se l'Ufficio prova l'inesistenza oggettiva mediante elementi indiziari, incombe sul contribuente l'onere di provare che l'operazione era invece effettiva (anche se con terzi) e di dimostrare la corrispondenza dei costi indicati nelle fatture a costi realmente sostenuti
  • Le fatture oggettivamente inesistenti non possono essere utilizzate come prova dei costi: la fattura falsa è oggetto da provare, non fonte di prova
  • La mera esistenza di successive rivendite non è di per sé sufficiente a dimostrare acquisti 'in nero' né a correlare temporalmente e quantitativamente tali rivendite con le fatture false; servono elementi che colleghino tipologia, quantità e tempistica
  • Nel regime di reverse charge, quando sia provata la sussistenza della frode (elemento psicologico), non è ammessa la neutralizzazione Iva: il destinatario non può contemporaneamente essere tenuto al versamento per cartolarità e godere della detrazione
  • Lo ius superveniens favorevole in materia sanzionatoria è applicabile d'ufficio in ogni grado se la nuova disciplina è intervenuta prima della pubblicazione della sentenza impugnata; il giudice deve rimodulare le sanzioni conformemente
  • In cassazione l'intervento di soggetti non parte nei giudizi di merito (es. ex socio o amministratore dopo il fallimento) è in linea di massima inammissibile salvo le eccezioni riconosciute dalle Sezioni Unite; l'inerzia della procedura fallimentare può giustificare rimedi specifici ma non automaticamente l'ammissione dell'intervento in Cassazione

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